Interviste

Pochi soldi e tanta passione: un’etichetta indie oggi raccontata dal fondatore di INRI

dade linea 77

Approfittando della ormai classica edizione dell’INRI Fest, una due giorni organizzata dall’intraprendente label torinese, abbiamo parlato con Dade – voce dei Linea 77 e fondatore dell’etichetta – dello stato della musica indipendente nel 2014.

Togliamoci subito il dente: come sta andando INRI?
A livello personale ed emotivo va benissimo, siamo mossi da una passione continua e ci divertiamo molto. Se vogliamo metterla sul piano economico, certo non mi ha reso ricco o cambiato la vita, anzi: non stiamo parlando di investimenti milionari, sia chiaro, ma gestire una label indipendente costa tantissimo tempo e fatica. A parte il mio impegno coi Linea 77, io dedico il resto della giornata a INRI, assieme a mio fratello e a Pietro Camonchia, nostro storico manager, che è il terzo socio dell’etichetta. Noi tre seguiamo tutta la filiera produttiva, dall’inizio alla fine, cerchiamo i musicisti che ci interessano e poi assieme a loro proviamo a pubblicare dei dischi che ci soddisfino appieno. Siamo a 18 album in totale, uno dei quali, quello di Levante, ha ottenuto un incredibile successo, molto oltre le nostre aspettative. Meglio così…

Ecco, proprio lei… Levante ha avuto un successo mediatico davvero incredibile, ma sono curioso di sapere quanto tutto ciò si è tradotto in vendite. Quante copie riesce a piazzare un artista indipendente?
Le cifre definitive ancora non le abbiamo e tra l’altro io non mi occupo neppure di questo aspetto, ma per essere un disco indipendente del 2014 ha venduto davvero molto. Ciò significa che dieci o quindici anni fa sarebbe stato considerato un flop da qualunque etichetta (risate). Per rispondere alla tua domanda, direi che siamo sulle 5-6mila copie. Ora è grasso che cola, quasi disco d’oro, ma sapevamo già prima che il mercato non permette grossi voli pindarici. In Italia ancora non siamo riusciti a venire a patti col fatto che i dischi non si vendono più e che, anzi, la musica è proprio percepita in maniera diversa e non funziona più con le stesse regole di dieci o vent’anni fa. Il ciclo produttivo composizione – disco – tour, che creava anche affezione tra il pubblico non esiste o quantomeno non serve a far sì che le band possano mantenersi e dedicarsi alla musica.

E come funziona, dunque?
Bella domanda, se avessi una risposta la metterei in pratica senza procedere per tentativi! Al momento quello che funziona, almeno per noi come gruppo ed etichetta, è investire sul nostro futuro e non mollare mai per 365 giorni all’anno, senza neppure una pausa. Siamo come i pittori, dobbiamo sfornare opere quasi tutti i giorni per poter vivere e questo facciamo, che siano i Linea o nuovi gruppi sui quali puntiamo. Un’idea, per esempio, è quella di provare, comporre un pezzo, inciderlo e pubblicarlo in brevissimo tempo, approfittando della velocità di Internet e del contatto diretto e senza mediazioni col nostro pubblico.

Non credi, però, che l’arte, prodotta a ciclo continuo, finisca per diventare “usa e getta”?
Il rischio c’è, è indubbio, ma io dico solo che questa è l’unica soluzione, non certo la migliore. Avendo vissuto una stagione differente con i Linea 77, posso dirti che sarebbe bello permettersi certi lussi, ma non possiamo fare altro che adeguarci ai tempi. I ragazzi ormai decidono i propri gusti con la velocità di un click in rete, non c’è più il tempo di prendere la macchina al sabato pomeriggio, andare in un negozio di dischi, ascoltare le nuove uscite e poi scegliere. Per me era un’emozione grandissima, ma capisco che spesso non ci sia la pazienza neppure di arrivare al secondo ritornello per decidere se una canzone è buona oppure no. Con INRI cerchiamo proprio di fare il contrario, vogliamo continuare a pubblicare dischi, consapevoli che siamo mossi dalla passione e non dalla ricerca della ricchezza.

Quindi, per concludere, nel 2014 un’etichetta indie è solo indice di passione e non di investimento sul futuro?
Assolutamente sì, chiunque pensi di diventare ricco o è matto oppure non ha nessun aggancio con la realtà. Il primo disco di INRI è uscito, volutamente, il primo aprile del 2012, quasi come se fosse uno scherzo. A noi è andata bene, si è creata una famiglia di 50 persone che collaborano e remano tutte dalla stessa parte – vi invito all’INRI Fest a constatare di persona! –, ma questo è il massimo che si può raggiungere. Non abbiamo la pretesa di cambiare l’industria discografica, in compenso siamo molto felici.

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