Interviste

Giorgio Panariello: «Con Inmezz@voi mi faccio vero portavoce della gente»

Intervista Giorgio Panariello tour in mezzo a voiDopo aver prestato i suoi personaggi e il suo carisma alla Tv, Giorgio Panariello torna a teatro con il suo nuovo spettacolo Inmezz@voi – partito a fine novembre, proseguirà anche nel 2013. Uno show che Giorgio stesso definisce interattivo, perché ha coinvolto e coinvolgerà il pubblico più di quanto gli sia capitato in carriera. Potere della Rete. 

Nella tua carriera sei sempre stato molto vicino alla gente, interpretando i ruoli più disparati, dal bagnino al riccone. Ora il nuovo spettacolo si intitola proprio Inmezzo@voi e ti mostra nella locandina nei panni di un operaio sui ponteggi con tanto di caschetto.
Questo titolo racchiude in sé molti aspetti di questo show, con cui ho amplificato quel contatto con la gente che mi ha sempre contraddistinto. Fa riferimento al fatto che ci sono dei posti a sedere per il pubblico anche sul palco, ma anche al fatto che l’ho coinvolto nella fase di preparazione. Durante la scrittura io e gli autori abbiamo chiesto il parere del pubblico su alcuni testi, attraverso Facebook o Twitter, e gli ho fatto scegliere i manifesti della campagna pubblicitaria. Ho persino indetto delle primarie per far decidere quale dei personaggi includere nella scaletta, quando c’era posto ancora per uno solo. E’ uno show che definirei interattivo.

Ci sarà quindi più spazio per l’improvvisazione?
Sì e non me ne sono mai concesso così tanta prima. Non avevo voglia di un copione da portare in giro uguale in tutte e 50 le tappe della tournée e ho cercato qualcosa che fosse motivo di continuo rinnovamento. Così, per ogni data, attraverso le radio locali, chiediamo agli ascoltatori cosa vorrebbero sentir dire sulla loro città e per ognuna lavoriamo il giorno stesso o i pochi precedenti per scrivere qualcosa a riguardo. È un work in progress con cui mi faccio vero portavoce della gente.

Mica poco di questi tempi… L’ironia può essere un buon modo per distendere un po’ i toni senza perdere di vista le problematiche del momento.
Certe cose dette da un comico fanno un altro effetto e a volte sono più efficaci di tanti discorsi seri. Il comico deve fare il suo lavoro di clown, perché questa è la sua natura e da là si viene tutti: a suo tempo il giullare si esibiva davanti al Re prendendolo in giro e tutti si divertivano. Ora accade la stessa cosa, senza secondi scopi. Grillo a parte, lui è un caso a sé.

Questo stare a forte contatto con la gente quali novità ha portato nel copione?
Abbiamo introdotto un nuovo personaggio, un esodato a cui la vita ha regalato questa “bella sorpresina” costringendolo a vivere per strada, e la parodia – non l’imitazione, mi raccomando! – di nuovi politici, come Matteo Renzi. A questi si aggiungono personaggi più leggeri e del mio repertorio, come il Pulcino Pio che finalmente si può vedere dal vivo.

I social network hanno avuto un ruolo nella preparazione di questo spettacolo, che tipo di navigante della Rete sei?
Più che un navigante direi che sono un naufrago che cerca di arrivare più vicino possibile alla riva con la sua zattera! Mi sono relazionato con Internet un po’ per forza, perché oramai non si può parlare della realtà facendone a meno. Una volta per divertire poteva bastare portare in scena un personaggio colorato, ora bisogna fare molto di più, perchè la generazione che ti trovi davanti non ti segue più dalla televisione, ma dal pc. Prima il papà era quello che ti insegnava a giocare con l’aquilone, ora è il contrario: sono tutti diventati dei deficienti in confronto a questi bambini che hanno un tablet già a 4 anni. Roberto Benigni che fa uno spettacolo pescando da un libro come la Divina Commedia è proprio una grande eccezione, perché quello con cui noi ci dobbiamo ora relazionare è per lo più Wikipedia.

Per certi versi nella società stanno scomparendo i ruoli classici.
Essendo meno definiti, lo sono anche quei tratti tipici su cui noi comici facciamo leva per far nascere la risata. E’ un po’ più difficile fare quello che io chiamo “l’esercizio Sordi”. Quando ho creato per esempio il personaggio di Naomo (che si dice sia Briatore ma in realtà non lo è) con il suo “Ciao Cici” e il buttare via i soldi volevo rappresentare quel nuovo mondo di imprenditori alla Ricucci che, essendo dei self made men senza famiglie importanti alle spalle, spuntavano fuori all’improvviso, come gli elicotteri da dietro le colline in Apocalypse Now. In quel frangente mi sono chiesto: “Se ci fosse qui ora Alberto Sordi (che è il mio mito) cosa avrebbe interpretato?” e così è nato quel personaggio. Quando parti da spunti reali finisce che non racconti più la storia del tizio che abita nel tuo paese, ma rappresenti una categoria di persone.

Per tornare alla Rete, stai per avviare proprio sul web un progetto dedicato ai giovani. Di cosa si tratta?
Ho molte idee che potrebbero andare bene per il cinema ma che non riesco mai a metterle in atto per mancanza di tempo. E’ un peccato che vadano perse e d’altra parte è impensabile affidarle a sceneggiatori affermati alla Brizzi o Veronesi, perché ormai sono diventati tutti produttori e sono impegnatissimi. Allora ho pensato di far lavorare i giovani di talento che ci sono di sicuro in Italia. Lancerò sul mio sito un plot, una piccola storia di cinque righe, e chi lo svilupperà meglio avrà la possibilità di lavorare con me per il cinema. E’ un modo per aiutarci a vicenda: io oramai ho 52 anni e ho bisogno di vedere un po’ come ragionano i ragazzi di oggi. E sono convinto che dove non arrivi tu devi farti aiutare, non si può avere la presunzione di poter fare tutto.

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