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Gianna Nannini presenta Inno: «Spero di contribuire alla rinascita dell'Italia»

Gianna Nannini spalanca il 2013 con un Inno: è questo il titolo del suo nuovo album, in uscita il 15 gennaio per Sony Music. La rocker toscana ha presentato alla stampa il diciottesimo lavoro in studio della sua carriera.

Gianna Nannini Inno nuovo album

Milano, 8 gennaio 2012. È ruvida, ma toscanamente simpatica. Vestiti semplici, figura asciutta, aria scarmigliata. La solita Gianna Nannini, insomma. Si ripromette di contare fino a tre prima di rispondere, come le consigliava di fare Mara Maionchi, agli inizi della sua carriera: «Sono troppo impulsiva», ammette. Sono passati due anni dal successo di Io e te, l’album che la ritraeva, non più giovanissima, in stato molto interessante. Lei, nonostante l’arrivo della piccola Penelope, ha continuato la sua produzione a ritmo serrato, fino a questo Inno all’Italia, ma soprattutto alla vita. Dodici brani, registrati a Londra e magistralmente arrangiati da un’architettura sonora che avvolge la voce della cantante, in un disegno di archi e chitarra che entra nelle vene. E un parterre di argomenti trasversale e toccante che incrocia vita, morte, amore, critica sociale. E una immancabile, ma originale, ninna nanna.

Il disco è ispirato e dedicato alla scrittrice e poetessa Elsa Morante: «Leggo molto poco, ma lei è speciale», spiega la Nannini. «È sempre stata capace di illuminare le mie emozioni: alla fine degli anni 70 scappai di casa. Arrivai a Milano e vidi in un chiosco, vicino alla Bocconi, un suo libro: Il mondo salvato dai ragazzini. Fin da subito ho trovato musicalità nelle sue parole, mi ha aperto un mondo sonoro».

Un inno dunque che, a tratti, suona come un monito, un invito alla riflessione in questo momento così precario per il nostro Paese, ma non soltanto: «La crisi è mondiale. Noi abbiamo perso la palla dopo la seconda Repubblica. Viviamo in un Paese diviso, intriso di razzismo e omofobia. Credo a questo “inno”, spero possa contribuire alla rinascita».

Eccezionali le collaborazioni che si sono mischiate per dare vita a questo ultimo lavoro: oltre allo storico produttore Will Malone e alla Nannini stessa che interviene ai synth, ospiti speciali come Christian Eigner e Peter Gordeno dei Depeche Mode, il bassista Francis Hylton, musicista degli Incognito, e la preziosa mano di Davide Tagliapietra alle chitarre.

Per i testi, oltre ai fedelissimi Gino Pacifico e Isabella Santacroce, la novità è Tiziano Ferro. «Non lo conosco bene. Abbiamo lo stesso chitarrista (Tagliapietra, ndr) e siamo usciti una sera a cena: ha voluto scrivere per me e ho accettato perché lui come autore è favoloso. Sono stata a un suo concerto, mi sono commossa, è stato davvero emozionante. Mi trovo bene nelle sue parole, per cui mi piacerebbe fare altro con lui».

E poi un apprezzamento per l’amico Pacifico, collaboratore di sempre: «Il prossimo pezzo si fa telepatico, ci siamo detti. Per i testi, è lui il mio riferimento, perché è un costruttore del testo. Insieme facciamo meglio. Con Isabella (Santacroce, ndr) ho un rapporto più telefonico, ma anche lei è importante».

L’uscita di Inno darà il via a un tour che partirà il 12 aprile da Roma e toccherà tutte le città italiane più importanti, per poi emigrare in Europa. E lei è pronta a promettere: «Saranno concerti molto più rock: una cosa irresistibile». A proposito di concerti e grandi performance, fra i numerosi vip accorsi a vedere Lady Gaga al forum di Assago, a ottobre, c’era anche lei. Ma non si è lasciata impressionare: «È brava e molto professionale. A livello scenografico gli stranieri sono pazzeschi, è innegabile. Ma mi ricorda me stessa all’inizio della carriera. Insomma, gli americani ci copiano».

Ha una gran voglia di positività. «Per arrivarci, bisogna passare attraverso il dolore. Ci siamo passati: speriamo di stare un po’ meglio». E una ferma volontà – sempre più rara da trovare – di aiutare i giovani. Non a caso Marco Mengoni, vincitore della terza edizione di X Factor, si presenterà sul palco di Sanremo, fra poco più di un mese, con un brano scritto da lei: «Mi piace e volevo una canzone in cui potesse esprimersi. È il mio modo di aiutare i nuovi talenti, non spingendoli a copiare, come fanno i talent show. Che mi vanno anche bene, ma dovrebbero essere più creativi». E a proposito del Festival, ammette: «Andrei volentieri come ospite, ma Fazio di inviti non ne fa».

Ha attraversato generazioni e, giunta al suo diciottesimo disco, possiamo parlare della sua come di una carriera di lungo corso. Ma lei è ancora un leone: «Smetterò quando non avrò più respirazione. Forse sono vintage, ma finché ho voce viva, io vado avanti».

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