Interviste

Dove vanno i soldi raccolti da Italia Loves Emilia? Rispondono gli organizzatori

Italia Loves Emilia soldi organizzatoriQuello che per due volte è stato il regno incontrastato di Luciano Ligabue è diventato per una sera il centro dell’Italia musicale che non sta a guardare, che vuole impegnarsi in una buona causa. Come Italia Loves Emilia (guarda le foto e leggi il racconto del concerto). E per tredici big nostrani che sono saliti sul palco (il 14° doveva essere Laura Pausini, che ha dato forfait all’ultimo a causa della gravidanza), ci sono stati 150mila spettatori venuti da ogni dove, doppiamente felici per il fatto di aver assistito a un evento musicale dando al contempo una grossa mano a una intera regione che prova a rialzarsi dopo la tragedia del terremoto. Tra paletti burocratici, imponenza dell’operazione, gestione dei soldi raccolti, e qualche piccolo equilibrismo necessario a gestire tante stelle, mettere in piedi un’impresa del genere non era una cosa da tutti. Ci hanno pensato Ferdinando Salzano, patron di Fep Group (uno di più importanti promoter italiani) e Claudio Maioli, manager storico di Ligabue, che hanno curato l’organizzazione dell’evento. Pochi giorni prima di Italia Loves Emilia, hanno risposto alle nostre domande.

Partiamo dal principio: chi ha avuto l’idea?
Claudio Maioli: Diciamo che il semino è stato deposto da me, che sono emiliano, e da un messaggio postato da Ligabue sul suo sito dove diceva che avremmo tentato di fare qualcosa. Questa è stata la scintilla, ma nel momento in cui ho lanciato l’idea a Ferdinando non solo l’ha condivisa ma l’ha anche accettata subito.

Dal proposito di fare “qualcosa” all’organizzare un concerto il passo è stato breve?
C.M.: Sono subito arrivate risposte da una serie di artisti, alcuni nostri, altri di Fep, che si sono dichiarati disponibili. Quando arrivano così forti le onde non possono essere contenute ma solo cavalcate e quindi abbiamo deciso di lanciarci. In un paio di giorni abbiamo messo insieme il cast e a quel punto i giochi erano fatti, ben sapendo che sarebbe stata un’impresa unica nel suo genere.

Come siete arrivati al numero di quattordici artisti?
Ferdinando Salzano: Lo abbiamo deciso esclusivamente pensando a quattro ore di musica con un numero adeguato di canzoni per ognuno. L’importante era che il gruppo di cantanti fosse gestibile. E già così siamo al limite perché abbiamo quattordici padroni di casa…

Anche se, visti i precedenti, la casa sembra più quella di Ligabue.
C.M.: Invece sin dall’inizio Luciano ha specificato di non voler essere il padrone di casa lasciando che ognuno si sentisse calato in questo ruolo. Anche da questo deriva il titolo “Italia Loves Emilia”: sono gli artisti italiani i protagonisti, ogni cosa deve essere condivisa da tutti.

Avete chiuso alla quota di 150mila biglietti nonostante la location sia uno spazio aperto e ci fossero ancora molte richieste. Come mai?
C.M.: Ci sono dei limiti di sicurezza perché, anche se si tratta di un grande prato, bisogna pensare che da quel grande prato devono entrare e uscire decine di migliaia di persone. In termini fisici non esisterebbe una capienza di un luogo come quello però, insieme al questore e alle forze dell’ordine, abbiamo dovuto porre dei paletti.

In una situazione di questo tipo è ovvio che chi rimane fuori si lamenti. Penso a Gigi D’Alessio o Mario Biondi che hanno protestato pubblicamente.
C.M.: E non sono stati di certo gli unici. Nei giorni e nelle settimane successive, privatamente o pubblicamente, più di qualcuno ha chiesto come mai non potesse venire. O chiudevamo a una cifra precisa oppure aprivamo a tutti. Ma a quel punto chi poteva decidere quando dire basta? Perché fermarsi a quindici o venti artisti e non a cinquanta? E siccome credo che chiunque ha comprato il biglietto voglia ascoltare almeno tre canzoni per artista, la gestione della cosa sarebbe diventata impossibile.
F.S.: Oltretutto quando c’è di mezzo la beneficenza si ha sulle spalle un peso dieci volte superiore, anche per chi fa il nostro mestiere, perché bisogna mettere da parte interessi commerciali o di lavoro quotidiani. Personalmente mi sono sentito in serio imbarazzo di fronte ad artisti con i quali lavoro abitualmente e che, per vari motivi, sono rimasti fuori. Però per essere davvero cristallini e inattaccabili era fondamentale che il numero dei cantanti rimanesse tale e così è stato da quando li abbiamo annunciati a giugno. (clicca qui sotto a destra per continuare a leggere)

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