Interviste

Intervista a Noel Gallagher: Gli Oasis non si riuniranno, almeno per ora

28 agosto 2009, Rock En Seine, Parigi. Nei camerini, Liam e Noel Gallagher si prendono a colpi di chitarra pochi minuti prima di salire sul palco. Mancano tre dalla fine del tour, ma gli Oasis si sciolgono. Da allora, le strade dei fratelli si dividono, con reciproca soddisfazione. Eppure, già si parla di una possibile reunion nel 2015 per festeggiare il ventennale di (What’s The Story) Morning Glory?. Noel nega: adesso che è finalmente solo, vuole restarci. Quindi niente più Oasis in futuro. Forse.

È il 1968. Mentre il mondo è attraversato da movimenti di protesta e nelle cantine si formano gruppi destinati a segnare la storia della musica, dai Deep Purple alla Plastic Ono Band, George Harrison registra a Bombay un album in cui s’incontrano musica indiana e occidentale. L’ex Beatle, in pieno trip orientale, realizza questo progetto per la colonna sonora di Wonderwall, pellicola d’esordio di quel Joe Massot che nel ’76 firmerà The Song Remains The Same, film-concerto dei Led Zeppelin’. Ventisette anni dopo, da una cantina dei sobborghi di Manchester, escono due ragazzotti rissosi, occhiali tondi alla John Lennon e spocchiosa saliva nascosta dentro un chewing-gum. Hanno in mente l’India, la chitarra a 12 corde, A Hard Day’s Night e il lavoro di Harrison. Sono Liam e Noel Gallagher e quella strana parola, “wonderwall” – pronunciata da Lennon durante un’intervista al posto di “wonderful” – diventa il titolo della canzone più famosa della loro band, gli Oasis. Oggi il gruppo non esiste più perché i fratelli-coltelli hanno separato le loro strade: Beady Eye per il primo, progetto solista per il secondo.
In mezzo, la rissa di Parigi al Rock En Seine. «È con un po’ di tristezza e grande sollievo che vi comunico che questa notte lascio gli Oasis. La gente scriverà e dirà quello che vorrà, ma semplicemente non potevo lavorare con Liam un giorno di più. Le mie scuse a tutte le persone che avevano comprato i biglietti per Parigi, Costanza e Milano». Con queste parole Noel si allontana dalla creatura con cui ha pubblicato 11 album, venduto circa 70 milioni di copie tra singoli e album, piazzato 22 brani consecutivi nella top 10 inglese (di cui 8 al primo posto) e raccolto 15 NME Awards, 6 Brit Awards, 9 Q Awards e 4 MTV Europe Music Awards. Un colpo per tutti.
Due anni dopo, il 6 luglio 2011, con una conferenza stampa all’Electric Cinema di Portobello, a Londra, l’ex Oasis annuncia il suo primo album solista, Noel Gallagher’s High Flying Birds, pubblicato poi il 17 ottobre. Il disco vende oltre 120.000 copie in 6 giorni, diventando il secondo più venduto al mondo nella prima settimana d’uscita. Così, senza rimpiangere gli Oasis (piuttosto suo fratello, che nel 2011 sembra avere nostalgia dei bei tempi che furono), spavaldo e un po’ buffone come sempre, Noel si riprende la scena. Compresa quella live. Il primo concerto in Italia – a Milano lo scorso autunno – è sold out e così ci vogliono altre due date a marzo, Roma e per soddisfare la richiesta. Lo stesso identico meccanismo si ripete ovunque in Europa. (continua, clicca in alto a destra)

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