Interviste

I Did It My Way: Onstage intervista J-Ax

Frank Sinatra c’entra poco con J-Ax. Però la splendida My Way potrebbe essere il manifesto della carriera solista dell’artista milanese. Che dopo il botto con gli Articolo 31 si è dovuto reinventare, trovando una sua strada nella scena musicale italiana. Poco dopo l’uscita di Meglio prima (?), abbiamo incontrato Ax nel suo quartier generale per parlare del suo album (non) politico, del suo giovane pubblico, della scena rap e dell’imminente tour. Alla sua maniera, naturalmente.

La voce di Fantozzi è il primo frame sonoro di Meglio prima (?). Non ti nascondo che mi ha stupito… Perché proprio lui e per di più prima ancora che inizi la musica?
In realtà è la voce di Fantoni che imita Fantozzi, ho preferito non usare l’originale per questioni di audio e diritti. Sono contentissimo che la citazione si colga, sono un grande fan del personaggio creato da Paolo Villaggio. Ho imparato ad amare Fantozzi grazie a mio padre, che ha persino i libri, e credo che andrebbe studiato a scuola perchè è stato il primo a fare satira sul capitalismo, mostrando le disuguaglianze sociali che ha determinato e le ripercussioni che ha avuto sulla gente comune. Credo che Fantozzi sia riuscito ad illuminare una classe culturalmente bassa, che si è resa conto di essere sfruttata. Ha creato quello che gli americani definirebbero awereness, noi la chiamiamo “coscienza di classe”.

Questo conferma l’impressione che ho avuto ascoltando Meglio prima (?). E cioè che si tratta del tuo disco più politico.
In realtà non credo sia un album politico. Casomai è un disco di satira. Quando faccio musica, sento la pulsione di andare contro quella che credo sia la semantica dominante del momento. In questo periodo in cui la negatività e il pessimismo sono consuetudine volevo fare un disco leggero, divertente. Ho scritto con il cuore aperto. Poi ci sono anche dei pezzi di storytelling, come Il mostro sei tu, dove in qualche modo la politica viene fuori. Ma, ripeto, c’è soprattutto satira e quindi disillusione. Questo si. Lo dico nel pezzo La notte vale tutto: «Abbiamo capito, si lamentano il ricco e il bandito, il denaro è finito, tutto fa schifo… Io sono al sesto chupito»! Cioè, va tutto male ma a un certo punto non ce la faccio più e voglio divertirmi.

Come si inserisce in questo discorso la foto di J-Ax bambino in copertina?
Quello scatto simboleggia la mia volontà di recuperare delle cose del passato, quando riuscivo a trasmettere divertimento in un contesto duro. E’ lo schema che ha permesso agli Articolo 31 di avere successo quasi vent’anni fa. Oggi più che mai, voglio che il mio disco trasmetta ottimismo. Un lieto fine è possibile, io sono qui a rappresentarlo. Nella vita si può anche arrivare alla soglia dei quarant’anni senza cambiare per colpa del tempo che passa, della società, dei compromessi, della vita adulta, di un matrimonio. Io ho tutto quello che una brava persona dovrebbe avere, eppure non sono una brava persona!

A proposito di brave persone, Ancora in piedi è un pezzo auto-celebrativo, ma ho come l’impressione che ne avresti fatto a meno. Non sono sicuro che il passaggio tra lo status di “debosciato” e quello di “serio” di cui sei protagonista ti convinca del tutto.
«Io e i miei amici, vite da neuro, di chi parte ribelle e si ritrova a fare il serio». In quei versi c’è questa mia nuova condizione di cui sono il primo a meravigliarmi. Apri il giornale e ti accorgi che quelli che credevi fossero i buoni, stando a quanto ti dicevano da bambino, sono in realtà i cattivi. Lo Stato, Il presidente del Consiglio, le istituzioni, la Polizia, sono loro i debosciati. I politici fanno le orge, vanno a mignotte e poi tagliano le pensioni. Mi rendo conto che possa sembrare qualunquismo, ma cazzo una volta ero io quello a cui non fregava niente di niente, l’edonista puro. Ora mi ritrovo a pagare le tasse, a dare lavoro a un sacco di gente, a essere fedele alla mia donna e sono pure contento! Forse oggi in Italia essere ribelli significa diventare delle brave persone, oneste. Io sono fatto così, pratico l’amore fedele e predico la liberalizzazione della marijuana.

Restiamo sulla politica. Hai appoggiato il Movimento 5 Stelle che in Beppe Grillo trova il suo altoparlante e ti sarai accorto le critiche al Movimento riguardano solo la persona di Grillo, non l’attività dei 5 Stelle. Sembra che in Italia non si possa fare a meno di ridurre tutto al tifo pro o contro un singolo individuo.
In Italia alla fine è sempre tutto un derby, una partita di calcio. Noi contro di loro, loro contro di noi. Persino nella musica! A volte si creano dissing (rivalità, nda) solo perché li pompano i fan o la gente che sta attorno agli artisti e che vuole creare antagonismi. Per riportare tutto al derby. Il paese è sempre spaccato al 50%, è una nostra peculiarità. Non succede solo nei macrosistemi ma anche nei condomini. Spero che le nuove generazioni facciano crollare questo sistema.

I giovani sono una larga fetta del tuo pubblico, mediamente hanno una ventina e passa di anni in meno di te. Ti aspetti che capiscano e seguano le tue battaglie?
L’80% del mio pubblico è composto da ragazzi tra i 14 e i 25 anni, nel rimanente 20% ci sono persone di ogni età. Anche molte coppie con bambini, che magari mi seguono da quando ho iniziato nel lontano 1993. Però io scrivo lasciando che la creatività fluisca libera, non penso a quello che accadrà quando la gente ascolterà il pezzo. Anche se devo ammettere che dopo tanti anni è difficile lasciar parlare solo il cuore, lasciando fuori il cervello.

Mi sembra che la tua fan base viva un costante ricambio generazionale. E non è affatto scontato che accada.
Meglio prima (?) mi sta portando nuovo pubblico, non giovanissimo. Nei pezzi parlo di “Crystal Ball” e di Cicciolina, robe di 20 anni fa che i ragazzi di oggi manco conoscono. Però è vero che ogni disco attrae nuove generazioni. Mi sento fortunato, ma non so esattamente perché accada. Forse perché parlo con il loro stesso linguaggio. Tanti ragazzi mi prendono come lo zio pazzo, un adulto simpatico che li capisce. E’ il modo in cui mi pongo, credo. Sono contento perché i giovani sono puri, non sono ancora stati inquinati da tutte le menate sulla musica e sullo stile. Sono grato soprattutto ai fratelli maggiori che passano i miei dischi ai fratelli minori. So che succede spesso.

Parliamo del sound di Meglio prima (?). C’è la ricercatezza di pezzi come Ancora prima e Musica da rabbia e la disco tamarra di Era meglio prima e Domenica da coma. E’ la “musica da autoscontri” (quella che i puristi dei vari generi schifano) di cui mi parlavi qualche mese fa. La tua cifra stilistica definitiva?
E’ impossibile dirlo. Ultimamente sono andato sotto per il country e magari il prossimo disco lo suono tutto con il banjo! Io penso che la mia voce sia il denominatore comune del mio progetto artistico e che ormai il mio pubblico si sia abituato a sentire ecletticità nelle scelte delle strutture musicali. Ascolto tanta musica, non smetto col passare degli anni, sono un fanatico della musica pop ed è naturale che ne resti influenzato. Per tutti questi motivi sarebbe naturale pensare di cambiare in futuro. Per ora la sperimentazione è finita ma prima o poi riprenderà. Meglio prima (?) è il mio album di rap’n’roll definitivo, ho focalizzato ancora meglio certi concetti che non erano passati nei precedenti due album.

Piaccia o no, la scena rap è l’unica novità nella musica italiana da un po’ di tempo a questa parte. Perché?
Se persino Sorrisi e canzoni fa gli articoli sui rapper, significa che abbiamo proprio spaccato (ride, nda). Il motivo è semplice: c’è un grosso movimento sotto nonostante un’esposizione mediatica inferiore rispetto ad altre scene. Stiamo parlando della musica più ascoltata oggi nel mondo. Il rap è ovunque, lo si sente in tante declinazioni che è stupido ghettizzarlo. Dai Black Eyed Peas a Nas, le differenze di stile sono così marcate che praticamente col rap abbracci quasi tutto l’universo musicale. In Italia la vecchia discografia ha fatto di tutto per remare contro questo fenomeno perché lo riteneva meno gestibile. Ma se il movimento parte dal basso non c’è sistema che tenga.

J-Ax è ancora un rapper?
Dopo alcune mie recenti collaborazioni con artisti rap, come Marracash e Club Dogo, qualcuno mi ha accusato di essere “tornato” dentro la scena per convenienza. Voglio ricordare due cose: innanzitutto non ho mai smesso di fare strofe. E poi sono stati loro a invitarmi, perché c’è stima reciproca. Ho accettato con lo stesso spirito che avevo quando ho lavorato con Pino Daniele. Mi ritengo un’artista che arriva dal rap, è la musicalità che riesco a seguire meglio con la voce, ma ho imparato a rappare su tanti generi diversi e quindi non mi sento di appartenere a nessun movimento. Ho coniato il termine “rap’n’roll” proprio per definire il mondo in cui mi muovo. Quello che faccio non rappresenta alcuna scena, ma il fatto che i rapper mi apprezzino è bello perché vengo da li.

Il tour comincia poco dopo l’uscita del disco.
E’ la prima volta che parto così a ridosso della pubblicazione di un album. Anni fa facevo uscire il disco e poi passavo una marea di tempo tra televisioni, giornali e radio. Ma questo disco l’ho fatto per il mio pubblico, quindi la promozione deve essere giusto quella indispensabile e solo sui circuiti musicali. Sto cercando di volare al di sotto dei radar di certi meccanismi. Voglio far conoscere l’album a quelli che mi seguono, ai più stretti, e preferisco che funzioni nel mio network, non voglio dover dipendere da terzi.

Che tipo di spettacolo porterai dal vivo?
Porterò un update di quello che ho fatto in passato, come penso farò da qui all’infinito. Il mio palco è composto dai musicisti più i visual, di cui ci siamo occupati io, Space One e mio fratello (Grido, nda). Era così anche in passato, ma stavolta ci sarà uno schermo più bello e invece delle proiezioni avrò un led gigantesco. Palco ridisegnato, luci più belle, impianto migliore, rap’n’roll più forte! E il solito J-Ax. Non mi voglio perdere in teatralità, mi concentro sulle due ore e passa di concerto. Ormai il mio repertorio è ampio e se scontento il pubblico… sono cazzi! Del passato remoto recupero poco, giusto qualche pezzo di Domani smetto, che era un disco solista anche se portava ancora il nome degli Articolo 31.

Sei in una condizione invidiabile, in quanto a libertà artistica.
La mia storia è atipica. Ad un certo punto era stata decretata la mia fine da quei cinque o sei personaggi che contano nella musica italiana. Se loro decidono che hai rotto le palle non ti fanno più passare i pezzi. E’ successo ai tempi del debutto solista e ho dovuto trovare nuove strade per farmi ascoltare. Internet e i canali musicali. Mi sono allontanato dal pubblico mainstream, quello da Modà tanto per intenderci, che ascolta solo certe radio e guarda solo certe televisioni. Non voglio dire che i Modà non meritino, ma qui si parla di una spaccatura culturale. Io per fortuna sono riuscito a trovare una risposta anche dall’altra parte. Adesso sono tornato lì grazie al successo di Rap’n’roll e Decadance. Però stavolta so da dove arrivo e dove sono nell’immaginario collettivo del pubblico. Ho i numeri ma nello stesso tempo non sono ingabbiato dalle logiche commerciali perché ho costruito una mia strada.

Quindi, alla fine, non era meglio prima.
Dipende, per certe cose si per altre no. Il tema del nuovo disco è questo. Quando capisci con quanta forza la mano nemica vuole farti fuori e vedi che non solo tieni botta, ma anzi reagisci, è una grande soddisfazione. Penso a questi ragazzi che vengono ai miei concerti e che hanno 20 anni. Si ricordano di J-Ax da sempre, praticamente come Gianni Morandi per me quando ero bambino. Adesso per i ragazzini non c’è più Gianni Morandi, c’è J-Ax.

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