Interviste

Cesare Cremonini in tour: «Devo esprimermi anche sul palco»

È un anno importantissimo, il 2012, per la carriera di Cesare Cremonini. Il suo quarto disco è stato talmente apprezzato dal pubblico da spingerlo verso il primo tour nei palazzetti, traguardo ambito e meritato che premia la costante crescita del bolognese. Prima che tutto questo si materializzasse, abbiamo parlato con lui dell’album, La teoria dei colori, di live e di cosa ci sia dietro una canzone. Le sue parole, col senno di poi, suonano profetiche. Con uno come Cesare capitano anche queste cose.

intervista cesare cremonini

ph. Alessio Pizzicannella

Uno come Cesare non vuole sentirsi consacrato. Non voleva prima che La teoria del colori venisse accolto come uno dei migliori dischi del 2012 tra quelli pubblicati in Italia – lo dicono i numeri e lo dice l’entusiasmo con cui tutti ne hanno parlato, a partire dal sottoscritto. Non voleva prima che Il comico, singolo di lancio dell’album, finisse dritto al numero 1 in classifica e non ci lasciasse tregua, complici le stazioni radio, per settimane. Non voleva prima che i risultati di questi mesi, che confermano il trend degli ultimi anni, gli dessero le certezze necessarie per programmare il suo primo tour nei palazzetti – quelli grossi come il Forum di Assago (Milano) e il PalaLottomatica di Roma. Non vuole nemmeno adesso che è diventato uno degli unici due artisti artisti trentenni consacrati (l’altro è Tiziano Ferro). Perché teme le tiepide sensazioni che prova chi si sente arrivato. Uno come Cesare preferisce sentire il fuoco bruciargli dentro il petto.

Uno come Cesare non ha paura di esporsi. Nonostante sia più sicuro nascondersi dietro qualche dichiarazioni di facciata, come alcuni suoi colleghi fanno abitualmente, ti serve la sua verità su una tavola imbandita. Nonostante frasi come «a 32 anni ho piena coscienza dei miei mezzi e scalpito» siano facilmente fraintendibili. Solo che non ci sono alternative. Uno come Cesare vive consapevolmente l’istintiva tensione alla verità che è la conditio sine qua non di un artista. Uno come Cesare ti accoglie nel suo studio di Casalecchio, casa sua, ed è lui a essere emozionato.

Visto che sei un romanticone, leggendo il titolo del disco ho pensato che ti fossi ispirato all’omonimo saggio di Goehte, una caposaldo del romanticismo.
Goehte non c’entra. Il titolo dell’album è nato da un aneddoto, come accaduto anche per quelli precedenti. Io e il mio produttore (Walter Mameli, ndr) abbiamo sempre cercato di fare dischi monocolori, con un’identità precisa. Ma non ci siamo mai riusciti. Ci vengono fuori eterogenei, album che spaziano molto. Per cui abbiamo deciso di metterlo nero su bianco: questa è la nostra “teoria dei colori”. Siamo nell’ambito del pop cantautorale, ma non ci mancano i riferimenti al jazz, vedi Nel Sole, al rock’n’roll inglese, vedi Ecco l’amore che cos’è, al cantautorato in stile Gino Paoli, vedi Amor Mio. Insomma, il titolo è una dichiarazione d’identità artistica.

Sei davvero così romantico come sembra?
Molte mie canzoni posso essere interpretate diversamente da quello che significano per me. Forse perché sfociano in qualcosa di differente rispetto al presupposto da cui parto. Anche se prendono la forma del racconto di una storia tra un Lui e una Lei, per me rappresentano quasi sempre altro. Penso a Il comico: io ci leggo un sottotesto diverso da quello che può sembrare ascoltando le parole del brano. Quando l’ho scritta non pensavo ad una canzone d’amore.

Cosa intendi per “sottotesto”?
Prendi 50 Special. Credo sia stata una canzone generazionale, perché ha raccontato, nella sua semplicità e nella sua leggerezza, l’enorme desiderio di libertà e autonomia che qualunque adolescente prova. Per chi lo è stato a Bologna a metà anni Novanta, i colli erano davvero il confine del mondo, ma è simbolicamente un momento di vita in cui siamo passati tutti. Questo è il sottotesto, un mondo di sogni e di vita enorme, anche se il messaggio immediato è più semplice: “È bello andare in giro per i colli bolognesi con una Vespa”.

C’è il rischio che il pubblico non comprenda il sottotesto?
È difficile che arrivi sempre alle persone, a meno che non siano particolarmente attente alla vita dell’artista, alla sua storia, e capiscano particolarmente bene il suo linguaggio.

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