Interviste

Glasvegas: «Sono i momenti bui a far apprezzare quelli davvero brillanti»

Dopo il mezzo passo falso di Euphoric Heartbreak, secondo disco datato 2011, gli scozzesi Glasvegas fanno il loro ottimo ritorno con un album che li riporta ai fasti del debutto e che hanno presentato giovedì 19 in Santeria con uno showcase. Ne abbiamo parlato con i due cugini chitarristi, James e Rab Allan. 

Glasvegas Later… When The TV Turns To Static intervistaÈ una storia come molte altre quella del quartetto di Glasgow, passato dalla gloria e dal successo del debutto alle vendite scarse del suo successore, con conseguente divorzio dalla Sony. È stato a quel punto che James Allan – compositore, leader, chitarrista e cantante – ha deciso di prendere in mano definitivamente le sorti della band, scrivendo e producendo Later… When The TV Turns To Static, terza prova sulla lunga distanza, e affidandolo solo in seguito alla BMG. L’ispirazione è nuovamente quella dei giorni belli e l’album si muove su un terreno malinconico ed epico che accomuna tutti i pezzi. «Mi fa piacere che tu abbia notato un filo comune che lega le canzoni, non era certo studiato a tavolino, ma è innegabile che le atmosfere siano spesso simili o comunque abbiano dei tratti comuni. Adoro i dischi che ti avvolgono in un mood particolare per tutta la loro durata e sono felice che anche il nostro sia così». Il titolo, inoltre, porta alla memoria una tv anni Sessanta o Settanta, quando i programmi finivano dopo la prima serata. James e Rab non sembrano due tipi particolarmente nostalgici, vista anche la giovane età. «No, non credo che si tratti di quello, diciamo che mi piace soprattutto l’immagine del televisore che ronza e della solitudine e pace che si possono percepire a tarda notte. È un momento molto creativo e, secondo me, rende l’idea che avevamo per questo terzo album».

Uno dei brani migliori, If, prende spunto da un lungo scambio di pareri tra James e Alan McGee, altro scozzese eccellente, patron della Creation, scopritore degli Oasis e figura di riferimento in campo discografico. «È difficile ricordare e raccontare tutto ciò che ci siamo detti, ma a un certo punto Alan mi ha ribadito come, nella vita, siano soprattutto i momenti bui a farci apprezzare quelli davvero brillanti. Al momento di scrivere If, mi è tornata in mente quella parte del discorso e mi è servita da ispirazione per il brano». Tra l’altro, proprio in If, c’è un omaggio piuttosto evidente a Road To Nowhere dei Talking Heads, che diventa però “road to somewhere”. «È vero, ho cominciato a suonare quel pezzo mentre stavamo provando il nostro e ci stava bene una citazione di quel genere, era un omaggio a una band che mi piace. Diciamo che If l’ho rubata per metà ai Talking Heads e per metà ad Alan McGee (ride)». Un’altra citazione, invece, arriva proprio alla fine, con un lungo brano che s’intitola Finished Sympathy e che richiama alla mente il titolo di uno dei più celebri pezzi dei Massive Attack. È Rab a intervenire: «Quello è solo un giochino con il titolo, non c’è nulla che accomuni le atmosfere delle due canzoni. In verità si doveva chiamare Unfinished Symphony, ma sai come vanno le cose. Pensa che tempo fa il NME ci aveva chiesto quale fosse il titolo del disco e James aveva detto che l’avrebbe deciso chi avesse urlato più forte durante la riunione. Il giornalista ha pensato che Whoever Shouts The Loudest (chiunque urli più forte, appunto – nda) fosse il titolo e da quel momento tutti hanno ripreso la notizia…».

Glasvegas Later… When The TV Turns To Static

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