Interviste

I più grandi di tutti, Claudia Pandolfi: Il palco è felicità

Esce oggi, 4 aprile, Il nuovo film di Carlo Virzì, I più grandi di tutti. Claudia Pandolfi ci ha spiegato com’è.

I più grandi di tutti Claudia PandolfiEsce oggi, 4 aprile, Il nuovo film di Carlo Virzì, I più grandi di tutti. Racconta la storia di una band che si riunisce 15 anni dopo lo scioglimento per riprovare il brivido del palco. Claudia Pandolfi recita la parte della bassista: è la più inquieta e ribelle del gruppo. L’esatto contrario di quanto accade nella vita reale.

Suonare sul palco di fronte al pubblico in delirio è qualcosa che fissa nella mente dei musicisti di qualunque band un comune pensiero: siamo noi i più grandi di tutti. Anche se la band non è mai uscita dalla provincia di Livorno ed ha inciso soltanto due album, in quell’istante di musica i più grandi di tutti lo sono stati anche loro, i Pluto. Poi hanno litigato e si sono sciolti. La commedia rock di Carlo Virzì, ispirata ai veri Pluto, comincia quindici anni dopo la separazione della band, quando un fan accanito riunisce quelle quattro anime dando loro l’illusione di poter tornare ai fasti di un tempo. «È soprattutto il mio personaggio a far risorgere l’anima musicale ribelle e sovversiva che aveva messo a tacere per fidanzarsi con uno borghese» precisa Claudia Pandolfi, nel film componente dei Pluto insieme ad Alessandro Roja, Marco Cocci e Dario Cappanera. «Le vite dei protagonisti sono in ordine, ma loro non sembrano felici. Il palco ha il potere di ridargli ciò che gli manca, imbracciare uno strumento e tornare a scalpitare».

Cresciuta in un ambiente familiare in cui la musica “non era pervenuta”, l’attrice romana ha provveduto da sé a colmare con naturalezza questa lacuna. «E quando nel 2000 conobbi Roberto Angelini (cantautore e chitarrista, ndr), papà di mio figlio e mio compagno per dieci anni, ho potuto conoscere gli strumenti di persona, cominciando a suonare, che è un altro livello rispetto all’ascolto. Appena ho capito che da uno strumento riuscivo a produrre un suono anziché un rumore, non volevo più smettere. Me li dovevano levare di mano quegli strumenti». A casa di Claudia ci sono le chitarre, un pianoforte e persino una batteria. «Nel film suono il basso che è l’unico strumento che non avevo approfondito» racconta. «Il mio basso è finto, nel senso che lo suona Carlo Virzì. Mentre Cocci e Cappanera erano live durante le scene sul set, io fingevo. Ho imparato gli accordi e di questo Carlo è stato felicissimo. Prima dell’inizio delle riprese lo pregai di farmi suonare la batteria, perché quello avrei potuto farlo veramente, ma non c’è stato verso».

Proseguendo il discorso sulle lacune, Claudia Pandolfi ricorda di essere «una figlia degli anni 80, mentre la storia della musica è stata fatta in altre epoche. Sul walkman avevo brani di Vasco Rossi, Frankie Goes to Hollywood, Terence Trent D’Arby e pezzi classici per gli esercizi di ginnastica artistica. Antonello Venditti è stato invece il mio primo concerto, ad Anzio, avevo 15 anni». L’attuale lettore mp3, piuttosto, cosa contiene? “Ah, lì c’è di tutto: Chat Baker, Radiohead, Beatles, Calibro 35, Bruno Lauzi, Sergio Endrigo, Vanoni/Toquinho, Notwist, The Doors, Sean Lennox… E mi fermo qui”.

Non è escluso che il futuro le riservi qualche spiraglio professionale anche nella musica – in passato le è capitato di suonare la batteria per gli Afterhours – ma per il momento Claudia Pandolfi festeggia nel 2012 un ventennio di cinema e TV. «Ho cominciato con Le amiche del cuore, avevo 17 anni. Sono riuscita a costruire qualcosa che sembra una carriera e, se mi guardo indietro, vedo che è fatta da scelte di tutti i tipi che hanno attraversato l’umore della mia vita. C’è sempre un leggero distacco che mi accompagna anche adesso, sono sempre disposta a mettermi da parte. Non sono accanita e questo mi fa essere meno ambiziosa. Meno ambizioni, meno delusioni. Sono vent’anni che vado avanti così. E sono felice e appagata».

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