Interviste

Jack Savoretti: «Vogliamo portare le persone in un’altra dimensione»

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di Jacopo Casati
Foto di Francesco Prandoni

Ne è passato di tempo da quando Jack Savoretti si presentava in Italia durante la settimana del Festival di Sanremo 2014. Da allora il cantautore ha vissuto un’ascesa costante nel nostro paese, grazie a una serie di concerti «Tenuti anche nelle pizzerie e nei bar! Era una mia fissa riuscire a farmi conoscere anche in Italia. Ce l’ho fatta e ora tutta la mia band una volta ogni tre o quattro mesi vuole tornare. Piace a tutti noi sentirci italiani, per la gente e per l’atmosfera, non certo per quanti dischi vendiamo qui (risate, ndr)».

Gli fanno notare che ha suonato anche al Blue Note e non solo nelle pizzerie: «Ci abbiamo messo un po’ a fare il Blue Note e qualche teatro a dire il vero. Ora siamo pronti per andare anche in club più grandi (il 24 febbraio 2017 Jack sarà al Fabrique di Milano e il 26 al Carlo Felice di Genova) e per portare il nostro show a un altro livello. Vogliamo che le persone possano sentirsi in un’altra dimensione per un’ora e mezza. Vogliamo permettere loro di staccare la spina e immergersi totalmente nella musica e nelle canzoni che suoneremo».

Canzoni prese per la maggior parte dal recentissimo album di Savoretti, intitolato Sleep No More: «Per la prima volta sappiamo che c’è della gente che vuole ascoltare il nostro disco. Non ci è mai capitato prima e siamo tutti entusiasti di aver pubblicato questo lavoro. Abbiamo capito che era veramente arrivato il momento di puntare forte sulla nostra musica. Il disco ha un taglio internazionale e incorpora tutte le mie influenze: da quelle dei grandi cantautori italiani a quelle americane, dal pop-soul ai Fleetwood Mac, da Battisti a Paul Simon».

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In Sleep No More in effetti si apprezza un musicista al pieno della propria maturità artistica, capace di incidere pezzi tendenti a un pop molto diretto (When We Were Lovers), fino al trittico conclusivo (Any Other Way, Start Living In The Moment e Lullaby Loving) in cui emergono tutte le sue radici: «Sono terrorizzato dall’essere catalogato in un genere solo. Ho fatto di tutto per ricercare dei suoni che fossero distinguibili e immediatamente riconoscibili, allo stesso modo voglio offrire al pubblico ogni lato di me. Nei pezzi conclusivi si sentono le cose con cui sono cresciuto e che amo, io sono un insieme di tutto questo. Nelle produzioni moderne spesso ci sono dodici canzoni molto simili tra loro, al punto che sembra quasi di ascoltare sempre la stessa canzone. Nulla di più lontano dalla mia musica e da quanto compongo io».

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