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Il Cile debutta a Sanremo: «Nelle canzoni incanalo tutti i miei demoni»

Durante la seconda serata di Sanremo 2013 esordiscono i Giovani. Tra loro, Il Cile, cantautore (anche se la definizione non gli piace) toscano che abbiamo imparato a conoscere nel corso del 2012. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato a poche ore dall’esibizione sul palco dell’Ariston.

Il Cile Sanremo 2013

Il Cile, all’angrafe Lorenzo Cilembrini, a Sanremo ci è arrivato senza essere passato da un talent show. E prima del Festival, si era già conquistato una stimata popolarità grazie al  singolo d’esordio Cemento armato, che ha preceduto l’uscita del suo primo album Siamo morti a vent’anni, pubblicato lo scorso settembre su etichetta Universal. Noi lo abbiamo incontrato poche ore prima del suo debutto sul palco dell’Ariston con Le parole non servono più e gli abbiamo fatto qualche domanda.

Paura?
Quel palcoscenico è stato varcato dai più grandi ed è un pezzo della storia della musica italiana. Quindi ha quella solennità che porta un po’ di ansia, specialmente nei 5 secondi prima di salirci .

Dicono che sai cogliere alla perfezione i disagi dei tuoi coetanei. Cosa facevi prima di diventare un cantante?
A 20 anni avevo una band con cui ho vinto il Festival di San Marino, nel 2003. Poi capito che dovevo andare avanti da solo. Già scrivevo e cantavo e questa mia attitudine è diventata una necessità. Una terapia: ho voluto incanalare tutti i miei demoni nelle mie canzoni. Dopo la pubblicazione dell’album ho capito che molti dei miei disagi, dubbi, del mio cinismo e della mia rabbia erano gli stessi dei miei coetanei. Credo che quello che ha in mano la mia generazione sia scegliere una rinascita o qualcosa di diverso. E io, con un album dal titolo provocatorio, volevo accendere una scintilla. Fare rumore. Ho fatto il Dams a Bologna. Dopo il triennio mi è partita la cosa della band: non ho mai cercato un lavoro che fosse vicino a me, tipo quello in una biblioteca, visto che la letteratura mi è sempre piaciuta.

Il tuo autore preferito?
Manzoni, l’ho tatuato: “Omnia munda mundis”. Mi piaceva fin dal liceo. Sono sempre stato uno talmente contorto che più le cose sono intrecciate e vanno a rilento, un po’ come la prosa in Manzoni, e più a me interessano. Tipo, l’Ulisse di Joyce per me è un romanzo che scorre bene.

Ti senti un cantautore?
No, i cantautori che amavo o stanno per morire o sono morti. Eccetto Jovanotti».

Allora ti senti più pop?
Perché no? Questo lavoro lo calibra la gente, dalla massaia al critico. La nicchia, a mio parere, può anche essere solo un modo per non mettersi troppo in gioco. Io scrivo per le persone, è il pubblico che compra i dischi e viene ai concerti. Per cui la parola pop, che deriva da popolare, per me è nobile».

Le parole non servono più è un ritratto amaro.
Sì, però non è arrabbiato. È l’addio a una ragazza che aveva appena iniziato l’università, mentre io avevo finito e sapevo che ci saremmo persi. Nella canzone le spiego che bisogna stare attenti perché in mezzo ai momenti spensierati, come può essere il primo anno di università, c’è sempre il rischio di farsi del male senza rendersene conto.

Com’è andato il tour che hai fatto in autunno?
Bene. Ci sono state date, come quella all’Alcatraz di Milano, che per essere il primo tour hanno avuto un ottimo riscontro. Quello che mi ha colpito positivamente è che, dopo i concerti, ho visto genitori e figli. Questo è importante perché significa che il sogno di comunicazione trasversale che avevo, almeno in parte sono riuscito a realizzarlo.

Tu e Nardinocchi avete in comune una cosa: ce lavete fatta anche senza talent. Però tu sei un po’ il Diavolo e lui l’Acqua Santa. Ti ritrovi in questa definizione?
È proprio vero. Mi ci ritrovo, si. Decisamente (ride, ndr)

Perché non hai mai provato il talent?
Sarei stato inadeguato, scrivo e ho una vocalità particolare.

Anche Gerardo Pulli, però lui l’ha fatto.
Infatti mi sembra che per Gerardo non sia stata la migliore collocazione quella di Amici.

Ti piace molto Gianna Nanni. Dunque tra i big tifi Mengoni?
No, tifo Silvestri. Perché quando scrive d’amore – la politica nella musica non mi piace molto – è impareggiabile. Occhi da orientale è la mia canzone preferita di sempre.

Dopo l’Ariston?
Ci sarà un tour estivo. E sto lavorando al secondo album

Che uscirà?
Al momento giusto, spero.

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