Interviste

J-Ax (vs Giusy Ferreri)

IL FATTORE X CE L’HO IO!

Metti uno controcorrente e anticonformista come J-Ax davanti a una come Giusy Ferreri, esplosa grazie a un reality televisivo. Metti che questo avvenga dopo che l’artista milanese ha avuto “problemi” con uno dei concorrenti di quel programma. Metti che i due si stimino (molto) nonostante appartengano a mondi musicali completamente differenti. Cosa succede? Che la chiacchierata tra i due è sincera e trasparente come raramente capita.

A cura di Francesca Vuotto

Ciao Ax… Eccoci qua, stiamo per iniziare l’autopsia dell’alieno… Diciamo che sono qui nelle vesti di giornalista, nel caso dovesse andarmi male in futuro con la musica! Ma smettila… Dai, cominciamo. Sono molto contenta di essere in tua compagnia perché ti stimo tantissimo. Come sai, io lo dico sempre che tu hai cambiato le cose… Parliamo di questi quattro concerti di Milano. Te lo aspettavi? Avevo previsto di farne uno, ne sognavo due, ma quattro non li immaginavo neanche. Credo che sia merito di una componente particolare degli ultimi miei dischi. Mi è già capitato di avere un air-play radiofonico fortissimo, ma poi magari non riuscivo a riempire del tutto le location dei concerti. Le canzoni di questo disco sono fatte per essere suonate dal vivo. Volevo arrivare proprio a questo, sento che nella tua musica ultimamente c’è una forte componente rock, oltre all’hip hop. Dopo Domani smetto (penultimo album degli Articolo 31, ma considerato da J-Ax il suo primo da solista perché curato interamente da lui, nda) ho scritto delle belle canzoni, ma non ero a fuoco musicalmente. Rap’n’Roll invece parte da un concetto e una dinamica di vita, un disco con un titolo così hai voglia di sentirlo dal vivo. Quando ho ricominciato a fare concerti, io e la mia agenzia ci siamo detti “Vediamo un po’ la credibilità live”. Sono partito dai club rock, dove c’era il mio pubblico, ma anche persone che vanno abitualmente ad ascoltare i concerti. Quali sono gli elementi necessari per ottenere un seguito del genere? Ci deve essere un disco bello, che piace e che ha venduto, una serie di canzoni che tirano e che vanno su YouTube, non è fondamentale che le passi la radio, e deve esserci anche un 10% di generici fruitori di concerti. Comunque è interessante l’andamento delle vendite. Perché? All’inizio andavano lentamente ma dopo il primo sold out la gente ha iniziato a comprare i biglietti molto in fretta. Consiglio a tutti gli artisti di non accettare un “deal” in cui le date non siano pubblicate almeno tre mesi prima, anche se non è sempre colpa dell’agenzia di promoting. Se l’informazione non è abbastanza incisiva, può essere deleterio per il tour stesso? Certo, se ti chiami Robbie Williams o Madonna, che ti attaccano manifesti che scendi a Linate e li vedono tutti, è un conto, altrimenti devi dare alla gente il tempo di sapere le cose. Non tutti hanno modo di controllare le tue date, uno magari passa due mesi di cazzi suoi prima che qualcuno gli dica “Oh, ma lo sai che c’è il concerto di quello che ascoltavamo quest’estate?” È proprio quello che sto vivendo, il mio percorso musicale è stato così veloce che la programmazione dei live arriva un po’ alla rinfusa. C’è da dire che facciamo riferimento ad un pubblico diverso. In effetti si. Io sono molto presente sul web e il mio fan si compra il disco quasi come un gesto di fede. Per le date è uguale, basta che le pubblichi sui miei siti. Internet? Internet dà l’indipendenza che sogna ogni artista, però a questo punto si apre una questione: se domani esce un album di Grigniani, dico un nome a caso, e qualche persona che conta in Italia decide che fa schifo, nessuno saprà che il disco è uscito, a meno che lui non abbia una forte presenza sul web. Quindi, in che percentuale un artista è danneggiato quando il “gotha” della musica che controlla radio e TV stabilisce che un nostro disco fa schifo? Io sono toccato relativamente poco, perché ho un mio network per comunicare.

Leggi il resto dell’intervista di Giusy a J-Ax sul numero di marzo di Onstage Magazine. Clicca qui

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