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Fedez, il golden boy del rap italiano «Ma non chiamatemi teen idol»

Intervista a Fedez, rapper campione di visualizzazioni su YouTube, in occasione dell’uscita del suo ultimo album Sig. Brainwash – L’arte di accontentare e dell’imminente tour.

fedez sig brainwash

La scena hip hop italiana è ricca di fenomeni di successo, che possono contare su fanbase più che consistenti e conseguenti vendite record sul mercato discografico. Tra queste, il caso più eclatante è certamente quello di Fedez. Classe 1989, campione assoluto di visualizzazioni su YouTube (nel momento in cui scrivo l’ultimo singolo ha quasi raggiunto quota 9 milioni), debutta nel 2011 su Tanta Roba Label (etichetta di Guè Pequeno dei Club Dogo) con Il mio primo disco da venduto – già dal titolo una dichiarazione di intenti – che viene distribuito in download gratuito. All’inizio di quest’anno esce Sig. Brainwash – L’arte di accontentare per Sony, e diventa disco d’oro e di platino a velocità record. Criticato da più lati per la sua natura commerciale, Fedez ha sempre risposto con ironia tagliente, lasciando intuire come dietro ci sia molto di più. Abbiamo cercato di scoprire cosa.

Sig. Brainwash – L’arte di accontentare segna il passaggio da Tanta Roba Label ad una major, quali sono i motivi di questa scelta? Preferirei non commentare. Ti dico solo che un artista lungo il proprio percorso può incontrare delle persone poco oneste e allora bisogna prendere delle decisioni per eliminarle.

Sbaglio o c’è del risentimento? Assolutamente si. Ma adesso sono contento. Io ho un modo di lavorare per cui mi trovo bene quando le persone fanno quello che dico io. Il lavoro è il mio e mi piace essere partecipe delle decisioni, le scelte di marketing, il lato artistico, e avere in mano tutta la situazione. Non voglio che gli altri mi gestiscano, preferisco avere persone al mio fianco piuttosto che sopra o sotto. Dei collaboratori, insomma. Adesso sono soddisfatto del mio team.

Dal disco vengono fuori tre anime, una più divertente e “leggera”, una un po’ più introspettiva e infine quella più critica e pungente. Come fanno a convivere? Tutte quante fanno parte di me, quando scrivo i pezzi non lo decido prima, sono un’istantanea del momento. Ogni pezzo ha vita propria ed è poi normale che all’interno del disco vadano a convivere.

Ci sono anche molte collaborazioni importanti, sia in ambito hip hop (J-Ax, Dargen D’Amico, Danti) sia no (Elio, Francesca Michielin, Punkreas). C’è qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare? Guarda, proprio in questi giorni ho in ballo una grossa collaborazione con un rapper. Però non ti voglio dire chi perché ancora non so se effettivamente andrà in porto. Incrocio le dita. Dei featuring del disco sono molto felice, i Punkreas per esempio, sono andato a cercarli io, glie l’ho chiesto proprio da fan. Vedi, io ho iniziato ascoltando il punk più mainstream, Blink 182, Sum 41, New Found Glory. Poi sono passato a quello italiano. È da lì che ho preso la vena più sociale e l’attenzione a determinati temi. È un lato che si sentiva di più nei miei primi lavori, ora l’ho messo un po’ da parte.

L’album ha avuto veramente un ottimo riscontro, te lo aspettavi? Speravamo ovviamente che le cose andassero per il verso giusto, ma non immaginavamo un tale successo. È stato inaspettato. Certamente ne siamo felici ma non ci montiamo la testa, ora ci concentriamo sul tour, stiamo facendo le prove e c’è ancora parecchio da lavorare.

Il tour. Sono già andate sold out le date di Milano e Torino. Come sarà? Ci sarà una bella scenografia, e alcuni oggetti di scena. Per certi versi si può dire che sarà un po’ teatrale, con qualche scenetta divertente tra un pezzo e l’altro. Una cosa simpatica. E poi ci saranno i pezzi con la cassa dritta per far scatenare per bene il pubblico.

Quando hai incontrato Claudio Cecchetto (produttore storico e scopritore di Jovanotti) ti ha detto che ti vede tra dieci anni a riempire gli stadi. Tu come ti vedi tra dieci anni? Ogni volta che citano quella conversazione mi tocco le palle, per scaramanzia! Io tra dieci anni mi vedo come un fallito. Se poi non sarà così, allora la soddisfazione sarà ancora più grande. Claudio è stato molto gentile, mi ha dato un sacco di consigli utili.

Vai fortissimo su YouTube,  grazie anche al pubblico molto giovane. Come ti rapporti con loro? È vero, ho un pubblico di teenager, loro cresceranno e io, di conseguenza, crescerò con loro a livello artistico. Però non mi piace che mi etichettino come teen idol, perché i ragazzi sono molto svegli e capiscono. Gli arrivano tutti i pezzi, non solo le hit ma anche quelli più sociali o introspettivi. Io sono contento del mio pubblico e non me ne vergogno come fa invece la stragrande maggioranza della scena rap italiana. Fanno tutti finta di avere un pubblico di quarantenni, quando invece nell’hip hop la fascia di età è sempre la stessa, che si parli di eroina o di caramelle.

Proprio per questi motivi anagrafici usi molto i social network. Quali sono i pro e i contro? I social sono un’arma a doppio taglio, da una parte hai una finestra sul mondo dalla quale farti conoscere e far conoscere la tua musica, dall’altra c’è una libertà estrema. Ognuno può dire tutto quello che gli passa per la testa e tu devi imparare a conviverci. Il primo anno che hai successo ci rimani un po’ male, ti dicono di tutto, ti danno del figlio di puttana, dello stronzo, poi ci fai un po’ il callo e te ne sbatti. Il bigottismo e la mentalità chiusa di questo ambiente ce li porteremo dietro fino alla tomba. Un po’ già lo sapevo, ecco perché ho chiamato l’album d’esordio Il mio primo disco da venduto.

A proposito di giovani, cosa ne pensi di quelli che si trovano per la prima volta in parlamento? Mi fa piacere che ci siano dei ragazzi in parlamento, ma è ancora presto per commentare il loro operato. Io però non credo che gli lasceranno fare molto, hanno troppa poca libertà.

Fedez Sig Brainwash

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