Interviste

Giovanni Allevi: «C'è un bisogno profondo di riscoprire la poesia nelle difficoltà»

Superate le polemiche con il mondo accademico, il Maestro Allevi è in giro con due spettacoli: la seconda parte del Sunrise Tour (legato all’ultimo disco, con orchestra) e le nuove date del Piano Solo Tour. Ci ha parlato del suo momento, umano e artistico.  

Intervista Giovanni Allevi sunrise piano tour 2013Com’è nata la scelta di portare avanti due tour in parallelo?
Fare due tour così diversi contemporaneamente è una follia. Cambia proprio l’approccio: con l’orchestra sono un bambino felice davanti al giocattolo più bello del mondo, mentre il pianoforte solo è il luogo del silenzio e della sfida ai miei limiti. Negli ultimi anni ho ridotto la mia presenza mediatica e attraversato un momento di buio psicologico per via delle feroci critiche ricevute cinque anni fa (dal violinista Uto Ughi, ndr), ma con Sunrise ho capito che la gente non mi aveva dimenticato e ho voluto ricambiare il suo affetto con nuove date del Solo Tour.

Con il Piano Solo Tour riproponi i tuoi successi. Che significato ha risuonarli oggi?
Qui subentra il mio concetto di onestà artistica ed intellettuale. Affronterò alcuni brani che non eseguo da anni e altri che non ho mai suonato davanti al mio pubblico, sono molto difficili tecnicamente e questa continua sfida mi affascina e mi spaventa. Ho anche cercato di rivoluzionare la tecnica, ispirandomi a grandi del passato e giovani virtuosi: vorrei ridurre i movimenti e ottenere un totale rilassamento dei muscoli, con l’obiettivo di produrre una grande energia con uno sforzo minimo, come in un’arte marziale.

Sunrise è il tuo primo disco con la presenza di un violino solista accompagnato dall’orchestra. Cosa ti ha spinto verso l’introduzione di uno strumento solista diverso dal piano?
Il mio grande accusatore è un violinista che mi ha scatenato contro una guerra totalmente insensata, così il mondo accademico musicale ha deciso di colpo che io fossi “il reietto”. E la mia anima ha reagito, a distanza, con una risposta che mi ha sorpreso. Un giorno mi sono svegliato con in testa una melodia per violino e orchestra – proprio lo strumento del mio accusatore – e così ho scritto di getto il primo dei tre movimenti che compongono il Concerto in Fa minore per Violino e Orchestra, l’opera della mia rivincita interiore. Quando l’ho diretto per la prima volta a Genova l’autentica ovazione finale del pubblico mi ha fatto piangere! Da allora non sono più lo stesso, dirigere questo concerto è come rivivere il tormento e l’estasi.

In Sunrise hai detto che sono evocati l’infinito (nella Sinfonia Concertante per Piano e Orchestra) e le passioni (nel Concerto in Fa minore per Violino e Orchestra).
Sono i due aspetti dell’essere umano. Ho voluto esaltarli e recuperarli, credendo di fare qualcosa di originale, ma poi mi sono accorto di aver riportato l’attenzione sui capisaldi del Romanticismo, che torna così ad essere attuale. Me ne accorgo nel contatto col pubblico ai miei concerti: c’è un bisogno profondo di riscoprire la poesia, l’umanità, l’incanto dell’esistenza, pur nella difficoltà. E’ necessario accettare le nostre passioni, i nostri desideri segreti, struggersi nel tormento, e al tempo stesso respirare, all’idea che ci sia uno spazio infinito oltre le vicende umane.

Hai specificato che nella parte per piano e orchestra c’è la tua libertà di espressione. In che senso? 
Se il violino è rosso il pianoforte è azzurro. Il primo rappresenta il gorgo delle passioni umane, l’amore, la dannazione dell’anima. Mentre il pianoforte, col suo timbro acquatico, conduce verso luoghi rarefatti ed infiniti, dove l’anima trova la libertà. Suonare la parte per pianoforte e orchestra è come galleggiare su uno specchio d’acqua e guardare il cielo, dimenticare il passato, il futuro e la propria identità ed espandere la percezione all’infinito.

In una recente intervista hai anche parlato di tensione verso la purezza, un ideale che ora senti molto.
Lungi da me puntare il dito contro chiunque: sono la persona più imperfetta e disordinata che ci sia. Ma detto questo, cosa è diventata la Musica? Gioco di potere, competizione estrema, tentativo esasperato di conquistarsi una ribalta mediatica a tutti i costi. Paradossalmente abbiamo creato un “mondo moderno” che non ha rispetto della nostra unicità ed umanità.  Per questo sento molto forte il desiderio di quella purezza che non vedo intorno a me e nemmeno più dentro di me, e a cui può ricondurci invece la Musica.

In queste nuove date del Sunrise Tour hai affidato la parte del violino solista a Natalia Lomeiko e Reiko Watanabe, due donne e musiciste di fama internazionale.
Mi hanno espresso loro il desiderio di interpretare il mio concerto. E’ stato un gesto di grande coraggio, perché la mia scrittura violinistica è votata al virtuosismo, quindi per nulla facile da eseguire. Soprattutto alla presenza del compositore, insolitamente in vita! Nel caso del mio concerto il ruolo direttoriale è infimo rispetto all’impegno richiesto al solista. Se pensiamo all’orchestra come a una piccola società in scala ridotta, vedremo finalmente all’opera due Presidentesse della Repubblica, o meglio due Regine.

In febbraio hai partecipato a Milano ad un workshop sulle problematiche del processo creativo. Quali sono quelle con cui si scontra Giovanni Allevi?
C’è un freno a mano ideologico, nel mondo accademico musicale: fai tutto, ma non ti permettere di fare come Mozart, che è Dio. Per questo sono accettati compositori che scrivono musica brutta, “sperimentale”. Perchè non entreranno mai in competizione con la bellezza del passato e gli dei saranno salvi, così come i sacerdoti di questa religione, cioè gli esecutori e i direttori d’orchestra. Non voglio fare battaglie contro i mulini a vento, ma questo sistema non è creativo. Noi dobbiamo fare come Mozart, scrivere musica nuova con le sue stesse forme. Quel freno a mano ancora tirato è un grande problema per il processo creativo. Io me ne sono sbarazzato con gioia, e sono diventato “il reietto”. Vediamo come va a finire!

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