Interviste

Davide Toffolo: «Le canzoni dei TARM sono pure, disegni della realtà, non foto»

intervista tre allegri ragazzi morti tour 2012Un viaggio musicale dal folk al dub, storie blues e naif sulle cose perdute e sui futuri negati: questo è Nel giardino dei fantasmi dei Tre Allegri Ragazzi Morti, l’ottavo album della band mascherata più longeva dell’indie italiano. Davide Toffolo, anima e voce del gruppo, ci racconta della nascita del progetto e del nuovo tour.

Da Primitivi del futuro a Nel giardino dei fantasmi: da una trasformazione a qualcosa che è già finito. Una scelta tutta artistica o la situazione è davvero così pessima?
Il giardino dei fantasmi è un po’ il nostro giardino personale e anche il nostro giardino collettivo. Ci sono dentro tutti i fantasmi musicali che abbiamo incontrato. Dal rock al reggae, dal folk al dub. Penso che la musica indipendente in questi anni sia stata la vera musica popolare della nazione. Perché è riuscita a cantare la realtà attorno. Anche noi lo facciamo. A modo nostro. Che è unico e fantastico.

Sembra esserci un maggior attaccamento alla realtà, nella formazione e nel cantato dei testi. Perché i fantasmi come tema portante e chiave principale?
Sono sempre bozzetti le nostre canzoni, cioè disegni della realtà, non foto. Io sono un disegnatore di fumetti e scrivo da disegnatore. I fantasmi sono quello che non abbiamo più, i nostri futuri negati, la musica che ci piaceva, le persone che abbiamo perduto. Ma sono ancora con noi. Nel nostro giardino le puoi ritrovare.

Diversi brani non possono non rievocare la matrice etnica ed esotica cui fanno riferimento: luoghi lontanissimi necessari per rievocare una fisicità diversa/necessaria?
L’esotico è ormai nel nostro quotidiano. A Pordenone c’è la comunità Tuareg più grande d’Italia. Alcuni blues esotici sono ispirati alle sonorità di questo mitologico popolo. Hai mai ascoltato Tinariwen? Io da un po’ di tempo non ascolto altro. Comunque credo che esotico sia un aggettivo buono per capire il brano.

L’album ha, ancora una volta, un sound nettamente diverso dai precedenti. Ma alcune canzoni, fin dal primo ascolto, sembrano essere sempre state insieme. Come riuscite, nel continuo rinnovo, a mantenere un legame così stretto con l’origine del vostro stile?
Credo che le canzoni dei Ragazzi Morti siano pure. Vengono scritte in balia dell’ispirazione più naif. È questo a rendere i nostri brani, almeno quelli più riusciti, praticamente dei piccoli classici. Siamo diventati un classico italiano, almeno credo. I ragazzi che cercano musica ‘altra’, un periodo della loro esistenza lo passano con noi nelle orecchie e nel cuore.

Sono già note le date di dicembre del prossimo tour, un totale di sei. Quante avete in previsione di farne?
A dicembre cominceremo dal Rivolta di Marghera e poi suoneremo a Milano, Roma, Firenze, Bologna e Torino. Poi riprendiamo a febbraio, marzo e aprile in tutti i club della penisola. E isole, si intende. Siamo un gruppo fortunato. C’è sempre gente nuova ai concerti. E poi l’estate. L’estate italiana, quella calda e piena di meraviglie. Ma ora ci aspetta l’inverno. Suonare assomiglia agli altri lavori, ma in verità non c’entra nulla con gli altri lavori. Te lo garantisco io che lo faccio da tanto.

La maschera da ‘Allegro Ragazzo Morto’ ogni tanto va tolta. È mai capitato a qualcuno di voi di non volerla mettere più? Potrebbe mai capitare?
La maschera da Allegro Ragazzo Morto è una super identità. Come la maschera dell’Uomo Ragno o dei lottatori di wrestling. Il valore è nella maschera, non nella persona che la indossa. Qualcosa di più astratto che serve a essere migliori. Tu ne hai avuta una? La nostra gente viene ai concerti con la maschera, è una specie di rito collettivo.

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