Interviste

Per i Foals il live è tutto: «L’energia ci arriva dal pubblico e noi gliela ridiamo indietro»

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di Redazione
Foto di Foto di Francesco Prandoni - Testo di Gianluca Leo

Quando sono entrato nella hall dell’hotel di Milano dove i Foals hanno parlato con i giornalisti poco prima del loro unico concerto italiano, mi sono accorto subito che l’atmosfera era decisamente più patinata di quella che ci si aspetterebbe da una band del genere. Voglio dire, stiamo parlando dei Foals, quelli che ai concerti fanno crowd surfing sulla folla e che fanno andare palco e pubblico in visibilio ad ogni loro esibizione – tanto da ricevere più di una nomination nella categoria Best Live Act di diversi premi musicali. Ma non c’è solo questo, sono anche bravi. Tanto da aver suonato sui palchi dei più importanti festival – Glastonbury, Coachella e Roskilde in passato, il Reading&Leeds la prossima estate – e da aver ricevuto plausi dalla maggior parte della critica per la loro ultima fatica What Went Down. Per tornare al mio incontro con loro, l’anomalia del primo impatto è tornata sul giusto binario quando dalle scale è spuntata la sagoma del chitarrista Jimmy Smith, che in T-shirt e pantaloni scuri ha cominciato a sorridere e a chiamare tutti “mate” (amico, ndr), creando quel clima conviviale con cui stridevano le lussuose poltrone.

Il dialogo si è trasformato subito in una chiacchierata come tante, una di quelle che ti fa dimenticare di avere di fronte un musicista con dieci anni di esperienza sulle spalle. Ma io l’ho sempre avuto presente, e proprio per questo ho deciso di volerne saperne di più, di What Went Down. Che, a detta di Smith, è la naturale evoluzione del precedente Holy Fire del 2013, soprattutto per quanto riguarda le sonorità. Sono il suono e il metodo di lavoro ciò che lega i due album, due aspetti in cui ha avuto un ruolo fondamentale, per il risultato e per la band, James Ford «uno dei migliori produttori con cui abbia mai collaborato» ha detto senza esitazione Smith – che può vantarsi di aver lavorato anche con gente del calibro dei pluripremiati Sitek e Moulder. «Non che io abbia qualcosa contro gli altri, anzi, sono stati tutti molto validi», si è affrettato a specificare da buon inglese politically correct subito dopo «ma Ford è insieme un ottimo musicista, una splendida persona e un esperto producer». Un’altra scelta vincente è stata quella di registrare in Francia ai La Fabrique Studios: «Fosse anche solo perché nelle pause fra una registrazione e un’altra, fumare una sigaretta in uno spazio verde è meglio che farlo in un parcheggio». Forse è per questo che il risultato ha qualcosa di animalesco, che, inevitabilmente, emerge ancor più vividamente nella dimensione live, momento che da sempre sta a cuore ai Foals.

«Ci stavo pensando durante lo show di Zurigo (del 27 gennaio, ndr): succede tutto come in un generatore, in cui si accumula un sacco di energia che ad un certo punto deve essere liberata. A noi quell’energia arriva dal pubblico, e gliela ridiamo indietro. È una cosa talmente eccitante che non ne puoi fare a meno» confessa, prima di dire che non trova davvero nulla di negativo nell’essere in tour. È un modo diverso di vivere la vita, durante il quale tutto dipende dal tuo dover suonare in un determinato posto e ad una determinata ora. Il resto viene tutto di conseguenza. L’unica difficoltà è rappresentata dal fatto che per passare da una vita all’altra serve qualche giorno di assestamento, è l’unica cosa che lo turba ed è forse per questo che dice di fare fatica ad individuare momenti davvero brutti nella sua carriera. «Forse solo quando mi sono rotto il piede a Tokyo, ma è stato doloroso più che altro. E poi cose del genere vengono compensate da attimi veramente belli come Glastonbury nel 2013. Credo sia il mio show preferito». Ancora una volta, torna a far capolino nella nostra a conversazione la dimensione live, momento imprescindibile per i Foals per crescere ed evolversi. Con questi presupposti, il fatto che critica e fan abbiano accolto bene What Went Down è la naturale chiusura del cerchio.

Clicca qui per guardare le foto del concerto di Milano.

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