Interviste

Negramaro: Io sono perché noi siamo

Dopo aver posticipato il tour già sold out, la band salentina ha ripreso il suo viaggio, tornando alla grande. Abbiamo incontrato Giuliano Sangiorgi che, con il calore di sempre, ci ha raccontato l’operazione e l’emozione di continuare il sogno iniziato in una cantina. Prima tappa, Heineken Jammin’ Festival.

Ciao Giuliano. Prima di tutto, come stai?

Sto benissimo, meglio di prima direi. Ho già iniziato a cantare, facendo anche una sorpresa al concerto di Elisa. Mi sto riprendendo alla grande, sto andando anche piano rispetto a quello che posso fare, cammino con cautela, ma a livello medico e psicologicamente sono già pronto. Non vedo l’ora.

Era febbraio quando con una lettera ai fan, stupenda, hai comunicato l’imprevisto dell’operazione e lo spostamento del tour. Quanto è stato difficile prendere questa decisione?

L’intervento è un’operazione di routine, tantissimi si operano per questo problema. La mia carriera è iniziata vent’anni fa, è normale che nel tempo vengano problemi di logorio: lesioni da contatto, da usura, sono 20 anni che canto diciamo a “livello lirico”, infatti sono stato colpito dove vengono colpiti molti cantanti lirici. Questo piccolo problema – che non era grave – è stato risolto. È stato brutto dover spostare un tour quasi sold out praticamente in tutta Italia già da mesi prima. Tre date al Forum d’Assago, tre date al Palalottomatica Roma, e tutte le altre date piene: è stato un trauma incredibile. Per questo ho voluto muovermi nella maniera più sincera possibile, non usando comunicati stampa ma scrivendo una lettera attraverso il fan club, attraverso Facebook, insomma, ovunque si potesse comunicare a livello personale quello che stava succedendo. E il ritorno dei fan è stato incredibile.

Ora tornate all’Heineken dopo le esibizioni del 2005 e del 2006, questa volta come headliner: quali aspettative avete?

Anche le altre volte è stato stupendo: suonare prima degli Oasis e Smiths è un’esperienza fantastica. Certo, come headliner è un’altra cosa, ti accosti ai Coldplay e a Vasco Rossi. Questo non fa altro che confermare la nostra gioia di vedere come da quella piccola cantina si possa sognare sempre più forte. Non si arriva mai, da nessuna parte: si passa, è un passaggio importante. All’Heineken è un passaggio di anteprima in realtà, perché siamo già pronti per il tour di ottobre: facciamo di questo evento un momento importante sia a livello emotivo sia per sperimentare alcune cose nuove che abbiamo in mente.

Che tipo di set state preparando?

Sicuramente ci saranno brani nuovi, ma sarà una cosa un po’ insolita, perché festeggiamo a giugno 10 anni di attività insieme, del nostro sogno, proprio nell’evento che sarà l’Heineken potremmo portare un’idea di quello che è stata la nostra storia passando per il nuovo disco: sarà anche un test per il nuovo un set up da festival, perché abbiamo uno staff nuovo, tra i videomaker e le luci sarà uno staff inglese, che ha lavorato con Beck, Björk. Sarà tutto un assaggio di quello che faremo nel tour.

Che differenza ci sarà tra Heineken e il Casa 69 tour?

L’Heineken sarà più una festa, un ritorno che attraverserà tutti i momenti della nostra storia musicale, un evento festa. Il tour, invece, avrà un lato antologico, riprenderemo canzoni del passato mescolandole al repertorio di Casa 69. All’Heineken proporremo tutto il lavoro che abbiamo preparato fino ad oggi, in anteprima. Sarà un set up da festival porteremo quello che è giusto portare in un festival. Il Casa 69 Tour sarà uno spettacolo molto più rock e snello.

Casa 69 è un album consapevole, dopo il concetto di tempo e spazio, in questo disco vi siete concentrati sull’Io. Nel brano title track, dici «Sono anni di merda» e in un’intervista alle Iene hai detto che per certi aspetti quest’Italia ti fa schifo. Quali sono questi aspetti? E come si muove l’io in questi anni di merda?

Penso che in tutti questi anni di merda ci sia anche una ginestra, c’è sempre una cosa positiva: c’è chi vincerà questo temporale e saremo noi, noi persone, noi italiani. Io credo nel lato umano del popolo italiano. Gli aspetti che mi fanno schifo ai quali mi riferisco, è che in primis le piazze stanno un po’ morendo, i centri, i centri storici pazzeschi. La bellezza della vita italiana, Roma su tutte, credo sia stata un esempio per tutte le altre società, per tutto il mondo. Si sta perdendo la vita in mezzo alla strada, alla gente. Questo contatto diretto è importantissimo. Mentre anni di merda, si riferisce ai periodi che ognuno può vivere nella sua vita. Non penso sia tanto difficile capire che ora l’uomo politico si stia facendo i cazzi suoi, che stia pensando veramente poco. C’è un abuso della parola ‘libertà’ in tutte le salse politiche, viene proposta come ideale, ma se la libertà deve essere ‘commerciale’ a discapito di tutti, di altri individui, non è più libertà. Secondo me il popolo italiano, tutti noi, dovremmo essere rieducati alla libertà sociale. Parlare di libertà, difendere la libertà mi intimorisce, perché se c’è bisogno di sostenerla vuol dire che non ce n’è.

Secondo me è forte, all’interno dell’album, il concetto della forza del gruppo rispetto al singolo, soprattutto come crescita culturale. È questo il messaggio che volete portare?

Casa 69 è il disco della libertà sociale. ‘Io’ non esiste senza di ‘noi’: stare insieme, condividere, non a caso abbiamo scelto il nome Casa 69, abbiamo voluto partire da un luogo che è una casa. Dal nostro piccolo esempio dove tutti noi viviamo. In un contesto così familiare con persone che di familiare non hanno niente. Ora ti portano a pensare che non è possibile, oggi è tutto ‘io’, da solo, a casa, devi avere tutto a disposizione. Ti vogliono far credere di non aver bisogno dell’altro.

Anche a livello musicale è un album che vira rispetto alle sonorità de La finestra: da dove arriva questa esigenza artistica?

Credo che la crescita sia ovvia finché ti confronti, parli, suoni, crei e condividi con le altre persone, perché è naturale crescere. Quasi non ci dovremmo stupire di una crescita in un contesto come questo. Se, invece, ci si chiude da soli in una stanza, c’è una decrescita incredibile. La vera forza è il ‘noi’, non l’io.

 

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