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Mannarino, tour per sole chitarre: «Sto facendo una ricerca sulla mia identità»

In attesa del nuovo disco, previsto per il prossimo inverno, Alessandro Mannarino è impegnato nel tour Corde: Concerto per sole chitarre 2013 che ripropone il suo repertorio riarrangiato per le sei corde. L’abbiamo raggiunto per scoprire qualcosa in più sul suo tour mono-strumento, sulla sua arte. E anche su di lui.

intervista alessandro mannarino corde tour 2013
La sua musica si avventura tra ritmi blues, stornelli romani, accarezza la taranta e si tuffa in suggestivi suoni balcanici. Lui è Alessandro Mannarino, fresca rivelazione del cantautorato moderno. Romano de Roma, viene scoperto e lanciato da Serena Dandini nel salotto radical-chic per antonomasia, “Parla con me”. Nonostante questo gli intellettual-chic rimangono scettici, preferendogli il più metafisico Capossela. A cui viene, di tanto in tanto paragonato. Mentre il popolo lo ama: ha all’attivo due album di successo (Bar della rabbia e Supersantos) con annessi tour. Anche questi acclamatissimi. Sta portando in giro uno spettacolo dal nome eloquente Corde: Concerto per sole chitarre, in cui viene accompagnato da musicisti del calibro di Fausto Mesolella, Alessandro Chimienti e Tony Canto.

Sei abituato a cantare accompagnato da diversi strumenti. Perché questa volta solo chitarre?
È una cosa che avevo in mente da tempo: spogliare le mie canzoni per riproporle al pubblico come sono nate. Il momento era perfetto, anche perché sto lavorando al nuovo disco che uscirà il prossimo inverno: ripartirò con una tournée con i suoni dell’album.

Come sono andate le prime due date del tour?
All’inizio ero molto spaventato, ma sono state un successo enorme: il pubblico è entusiasta. E poi sono accompagnato da grandi musicisti, con arrangiamenti forti che fanno uscire bene voce e testi. Posso giocare col tempo, rallentare, accelerare e seguire l’emozione del momento. Cosa che non ti è concessa quando fai un concerto arrangiato con la band.

Molto più teatrale, quindi?
Sì. Infatti il mio timore era che venisse a mancare il momento della festa. Che invece esce fuori molto bene e in modo più diretto. Privilegiando i testi.

Nascono prima loro o la musica, di solito?
Non ho una regola. Solo a volte mi capita una magia: mentre suono una musica, questa mi evoca le immagini, e quindi le parole.

C’è chi ti definisce l’erede di De Gregori, chi il nuovo Capossela. Tu come ti definisci?
Penso di non avere ancora un’identità definita, sto facendo una ricerca.

Ti senti un cantastorie?
Anche: a volte uso le storie per parlare di concetti, esprimere idee. I miei racconti sono veicoli. Racconto la vita, quello che mi emoziona. A volte è un grido, a volte un lamento, altre un sussurro. Ma viene sempre da una forte esigenza espressiva.

La tua musica spazia dal blues, alla taranta, fino a suoni balcanici e agli stornelli romani. Hai viaggiato molto o hai ascoltato molta musica?
Dai 20 ai 29 anni ho girato con la chitarra per i locali: ho ascoltato tantissima musica e tutt’ora lo faccio. La mia passione è sentire nuovi dischi. Ho formato il mio gusto ascoltando dalla musica africana a quella balcanica, fino alla brasiliana. Dopo l’uscita dei dischi ho ricominciato a fare viaggi musicali: dalla Bolivia, al Perù, a Cuba. Ho conosciuto un sacco di musicisti e ogni volta mi arricchisco umanamente e musicalmente.

Quanto del tuo successo lo devi a Serena Dandini?
Per l’inizio delle mia carriera, molto. Mi ha visto a teatro, è venuta da me e mi ha chiesto se volevo andare in televisione. Poi ci ha creduto e mi ha dato moltissimo spazio. Lì mi ha notato la Universal ed è partito tutto.

Avresti mai provato un talent?
No. Non mi piacciono, usano la musica come scusa: montano dei casi umani per cui magari va avanti chi è più strano o chi ha la storia più particolare. Mi sembra una spettacolarizzazione della musica che sento lontana da me.

Ma come fa un giovane talento a farsi sentire, oggi?
Mi rendo conto che per molti possa essere un trampolino di lancio, quello. Ma oggi abbiamo Internet che è molto potente e diretto. Se uno non vuole correre il rischio di essere stuprato artisticamente, può provare con un proprio canale. Sento parlare di crisi: quella vera in Italia, più che economica, è culturale. In più le major, i talent e i mass media, se non sei standardizzato ormai non ci provano nemmeno a considerarti.

Mannarino a Sanremo come lo vedi?
Male…

“Ce dicono de vive da morti, per poi resuscità”, lo canti parlando della Chiesa in Serenata lacrimosa. Questo Papa potrebbe cambiare qualcosa?
Mi sembra un testimonial, un ottimo testimonial: la chiesa ha capito che se non faceva ste cose perdeva un sacco di soldi. Sono bravi comunicatori, sennò non si spiega cha da duemila anni stiano sulla cresta dell’onda. Ottimo marketing.

Tra poco eleggeranno il nuovo Presidente della Repubblica. Tu chi vorresti?
Mi piacerebbe una donna. Non so chi, ma ce ne sono tante brave, autorevoli e colte al punto giusto. C’è un problema culturale rispetto alle donne in questo paese, per colpa anche di un cattolicesimo che le ha sempre considerate sottomesse e inferiori. Sarebbe bel un segnale.

In bocca al lupo per il tuo tour per sole chitarre.
Grazie mille: crepi!

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