Interviste

Irene Grandi torna a Sanremo con Un vento senza nome

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Nella seconda serata del Festival di Sanremo 2015 tocca anche a Irene Grandi presentare il suo inedito Un vento senza nome. L’abbiamo intervistata prima di salire sul palco.

Dopo cinque anni torna al Festival Irene Grandi con Un vento senza nome, titolo anche del suo nuovo album, composto da undici inediti. Un disco che mostra una nuova Irene. Un album intimista che scava nel profondo dell’animo della cantante toscana per riversarsi su una voce meno graffiante, ma sicuramente più vellutata.

Un vento senza nome, il tuo album, oltre a quella di Saverio Lanza vede anche la firma di Cristina Donà. Com’è nata collaborazione?
Amo il suo modo “logorroico” di dire le cose, la sua spontaneità, avere tante immagini a disposizione, mentre di me le piace il mio essere diretta e sintetica. Il brano che apre il mio nuovo disco, A memoria, è una sua composizione ed è il giusto mix fra le nostre attitudini, trovando anche punti in comune, come l’introspezione, l’amore per il dettaglio, l’ascolto dell’altro, cose che ho affinato in questi anni lavorando su me stessa. Ecco perché i cinque anni di assenza, a eccezione della parentesi con Stefano Bollani.

Anche lo spirito con il quale affronti il tuo quarto Festival è cambiato?
Sì, ora sono quasi più contenta di esserci, di partecipare. Non ho l’ansia di vincere e non sento la competizione. Il Festival lo vivo come una bella occasione di presentare qualcosa di mio, dopo tutti questi anni, che per me sono stati il tempo giusto. Non voglio più spaccare lo schermo, voglio arrivare con l’emozione e con la serietà del messaggio: dopo la sofferenza si può voltare pagina, perché solo in quel momento si può migliorare e fare un passo avanti.

La protagonista del tuo brano sanremese, è una parte di te, legata al passato. Sei certa che non tornerà?
Mi sono ispirata a tutte le donne, alle loro storie, vicine o lontane a me. Volevo rivolgermi a tutte quelle che hanno coraggio, anche solo di crescere, di cercare e capire se quello che stanno facendo porta a un miglioramento personale.

La parentesi Bollani è stata la spinta per questo viaggio dentro te stessa?
Sicuramente sì, suonare con lui e seguire i suoi consigli, cercando un timbro più caldo e vellutato mi è sicuramente servito. Anche la tournée con Saverio Lanza mi ha aiutato a cercare questa nuova armonia. Questo brano sanremese sembra una naturale continuazione, anche se è stato composto circa un anno e mezzo fa.

Nel disco ci sono diverse atmosfere: da quelle british fino al pop, passando per il funky e la dance. Qual è il punto di congiunzione?
Credo di essere io il fil rouge che collega le varie atmosfere del disco. Vedo la mia personalità come un prisma. Mi piace scoprire tutti i miei lati, non solo quello solare, trasgressivo, on the road e irruento. Crescendo ho scoperto di avere delle risorse celate nel mio intimo. La mia voce ha acquisito più profondità e un vellutato che prima non avevo, perdendo l’esplosività dell’inizio. Ora ho più necessità di dire, di non gridare.

Qual è stato il luogo fisico dove ti sei estraniata e fermata per tirare le fila? Mi riferisco per esempio all’isola d’Elba dove hai girato il video Un vento senza nome.
Per me l’Elba è stata come un’iniziazione, ogni volta che ci vado torno con maggior consapevolezza, il suo essere selvaggio, la sensazione di essere in un luogo protetto. Da lì è nato il brano Paura non ho per Tiziano Ferro che lui poi ha inserito nel suo album.

A maggio parte il nuovo tour nei teatri
Esatto, è un po’ una seconda Irene, il teatro è una bellissima scoperta che va di pari passo con questa nuova atmosfera, anche più femminile. E questa evoluzione musicale va di pari passo col mutamento caratteriale, dove ho smussato alcuni lati del mio carattere.

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