Interviste

Giorgia l'intervista di Onstage

Giorgia sta per cominciare uno dei tour più attesi dell’anno, in cui ci sarà modo di ripercorrere e celebrare una carriera ricca di successi, ma pure di verificare dal vivo la bella svolta pop dance che ha caratterizzato il suo ultimo album, Dietro le apparenze.

Giorgia sta per cominciare uno dei tour più attesi dell’anno, in cui ci sarà modo di ripercorrere e celebrare una carriera ricca di successi, ma pure di verificare dal vivo la bella svolta pop dance che ha caratterizzato il suo ultimo album, Dietro le apparenze.

Il vecchio adagio che vuole i 40 anni come punto di ripartenza per una seconda fase della propria vita è fin troppo scontato, usato per titoli di pessimi libri, di film, svilito fino diventare un luogo comune. Lo useremo anche noi, perdonateci, perché la svolta di Giorgia, cantante romana amatissima e con una lunga serie di dischi e hit alle spalle, è una vera e propria rinascita, artistica e personale, almeno stando a sentire le sue parole. Ci ha raccontato l’ultimo periodo della sua vita con grande entusiasmo e onestà, a cominciare dalla nascita di suo figlio e dei cambiamenti a essa legati, e l’intervista si trasforma in una piacevole chiacchierata tra anticipazioni del tour, riflessioni personali e ricordi più o meno sfocati. Volete sapere se Giorgia è stata l’unica cantante italiana a duettare con il baronetto Elton John? Leggete l’intervista qui sotto e lo scoprirete…

Immagino te l’abbiamo chiesto in molti, ma visto che mi hai appena parlato di tuo figlio, mi chiedevo quanto sia cambiata dal punto di vista organizzativo la tua vita di cantante e, ormai, mamma.

È durissima, mi tocca ammetterlo. In questi giorni, per esempio, stiamo facendo le prove e, a un certo punto, il mio direttore musicale ha pietà di me e mi lascia andare a casa perché ho necessità di preparare la cena, mangiare assieme a Samuel e al mio compagno, fare le cose che ogni mamma deve, insomma. Ci va un’organizzazione svizzera, mentre io non sono esattamente così, devo proprio sforzarmi per farlo. Per fortuna, ho chi mi aiuta, una babysitter, ma il grosso comunque dobbiamo farlo noi. Tra l’altro, io vengo da una vita con orari completamente differenti da quelli di una famiglia con un bambino, e quindi la cosa mi crea un po’ di ansia. Sto imparando, ma poi vedo alcune mie amiche che magari hanno due o tre figli, lavorano in un ufficio, si occupano della gestione famigliare e quindi capisco che ce la si può fare senza troppe preoccupazioni. Diciamo che mi tranquillizza, anche se ti confermo che non è facile.

Come farai per il tour? Porterai Samuel con te?

Assolutamente, almeno per questi primi concerti, le anteprime. Con me ci sarà anche il mio compagno, per cui sono tranquilla a riguardo, ma in ogni caso vorrei portarlo in modo da non perdermi neppure un attimo della sua crescita. Non mi fa impazzire l’idea dei viaggi lunghi o degli spostamenti, ma cercheremo di capire strada facendo. Poi bisognerà anche sperare che gli piaccia, che sia un bambino da tour come si suol dire, perché nonostante abbia due anni ha già una bella personalità definita e se una cosa non gli va, non c’è verso di fargliela fare. Io ho vissuto una situazione simile, mio padre faceva il musicista e mi portava spesso con lui, anche in posti tipo i nightclub pieni di fumo, che magari non sono il massimo per un bambino piccolo (ride). Tutto sommato, non mi ha fatto male…

Veniamo alla musica. Come stanno andando le prove? Siete pronti?

Siamo alla fase finale, i pezzi sono stati scelti in maniera definitiva, provati, arrangiati, mancano giusto gli ultimi dettagli. Ci sono degli elementi nuovi all’interno della band e questo comporta un po’ di lavoro in più: da un lato i musicisti devono imparare i pezzi, dall’altro però ne danno una coloritura personale che per fortuna li modifica leggermente. Quando suoni e canti le stesse canzoni per anni, ogni tanto servono dei cambiamenti, per ritrovare la spinta giusta e per respirare aria fresca. Ad alcune canzoni del passato, che in precedenza avevo persino stravolto, ho restituito la forma originaria, mi sono un po’ riappacificata con il vecchio repertorio. Di diverso c’è sicuramente un suono che prima non avevo e poi la solita tensione per i pezzi nuovi che non abbiamo mai suonato dal vivo, ovviamente, senza tralasciare, come dicevo prima, le mie canzoni più famose, perché comunque la gente le vuole sentire, non c’è modo di evitarle. Anche giustamente, a pensarci bene.

Sei una di quelle cantanti che ama stravolgere il proprio repertorio?

Un pochino, sì, ma capisco che ci sia chi invece vorrebbe sentire i pezzi nella versione del disco. Per un artista, cambiare è un modo per evitare di ripetersi all’infinito, in fondo è un divertimento abbastanza innocuo e comprendo un musicista come Bob Dylan che dopo anni e anni si permette di modificare il passato a proprio piacimento. Sono certa che chi verrà ad ascoltarmi resterà soddisfatto, stavolta sarò molto fedele all’originale, ci saranno anche un paio di cover, avrò due coriste/cantanti eccezionali con cui sono in perfetta sintonia. C’è tensione dunque, ma quella si scioglie una volta che comincia lo show.

Ti è mai capitato di scendere dal palco con la sensazione di aver fatto un brutto concerto?

Mi succede spesso di non essere troppo soddisfatta di me stessa, ma credo sia normale per una cantante, io poi sono molto pignola e a volte esagero con la ricerca della perfezione. Pensare di aver fatto un brutto concerto però mai, sarà che sono pure fortunata ad aver sempre suonato con dei musicisti eccellenti, dei professionisti, quindi è quasi impossibile che si verifichi un’evenienza del genere. In passato le emozioni mi condizionavano di più, ora sono molto in pace e quando canto mi lascio andare completamente, riesco a godermi il concerto nella sua totalità.

Prima parlavi di un suono nuovo e inedito, un particolare piuttosto evidente anche nel tuo ultimo album, Dietro le apparenze, molto più dance e pop che in precedenza.

È vero, hai ragione, e anche il concerto sarà così. Avevo bisogno di un suono nuovo, ma soprattutto avevo bisogno di un suono, e per fortuna Michele Canova, il produttore, mi ha dato una grossa mano nel rivestire i pezzi di colori inediti e molto moderni, quello che ci voleva insomma. Ci sono delle ballad e dei brani più veloci, ma Michele ha dato un’impronta al tutto, rendendo il disco molto ben definito, era proprio ciò che stavo cercando.

Hai scritto anche una buona parte del disco, con l’aiuto del tuo compagno.

Alcuni brani, è vero, ma questa volta, dopo la nascita di mio figlio, ho avuto un vero e proprio blocco creativo, è stato orrendo. Mi sedevo davanti al computer in cerca di suoni o parole ma non usciva nulla, è stata una sensazione tremenda. Poi, per fortuna, magicamente mi è ritornata l’ispirazione, anche grazie alla collaborazione con altri autori, ho avuto in regalo una canzone da Eros Ramazzotti, una da Lorenzo Jovanotti e una terza da Marina Rei. Più di così che potrei volere?

Lo chiedo spesso ai musicisti e mi sembra un quesito perfetto anche per te, visto quello che mi hai appena raccontato. Credi ci sia un numero finito di canzoni dentro di te?

Questa è una bella domanda. Sì, credo sia così ed è una cosa a cui penso molto spesso. Mi spiego meglio: immagino che sia possibile andare avanti a comporre per sempre, ma esiste certamente una fase magica della tua carriera in cui tutto ti riesce alla perfezione. Esiste un disco perfetto e quando l’hai fatto… beh l’hai fatto, basta così. Poi ci sono i geni, penso a Stevie Wonder, che ne infilano a ripetizione, ma sono eccezioni in un panorama mondiale o anche solo italiano. L’album in cui ti esprimi al massimo delle potenzialità, dove c’è tutto di te, inciso e composto nel momento giusto. Ecco, ne esiste uno soltanto di dischi così.

Tu l’hai già inciso il tuo capolavoro personale?

Mi viene da dirti di sì, anche se spero davvero che non sia così (risate). La mia grande paura è di rendermene conto solo dopo di aver passato un limite, non voglio dover pubblicare dei dischi inutili o poco ispirati, mi auguro di avere la lucidità per capire quando sarà meglio smettere. O che qualcuno me lo dica, al limite!

Hai dichiarato che il tuo ultimo album rappresenta una nuova ripartenza. Ti immaginavi che fosse così bello ricominciare una seconda volta?

Assolutamente no, è stata una sorpresa bellissima, ancora lo è, mi stanno capitando cose inaspettate e molto appaganti. Il disco sta andando benissimo, non sapevo se la gente mi avrebbe accolta con il calore consueto e ho scoperto con piacere di aver anche conquistato altro pubblico. Ho un po’ la tendenza a pensare in negativo e poi di meravigliarmi quando le cose vanno bene, un atteggiamento anche un po’ vigliacco verso la vita, se vuoi. In fondo, è una sorta di autodifesa, un modo per proteggersi anche dall’esterno, ma bisogna imparare a gestire le emozioni e, con un tipo di lavoro come il mio, capire che a volte le critiche servono per maturare e andare avanti.

Leggi articoli, recensioni e interviste che ti riguardano o preferisci non farlo?

Non l’ho mai fatto molto, diciamo che ho sempre paura di vedermi fraintesa e quindi faccio fatica, però li leggo eccome. Quando ero più giovane soffrivo maggiormente, ma era un riflesso della mia vita incasinata.

I vantaggi dell’invecchiare…

Hai proprio ragione, è davvero così! Si tende spesso a dare al passare del tempo e all’invecchiamento una connotazione negativa, mentre in realtà è il contrario. La maturità porta molte cose belle, non vorrei avere vent’anni adesso, è troppo complicato. E poi, scusa, è giusto anche godersi quello che hai guadagnato, no?

Cambiando discorso, nel tuo passato ci sono anche esperienze radiofoniche. Le rifaresti?

Subito, è stata una delle cose più belle e divertenti che io abbia fatto nella mia vita. Mi manca da morire, credo esista una mal di radio, come il mal d’Africa (risate). Ho fatto sia la fascia del mattino che quella serale e mi sentivo la protagonista del film Talk Radio, tanto per dire. Ho comunque intenzione di riprendere, non ora che sono impegnata coi concerti, ma spero ce ne sia l’occasione quanto prima, è comunque molto impegnativo e mi manca il tempo per fare tutto. La radio ti arricchisce tantissimo, è diversa da qualunque altro mezzo di comunicazione, così affascinante e creativa.

Il tempo per collaborare alla trasmissione di Fiorello, Il più grande spettacolo dopo il weekend, l’hai trovato volentieri immagino…

E come facevo a dire di no? Sono onorata che Fiore mi abbia chiamata, essere coinvolta nella sua trasmissione è stato importante ed emozionante. Partecipare alle prove generali, cantare in studio con l’orchestra, l’ansia della prima… Ho fatto le sigle del programma, come voleva Fiorello, è stata una sua idea, un grande regalo come puoi bene immaginare. Pensa che bello giocare con il trucco e i costumi, ho persino indossato un vestito della Carrà degli anni Sessanta, mi sentivo una bambina nel negozio di dolci. Ho cantato canzoni per me inedite, tra l’altro. Insomma, Fiorello è davvero un fenomeno, gli riesce bene tutto, è travolgente, ha sempre la battuta pronta, è un artista vulcanico.

Per chiudere, ho letto che sei l’unica artista italiana ad aver cantato con Elton John.

Davvero?

Così scrivono in Rete…

Non vorrei dire una sciocchezza, ma penso di aver solo cantato prima di lui nel suo concerto a Roma. Potrebbe anche essere e io non mi ricordo, i neuroni sono quello che sono (ride). Sono certa di essere stata invitata da lui nel suo camerino e di essermi trovata assieme a Elton John e al maestro Pavarotti, pensando di essere un’intrusa! È stato gentilissimo e mi ha fatto molti complimenti, ma non ricordo di essermi esibita con lui.

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