Interviste

La rivoluzione di Gianna Nannini: «Il rock deve stare nei teatri»

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di Jacopo Casati
Foto di Cristina Checchetto

Gianna Nannini ha presentato il nuovo album durante l’edizione 2015 di Medimex. S’intitola Hitstory e prosegue il percorso intrapreso con Hitalia, altra raccolta pubblicata a dicembre dello scorso anno. Il lavoro comprende 26 successi della sua carriera ma ci sono anche quattro inediti. Parlando dei brani, Gianna ha spiegato che il singolo di lancio Vita Nuova «racconta di come tutti noi dovremmo fare come Dante, stilnovizzarci e ritornare per quanto possibile alla purezza dei bambini, quella purezza che vedo in mia figlia e nei suoi amici». Ci sono anche due cover, Amandoti di Giovanni Lindo Ferretti e Ciao amore ciao di Luigi Tenco: «Mi ero accorta che da Italia avevo clamorosamente lasciato fuori Tenco, non potevo non includerlo questa volta».

«Pubblicare raccolte non significa esattamente non avere nuovo materiale da proporre. Sto scrivendo il nuovo album che spero di pubblicare entro il 2016. Non ho fretta però, credo che ogni disco debba essere organico e raccontare una storia, questi pezzi che ho inserito in Hitstory sono un’anticipazione sulla direzione che avrà il mio prossimo lavoro». Una risposta molto chiara a chi nutrisse dei dubbi sul momento artistico della Nannini: non ha alcun calo di creatività e non ha intenzione di rallentare.

Con una come Gianna, il discorso non può che scivolare sul live. «Voglio portare il rock orchestrale nei teatri d’opera, il luogo giusto per questa musica, altroché i palasport. Servono i teatri». In questo, fondamentale la collaborazione con David Zard. Lo storico manager lavorerà per Gianna nell’organizzazione del tour che partirà già a marzo. «È una produzione decisamente costosa – racconta Zard – non potremo andare in tutte le città da subito, in estate ci sposteremo negli spazi all’aperto. Lì speriamo di coinvolgere la Bohémian Symphony orchestra di Praga. Gireremo con la band al completo con due chitarristi e sezione ritmica, oltre a loro avremo otto archi e tre coriste. L’energia che Gianna sprigionerà sul palco con questa formazione sarà qualcosa di incredibile». È la Nannini stessa a sottolineare ulteriormente l’importanza di questo matrimonio artistico: «La mia dimensione poetica ideale è cantare la melodia dell’opera. David è riuscito a capirlo e mi ha aiutato ad aggiungere un nuovo pezzo al puzzle della mia carriera».

Arriva, inevitabile, anche il momento di parlare di Internet e del suo impatto sulla musica. «La tecnologia ha favorito indubbiamente la comunicazione musicale. Con il web raggiungi chiunque, lavori in tempo reale anche con chi sta lontano e questo è indubbiamente un vantaggio. Tuttavia credo sia indispensabile unire il lato artificiale di tutto questo con quello naturale. L’elemento di unione, e che deve fare la differenza anche in questi tempi frenetici, è il cuore che l’essere umano mette in tutto ciò che fa. Oramai siamo nell’epoca dei fast food, io credo invece che serva mangiare bene e senza fretta».

Gianna sogna una rivoluzione: «Il mio obiettivo nel fare musica è riuscire a fare la rivoluzione mediterranea. Zard è l’unico che può trasformare in uno spettacolo la rivoluzione. Noi artisti e gli operatori della comunicazione dobbiamo smetterla di lamentarci e dobbiamo organizzarci per far succedere qualcosa. Il mondo della musica è in difficoltà, non ci sono più nemmeno i luoghi in cui i giovani possono trovarsi a suonare. Il governo deve investire sulla cultura».

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