Interviste

Gli Adam Carpet: «Lo spettatore uscirà "frullato" dai nostri concerti»

intervista adam carpet milano roma dicembre 2012Gli Adam Carpet sono un progetto che definire sperimentale è riduttivo. Ve lo abbiamo detto quando vi abbiamo proposto in anteprima il loro video di Babi Yar e ve lo confermiamo ora, alla vigilia delle due date ad ingresso gratuito a Milano (il 12/12 al Factory) e Roma (il 13/12 all’XS Live) con cui si presenteranno al pubblico, in attesa dell’uscita dell’album di debutto che porta il loro nome (in uscita il 5 febbraio 2013).

Nato a Milano dall’unione di Diego Galeri (Timoria, Miura), Alessandro Deidda (Le Vibrazioni, i Cosi), Edoardo “Double T” Barbosa, Giovanni Calella (Kalweit and The Spokes) e la giovane Silvia Ottanà, sorprende, fin dalla formazione: due batterie (Diego e Alessandro), due bassi elettrici (Edoardo e Silvia), chitarra/synth (Giovanni) e un’attitudine squisitamente strumentale. A questo particolare punto di partenza si aggiunge poi il dettaglio del mapping, che accompagnerà i live show della band nel tentativo di regalare un concerto unico, fatto di musica e immagini. Galeri e Barbosa ci hanno parlato del progetto.

Qual è il concept che si cela dietro agli Adam Carpet?
D.: Adam Carpet è un artista americano sconosciuto ai più, grande talento creativo e vita disastrata, oggi nessuno sa dove sia. Double T che l’ha conosciuto anni fa ci ha sottoposto alcune sue intuizioni/esperimenti (video mapping ante litteram), da lì abbiamo iniziato a scoprire un mondo e abbinarlo alla nostra musica è stato naturale. La band non dunque chiamarsi che come l’uomo da cui il progetto ha preso spunto.
E.:La band si è formata un paio di anni fa come quartetto (due bassi e due batterie), in seguito l’inserimento di un quinto elemento ci ha permesso di aggiungere elettronica e chitarre.

Di Babi Yar, un’esclusiva di Onstage, ci ha colpito molto il suono e l’uso del mapping. Perché avete scelto di puntare così forte sugli effetti visivi?
D.: C’è un forte e costante scambio di idee sia all’interno della band sia tra la band e le persone che ci collaborano. I ragazzi di Akme ci hanno proposto di realizzare un video in mapping per Babi Yar, che è uno dei primi pezzi nati dalle sessioni di scrittura. Lavorare al mapping anche per i concerti è stata la conseguenza naturale di una forte sinergia.

Come è strutturato un vostro live e cosa si deve aspettare una persona che viene a vederlo?
D.: Chi verrà ai nostri concerti dovrà aspettarsi principalmente musica. Il mapping è un aspetto importante ma non “determinante”. Oggi lo stiamo usando in maniera creativa e ci soddisfa ma domani potremmo decidere di fare altro. Credo che dal vivo l’impatto con la musica di Adam Carpet sia molto forte, la propulsione ritmica è davvero intensa e le suggestioni audio visive molteplici. Lui è un frullatore, quello che ne esce ha certamente un sapore che non lascia indifferenti. Che piaccia o no… lo spettatore ne uscirà appunto “frullato”.

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