Intervista Fiorella Mannoia racconta Sud Tour

Intervista Fiorella Mannoia Sud TourIl nuovo progetto artistico di Fiorella Mannoia – cominciato con un disco (Sud) e proseguito con un tour che da marzo a maggio copre tutta l’Italia – nasce da un presupposto: la verità non è per forza quella che ci spacciano come tale. Bisogna ascoltare più voci, verificare le fonti, indagare le informazioni che ci vengono indicate come uniche. È la strada verso la libertà. Ne abbiamo parlato con la cantante romana tra una data e l’altra del Sud Tour.

Sud, l’ultimo disco di Fiorella Mannoia, è stato scritto partendo da una nuova considerazione della storia del Meridione d’Italia, che è diventata poi il pretesto per puntare l’attenzione su tutti i sud del mondo. Si sviluppa come un crescendo di denuncia delle difficili condizioni in cui vivono tante persone, primi tra tutti quelli che sono costretti a lasciare il loro paese, che raggiunge il culmine con la canzone Non è un film – scritta da Frankie HI-NRG, nel disco è cantata in duetto proprio con il famoso MC. Il pezzo si è appena aggiudicato il Premio Amnesty Italia, che l’organizzazione non governativa indipendente assegna ogni anno al migliore brano sul tema dei diritti umani. Ma l’attenzione di Fiorella Mannoia per chi è meno fortunato non si limita ai testi delle canzoni. In tour, infatti, la cantante romana è affiancata sul palco dai ragazzi del Projecto Axè, che in Brasile si occupa di recuperare i giovani di strada attraverso una proposta pedagogica che li aiuta ad inserirsi nella società.

Hai presentato Sud spiegando che è nato dalla lettura del libro di Pino Aprile, Terroni. Quelle pagine ti hanno mostrato una nuova versione della questione meridionale e della nostra storia. Quale versione? Ho constatato che l’Unità d’Italia non è avvenuta come ce la insegnano a scuola e per me è stato scioccante. Non sapevo che il nostro Sud prima dell’annessione fosse ricco, opulento, moderno e all’avanguardia, non sapevo che i briganti fossero resistenti e non criminali, ignoravo il bagno di sangue e il saccheggio che questa parte del nostro Paese ha subito con il Risorgimento. Da questi elementi è scaturito il disco, che è anche un doveroso omaggio al Meridione. E’ stato un attimo poi allargare il pensiero e la denuncia a tutti coloro che nel mondo subiscono la stessa sorte da secoli e secoli.

Tornando alla situazione italiana, questa nuova prospettiva apre inevitabilmente il dibattito sull’educazione scolastica e sul mondo dell’informazione in generale. Io penso che l’informazione al giorno d’oggi non sia del tutto libera. Ci sono fatti di cui veniamo a conoscenza solo ora, anche a cent’anni di distanza, e chissà quanti non ne abbiamo ancora scoperti – basti pensare alla sentenza del processo sulla strage di Piazza della Loggia, a Brescia (gli imputati sono stati tutti prosciolti proprio qualche giorno prima dell’intervista, ndr). Tante delle informazioni che ci arrivano sono manipolate. Internet in questo senso è un grande aiuto, penso che al momento sia il mezzo più utile e proficuo per fare e avere libera informazione, anche se purtroppo è utilizzato solo al 2% delle sue potenzialità, così come capita anche con il cervello umano. La maggior parte delle persone usa la Rete per socializzare, e va benissimo, ma potrebbe essere sfruttata meglio, ad esempio per far venire a galla le notizie che ci nascondono. Bisogna aprire la mente e cominciare a dubitare di quello che viene raccontato dai media, è una ginnastica che forse in futuro ci porterà ad essere più liberi, anche nelle nostre scelte. Ovviamente poi ciò che si trova in Internet va valutato e verificato, ma in fondo tanto quanto andrebbero verificate le notizie che ci arrivano dagli organi di informazione istituzionali. Perché quest’ultime devono essere sempre accettate come vere a priori? Siamo veramente liberi solo se non diventiamo schiavi di un unico punto di vista.

La denuncia è uno dei fili conduttori del disco. Ma i toni sono sobri e composti, come accade sempre nelle tue canzoni, nonostante la grande carica emotiva dei brani. Io credo che si possa dire tutto con educazione e rispetto. Canto alla mia solita maniera, e la carica maggiore l’ho lasciata a Frankie HI-NRG con Non è un film. L’ho chiamato apposta perché sapevo che avrebbe parlato in maniera diretta e sarebbe andato al cuore del problema, nessuno meglio di lui avrebbe potuto fare in quel modo. Anche nelle altre canzoni si tratta il tema dell’immigrazione, ma con metafore e immagini, mentre Frankie ci è andato giù duro.

Per interpretare quel brano hai dovuto adeguarti al rap. È stato difficile imparare a cantare in modo così diverso dal solito? Non sapendo rappare, ho provato e riprovato finchè non ho trovato questa formula che è una buona via di mezzo, accettabile direi. E’ stata una sfida, ma considerando la canzone credo che l’avrei fatto comunque, anche solfeggiando.

Durante il concerto di Torino, Frankie ti ha dedicato a sorpresa una canzone scritta apposta per te. Un bel regalo di compleanno (Fiorella è nata il 4 aprile, ndr)! E’ incredibile, ci avrà messo mezz’ora a comporla e in pochi minuti mi ha fatto un ritratto bellissimo. A parer mio è il più grande di tutti! Gli altri non me ne vogliano, ma nel suo genere sta un palmo sopra a tutti.

Guarda le foto del concerto di Fiorella Mannoia a Roma (24 marzo 2012).