Interviste

I Cani in tour con il nuovo album Glamour: «Basta sacchetto in testa»

I Cani tour 2013

I Cani chiudono il 2013 in tour per presentare il nuovo e secondo album, Glamour. Niccolò Contessa, deus ex machina della band romana, ci spiega tutto. E ci sorprende parecchio, per la sua “normalità”.

Magari non ci sarà da scomodare il Lucio Dalla che in Disperato erotico stomp salmodiava che “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”, ma di certo intervistare Niccolò Contessa all’indomani dell’uscita di Glamour è recuperare cose che il battage mediatico del “sorprendente” esordio de I Cani aveva posto – eufemismo – fastidiosamente in secondo piano. Cose come intervistare un autore di canzoni e parlare di quelle. Di cantautori, perfino («L’aggettivo per il mio rapporto odierno col cantautorato è “pacificato”: finora ero stato un po’ in conflitto con lo stereotipo melodrammatico che di solito gli si associa. Anzi, volevo fare un po’ il contrario. Oggi mi rendo conto che quel mondo può avere molte sfumature»). Di scrittura. Del loro rapporto con la vita che ti porta a scriverle. Di musica, e di colleghi da cui imparare. Insomma, cose “normali”.

Non che Niccolò si sia fatto più di tanto condizionare («Non penso mai a come sarebbe stata la mia carriera senza un esordio come quello che ho avuto. Mi sono sempre limitato a prendere spunto dalle storie che potevo osservare e a raccontarle. Punto»), ma il modo, pur non drastico, in cui Glamour («È un termine un po’ rétro, ma mi piace l’antitesi che crea col clima e l’aspetto di queste canzoni») sostituisce l’osservatorio reale del suo predecessore con quel largo uso della prima persona ha un suo peso.

Osserva Niccolò: «Per me dividere le opinioni è sempre una buona cosa, ma alcuni commenti sul mio modo di scrivere mi sono sembrati inesatti». Per esempio? «Beh, non mi sento ironico quando scrivo, se non sporadicamente. Se dici il contrario devi motivare. Oppure: mi dai del citazionista? Se intendi il nominare cose della vita reale – ed è vero, mi diverte farlo – va specificato, o passa l’idea che uso chissà quante parole altrui, e non lo faccio quasi mai, a parte in Storia di un impiegato».

Insomma, parlare dei Cani è parlare ancora troppo di altro rispetto alla loro musica. Eppure l’evoluzione di questi anni non è di quelle che passano inosservate: oltre alla crescita fisiologica della scrittura, la provano anche modelli di confronto sopraggiunti nel frattempo (“Fino a poco tempo fa non conoscevo benissimo i Baustelle, per esempio: e da quando li conosco penso che vorrei saper condensare gli elementi delle mie canzoni in una forma altrettanto efficace. Oppure, mi ha sorpreso molto un rapper come Tyler The Creator”) o già noti (“I Gazebo Penguins appartengono alla mia leva e dopo un po’ di sana invidia per il loro sound ho pensato “se non puoi batterli unisciti a loro” (ride, nda): quindi siamo diventati amici e nessuno poteva essere più adatto di loro per il finale della mia Corso Trieste. Degli Offlaga Disco Pax e di Enrico Fontanelli che cura con me la produzione del disco sono invece a tutti gli effetti da sempre un fan: essere accostato a loro è per me davvero lusinghiero»).

Chi si aspettava un antihipster spocchioso e arrogante è servito: dietro il tono onesto e quasi austero, Niccolò non nasconde ammirazioni e voglia di imparare. E una non così ovvia fiducia nella comunicazione attraverso la canzone («Semplicemente, se non ne avessi non potrei permettermi di scrivere»). Insomma, andarlo a scoprire («I live? Anzitutto basta sacchetto in testa, non ha più senso. Vai con lo scoop: finalmente mi vedrete in faccia. E poi saremo più rilassati che in passato, e quindi ci si divertirà molto di più») sarà, come si diceva prima, un ritorno alla normalità. Una normalità molto glamour.

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