Interviste

Gianna Nannini: That's All Right Mama pt.2

Ha costruito il suo presente mattone per mattone, lottando prima in casa, affinché i suoi affetti più cari riconoscessero le sue doti, e poi all’esterno, sui palchi di un’Europa abituata a pensare all’Italia come un il paese del sole e del mare, ma non certo come a una fucina di talenti rock. E così, dopo aver combattuto la propria battaglia personale al ritmo di chitarre e batterie, ecco che arriva Penelope Jane a rivoluzionarle la vita. Non deve essere facile abituarsi in età matura, dopo tanta indipendenza, allo status di mamma. «Una volta pensavo troppo a me e alla musica», conferma. «Ora sono un tutt’uno con la musica e con Penelope. È lei che mi fa scrivere ninna nanne rock tutto il giorno». C’è da aspettarsi un disco di melodie per bambini? In fondo Madonna si è messa a scrivere favole, dopo la nascita dei figli. La rocker nega categoricamente: «No, le mie ninne nanne sono solo per lei, anche perché non le registro e il giorno dopo le ho già dimenticate. A volte non ricordo di “essere una rockstar” ma la musica è una parte fondamentale della mia vita, questo non cambierà e i prossimi concerti saranno molto pieni di rock, amore ed energia».

IL SUONO DELLA VOCE

Gianna ritorna volentieri a parlare di se stessa e dell’importanza del lavoro svolto negli anni sulla sua voce: persino la sua tesi di laurea in Lettere e Filosofia, presentata a Milano nel 1994, affrontava questo argomento. “Il corpo nella voce – Relazioni corpo-voce in una prospettiva di antropologia musicale” è lo studio dell’allora 38enne Gianna e prendeva esempi come le cantanti Janis Joplin e le donne griotte del Mali, per dimostrare che esiste una relazione tra la voce e il corpo femminile nelle diverse culture. «Se pensiamo alla voce come un marchio dell’umanità, non si può prescindere dalla corporeità e dalla socialità». Uno studio che ha messo in pratica nella sua professione, cercando di lavorare sempre sulla propria vocalità, prima con Conny Plank e poi con Wil Malone. Una fisicità che con la gravidanza deve essere cambiata nella percezione e nella realizzazione dei brani di Io e te. «Ho un ottimo rapporto con il mio corpo», dice mamma Gianna, «e lavorare a questo album con il pancione è stata una sensazione unica e meravigliosa. Dal punto di vista “fisico”, la gravidanza aiuta l’emissione della voce e il canto: le corde vocali sono irrorate da una maggior quantità di sangue e quindi anche la voce ne trae beneficio». Un beneficio che ha influenzato anche il titolo dato all’album e al tour 2011 e che evidenzia i rapporti tra le persone: «Adesso ci siamo Io e te, uno davanti all’altro» spiega la Nannini, «non ci sono scuse, mezze verità, finzioni o imposizioni». Si tratta del tentativo di armonizzare i rapporti tra genitori e figli, come in quelli amorosi, nei conflitti che nascono e nelle aspettative spesso deluse. Ancora una volta, è l’invito a rispettare le differenze, piuttosto che andare verso la paura e l’omologazione. Un tema a cui Gianna crede molto, tanto da aver collaborato anche con il regista Giovanni Veronesi per la realizzazione del film Genitori e figli, di cui ha curato parte della colonna sonora. La canzone Scusa nasce proprio da una riflessione sui rapporti familiari: «Del testo se n’è parlato per telefono anche con Giovanni: “alla fine perché uno deve chiedere scusa? Se non fai nulla, non devi chiedere scusa, questa è la filosofia”. Chiaro? Ho scoperto che l’amore vuole dire “ti voglio tanto bene”, come il nuovo singolo. Ascoltatelo». La nuova vita materna piace talmente alla signora del rock che ha già dichiarato: «Mi piacerebbe avere un altro figlio. Io pensavo fosse un maschio all’inizio, perché avevo avuto un aborto l’anno prima, proprio quando è uscito Gianna Dream». Nel rivelarlo ora è serena: «Gli si era fermato il cuore, questo ora lo posso dire, non lo sapeva nessuno. Così anche questa volta pensavo a un maschio. Quando invece ho saputo che era femmina, dopo tre secondi ero entusiasta, pensavo di farle fare tutto quello che faccio io!».

L’EREDITA’

La piccola Penelope Jane, quindi, si ritrova in mano un’eredità tutt’altro che facile, specialmente se pensiamo all’impegno anche extramusicale messo in mostra dalla rocker toscana. Fin dagli anni 90, quando la sua carriera era già decollata, Gianna si è distinta come paladina dei diritti civili, e non solo a parole. I fan storici ricorderanno forse il 4 luglio 1995 a Roma, in cui la Nannini si è resa protagonista di una delle azioni più eclatanti di Greenpeace in Italia, per protestare contro la decisione del governo francese di riprendere gli esperimenti nucleari nell’atollo di Mururoa, in Polinesia. Lei, insieme a un gruppo di attivisti, si arrampicò su un balcone di Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia, e a dispetto degli ammonimenti del suo agente di lasciar perdere improvvisò un concerto di protesta. Nel 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York, la Nannini ha preso parte anche alla marcia della pace Perugia-Assisi. Non c’è da stupirsi quindi se, dopo il terremoto a L’Aquila del 2009, si sia mobilitata con colleghe cantanti come Elisa, Giorgia e Laura Pausini, per raccogliere fondi con l’iniziativa Amiche per l’Abruzzo.  Insomma, lei la faccia ce la mette sul serio quando si tratta di combattere battaglie importanti in cui crede. Ma la sua peculiarità è forse quella di aver mantenuto la propria identità grintosa e passionale di professionista del rock anche in situazioni “ludiche”, come quando ha interpretato l’inno del mondiali di calcio assiema a Edoardo Bennato. È stata lei a evocare grandi emozioni negli stadi di Italia ’90 cantando “Notti magiche inseguendo un goal”, nell’indimenticabile Un’estate italiana. Oltre a essere diventato il singolo più venduto in Italia nel 1990, il pezzo si è imposto anche tra i tifosi europei, ed è stato intonato dai supporter tedeschi alla fine di Germania-Portogallo 3-1, finale per il terzo posto dei Mondiali di Calcio 2006, ed è stato diffuso dagli altoparlanti durante la premiazione degli azzurri, trionfatori nella finale dello stesso torneo.

Clicca qui per leggere l’intervista completa a Gianna Nannini pubblicata sul numero di maggio 2011 di Onstage.

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