Interviste

George Ezra: «C’è anche un po’ di Italia in Wanted On Voyage»

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George Ezra ci parla del suo album Wanted On Voyage e di come l’Italia, dove tornerà in tour a novembre, l’abbia ispirato.

Ascolti la voce profonda che in breve tempo ha scalato le classifiche italiane ed estere e non ti aspetti un classe 1993. George Ezra si mostra così, come il ragazzo della porta accanto. Budapest ha fatto sì che l’attenzione della critica musicale si orientasse sul volto del ventunenne cantautore londinese. Wanted On Voyage l’ha portato di diritto nella nuova generazione di artisti britannici, togliendogli l’etichetta di ragazzo prodigio. Ed è probabile che il 2014 possa essere l’anno dell’esplosione definitiva per George Ezra. Lui ci ride su come chi è cosciente che ha qualcosa da dire e che la musica è l’unico strumento attraverso il quale possa farlo. Più che rilasciarti un’intervista, George Ezra ti catapulta a un tavolino di un pub, davanti a una pinta di birra a chiacchierare come si è soliti fare con gli amici.

L’ultima volta che ci siamo incontrati ti chiesi  se sapevi quale fosse la ragione del tuo successo. Ora l’hai scoperto?
Continuo a non saperlo, sai. Penso di essere solo veramente fortunato per il fatto che la gente ami la mia musica.

Come mai hai deciso di abbandonare il tuo cognome Barnett, per uscire mediaticamente come George Ezra?
Ezra è il mio secondo nome. Penso che Ezra sia da una parte più sexy e dall’altra rimandi a qualcosa di biblico, è un nome cristiano. George Ezra Barnett era anche troppo lungo.

Cosa c’è dietro al tuo primo album Wanted on Voyage?
Ho lavorato alle canzoni per molto tempo. Mi sono trasferito a Londra e ho vissuto lì per tre mesi durante il periodo di registrazione. Abbiamo cercato di capire quali brani inserire in questo disco. È stato un duro lavoro. Ti è piaciuto?

L’ho ascoltato e recensito, mi è piaciuto molto e la cosa che mi ha colpito è che sei molto giovane eppure la tua voce è veramente adulta. A volte sembra toccare le stesse espressioni vocali di Bob Dylan.
Fantastico, davvero. È un complimento enorme per me. Un onore. Le persone mi hanno paragonato a parecchie voci, ma tirando le somme sono tutti artisti che stimo.

Il tuo disco sembra essere scritto “on the on road”. Se penso al brano Barcelona soprattutto.
È una proiezione di ciò che ho visto durante  i miei viaggi, delle esperienze che ho vissuto. Ho visitato parecchie città, Amsterdam, Copenaghen, Berlino, Vienna, Milano, Barcellona. Tutte queste città in qualche modo sono connesse a Wanted on Voyage.

Pensi che aver visitato tutte queste città ti abbia in qualche modo aiutato o tu sia cresciuto “spiritualmente”?
Mi hanno ispirato. Non le avevo mai viste prima. Ci sono andato da solo e qualsiasi cosa io vedessi, sentissi, provassi era qualcosa di nuovo per me. Mi ha aiutato ad aprire i miei occhi. Le ho amate da subito, ogni città vista mi ha fatto sentire a casa.

In Blame it on me c’è una frase che da subito ha colpito la mia attenzione What are you waiting for. Lo chiedo a te, cosa stai aspettando?
Sto aspettando qualsiasi cosa… Sono molto occupato al momento e non ho modo di godermi le cose spesso.

Cosa ricordi di questi viaggi che stai facendo?
Ricordo un viaggio in treno. Ho fatto un lunghissimo viaggio in treno e mi sono divertito. Ho scritto, letto, guardavo fuori dal finestrino. Il mio tempo libero in treno è stato bellissimo.

Non so se il tuo italiano è migliorato, ma lo controlleremo a Novembre quando sarai in Italia per i tuoi live (in luglio ha aperto i concerti dei Bastille, ndr).
Grazie. Buongiorno. Ciao. Pizza. Ma migliorerò per essere pronto la prossima volta.

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