Interviste

Intervista ai Perturbazione Con In Circolo siamo diventati grandi

I Perturbazione ristampano In circolo dieci anni dopo la pubblicazione (2002) e lo riportano dal vivo. Celebrano, insomma, l’album che li ha lanciati. Abbiamo chiacchierato con Rossano Lo Mele, batterista della band piemontese, prima che partisse il tour per capire cosa è cambiato in tutto questo tempo.

Perché ristampare In circolo dieci anni dopo? Quali significati ha quel disco, oggi?
Il perché è presto detto: da una parte siamo ossessionati dal tempo, nelle nostre canzoni, come si evince anche dal titolo del recente Del nostro tempo rubato. Era l’occasione per fare il punto della situazione su noi e su quello che a detta di molti è non solo uno di nostri album migliori, ma uno dei dischi italiani più significativi dell’ultimo decennio. Dall’altro lato è buffo poter dire: sono già passati dieci anni. Difatti In circolo “esplose” nell’estate del 2003. Ha dormicchiato per un anno e mezzo senza che nessuno se ne accorgesse. Ci piaceva appunto rimarcare il fatto che fossero invece già trascorsi dieci anni. Sotto traccia, senza che la maggior parte delle persone ne fosse conscia.

Il disco usciva nel 2002, periodo in cui eravate incerti su quello che avreste fatto “da grandi”. In questi dieci anni, cosa è cambiato?
Oh, bella domanda e facile risposta: è cambiato che siamo diventati un gruppo vero e che questa cosa è diventata un mestiere. Prima era forse più un gioco e un hobby, anche perchè eravamo giovani. Senza che potessimo immaginarlo, In circolo ci ha denudato di fronte alle nostre responsabilità, privilegi, scelte, desideri, contraddizioni, frustrazioni, domande. Tutte cose che resistono all’usura del tempo, eccome se resistono.

Tra le esperienze di questi dieci anni c’è anche il passaggio da un’etichetta indipendente a una major. Esperienza durata poco, siete tornati in fretta sui vostri passi. Quali sono le principali differenze tra le due realtà?
Se le major funzionassero come dovrebbero sarebbero il miglior posto del mondo: fiducia estetica nell’artista, rispetto e investimenti. Naturalmente non è così, per cui se il risultato non è immediato (una malattia del nostro paese, si pensi allo sport) si disinveste e si cambia idea. Le indipendenti sono etichette mandate avanti da persone spesso con una passione enorme, che compensa la mancanza di quattrini. L’ideale, come diciamo da sempre, sarebbe un mix delle due cose. Delle indipendenti pronte a investire. O delle major meno miopi. Ma di questi tempi, figurarsi. Fuori dai luoghi comuni, in ogni caso, ci sono le persone dietro ogni azienda o scelta. Ciò detto, nel mondo è cambiato tutto nell’ultimo decennio, guarda un po’… Quindi anche questi discorsi son diventati piuttosto oziosi, alla fin fine. Altre le logiche con cui guardare all’industria discografica, oggi. Posto che esista ancora.

La vostra cover di Get Me Away From Here (I’m Dying) dei Belle and Sebastian, che fa parte di In circolo, è un brano di grande livello. Quali altri artisti vi piacerebbe tradurre?
Qui si tocca un nervo scoperto, perché riguarda un nostro progetto molto ambizioso che speriamo prenda forma in futuro, ma che non ha senso raccontare finché non esisterà. Noi tutti siamo anzitutto degli eterni innamorati delle canzoni, per cui gli artisti da riprendere sono infiniti e cambiano in continuazione. Buttiamo lì a caso, senza nessuna preclusione: The Smiths, Beck, Declan O’Rourke, Stars, Blur, Katy Perry, Arcade Fire etc. Poi ci piacerebbe tantissimo confrontarci col repertorio considerato (talvolta a torto) più becero italiano. Ma prima o poi…

Nel tour che scaletta proporrete? Solo In circolo o anche brani pescati da altri album?
Questo mini tour è pensato proprio per rendere omaggio a quel disco, alla ristampa appena uscita e a chi ha amato quelle canzoni. Per cui sì, suoneremo il programma del disco. Ma ci saranno comunque molte sorprese, tra arrangiamenti nuovi e altri brani che si aggiungeranno. Sappiamo bene che è difficile tenere in panchina alcune delle nostre canzoni più amate, estranee a quel disco.

Avete sempre suonato molto e il tour di supporto a questo progetto è una conferma della vostra predisposizione per il palco: quanto peso ha il live nella carriera dei Perturbazione?
Veniamo da un tour – quello di Del nostro tempo rubato – che in meno di un anno e mezzo ha maturato circa 100 concerti. Il che spiega quanto il live abbia un peso gigantesco nella nostra esistenza. Per In circolo abbiamo deciso di non strafare, anzi. Siamo al lavoro sul nuovo disco e volevamo che questi concerti fossero una piccola cosa per celebrare insieme In circolo. Speriamo di suonare molto dal vivo anche in futuro, benché, come detto, c’interessi molto sviluppare progetti che stanno anche fuori dal perimetro della liturgia rock disco-tour-disco-tour. Però – questi dieci concerti lo testimoniano – alla fine noi senza suonare dal vivo non sappiamo stare: è qualcosa che prima di tutto fa stare bene noi, ci armonizza in una maniera unica.

Clicca qui per tutte le date del tour dei Perturbazione (opening act: Ila Rosso).

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