Interviste

Giorgia pronta per il tour 2014: «Una volta ero più egoista»

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Il suo ultimo album, uscito alla fine dello scorso anno, s’intitola Senza paura, ed è così che la cantante romana sta affrontando le prove per il tour 2014 che la porterà ancora una volta in giro per tutta Italia. In attesa di vederla dal vivo, ci ha fatto entrare nel suo mondo. Tra un duetto e un trenino. Leggi l’intervista. (Foto di Cristina Checchetto)

Ci vogliono un paio di telefonate a vuoto – Giorgia sta ultimando una giornata di prove in vista del tour primaverile, che sarà seguito da altre date in estate, e deve terminare prima di poter rispondere al cellulare – ma alla fine riusciamo a intercettarla e a riprendere il filo di un discorso interrotto un paio d’anni fa, quando la intervistammo in due occasioni. L’ultima, d’inverno, era durante un’inaspettata nevicata a Roma e anticipava un tour invernale. «Mi ricordo bene e, oggi come allora, la parte più difficile è riuscire a conciliare la vita reale con il palco», racconta la cantante romana. «Devo capire quando posso tornare a casa da mio figlio che ora ha quattro anni e non vuole che la mamma vada a lavorare e quando, al contrario, dobbiamo portarlo con noi in tour (ride, ndr). Altro che luci, scenografie e scaletta, i problemi sono altri, come vedi!».

Come stanno andando le prove, a parte tutto?
Benissimo direi. Io sono mancata un paio di giorni e oggi ho potuto notare con più chiarezza come l’amalgama sia quasi perfetto, mancano solo alcuni ritocchi e poi siamo pronti. Il vero affiatamento arriva sempre durante i primi concerti (guarda le foto dello show), non si può sostituire l’emozione del pubblico con una sala vuota, ma siamo sulla buona strada. Mi tocca ammettere che è faticoso, non siamo più dei ragazzini. E arrivare a fine concerto è un bell’impegno, soprattutto per me a livello vocale. Devo dosare le forze e approntare una scaletta ben calibrata, anche se al momento siamo ancora un po’ corti con i tempi.

Quanto durerà in media lo spettacolo?
Ancora non lo so bene, ma direi che siamo sulle due ore. Mai come questa volta è stato difficile scegliere le canzoni da inserire in scaletta. Ci sarà un po’ di materiale dell’ultimo album, come da copione, ma mi sono divertita a recuperare vecchi pezzi che non cantavo da tempo. Ridendo e scherzando, sono passati vent’anni dal mio primo disco e, in qualche modo, si sentono. C’è molta esperienza, ma accusiamo anche un po’ di fatica in più. Io non so come fanno i Rolling Stones a suonare in quel modo a 70 anni, mi sa che fanno parte di una generazione ineguagliabile. Mio padre è uguale: mi dice che è stanco morto e poi, appena sale sul palco, canta come un ragazzino. Non li fanno più così…

L’importante è capire quando non si è più in grado di dare il massimo, no?
Hai ragione, ma mica è facile. Io lo dico sempre agli amici: «Se vedete che non ce la faccio e non me ne accorgo, ditemi di smettere!». Così accontento mio figlio che ha le crisi quando esco per andare a lavorare. (ride, ndr)

Ti è mai venuta la voglia – magari mista a un po’ di nostalgia – di riproporre per intero un disco solo, come celebrazione di un lavoro importante?
No, al momento non m’interessa anche se, piuttosto, sarebbe bello pensare a un tour dedicato ai pezzi meno conosciuti, i lati B dei vecchi 45 giri insomma. Io sono sempre combattuta tra le cose che piacciono a me, quelle che i miei musicisti vogliono suonare assolutamente e, non ultimo, i gusti del pubblico. Mi piace pensare che la gente possa sentirsi soddisfatta delle mie scelte, che non siano scontate, ecco.

Non fai come Bob Dylan, insomma, che stravolge tutto a seconda dell’umore.
Una volta ero più egoista, preferivo fare uno spettacolo che soddisfacesse me per prima, ma ora sono in una fase differente, senza paranoie di alcun tipo e mi piace accontentare chi viene a vedermi. Non voglio dire che un pezzo valga un altro, ma sono felice soprattutto di cantare, di cercare l’interazione con chi vedo in platea. È quello che si definisce “scambio di energia tra il palco e il pubblico”: se ci divertiamo noi a suonare, ci sono ottime probabilità che si diverta pure chi ascolta.

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