Interviste

Jain racconta il singolo Come: «La musica africana per me non è un’influenza, ma “casa”»

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«È la prima volta che vengo in Italia!» – ci dice sorridendo Jain, che incontriamo in occasione dell’uscita del suo primo album Zanaka. La ventiquattrenne francese è entrata nelle classifiche del nostro Paese con un singolo: Come, che non potete non aver sentito almeno una volta, e con un video che ha ottenuto un record di visualizzazioni su YouTube. Nata a Tolosa, Jain ha seguito il padre in continui viaggi, passando la sua infanzia in Madagascar per poi spostarsi in Congo, a Dubai e Abu Dhabi fino a fermarsi a Parigi, oggi la sua città. Con lei abbiamo parlato non solo di musica, ma anche della sua vita movimentata e di tutto ciò che la ispira ogni giorno.

CON L’AFRICA NEL SANGUE
Jain inizia raccontandoci dell’Africa, che è una parte fondamentale e costituisce il 50% del suo DNA (la madre è del Madagascar). La musica africana non è solamente un’influenza, ma è casa. «Tutto ciò che di questo Paese si sente nell’album, i ritmi, le percussioni, i fiati, tutto è entrato in modo naturale nella mia musica perché è parte di me da sempre. C’è una canzone nell’album, dedicata a Miriam Makeba: ho voluto omaggiarla non solo per l’importanza del suo messaggio, ma anche perché è come se fosse una parte della mia famiglia, a casa ascoltavamo le sue canzoni ogni giorno».

TANTE INFLUENZE, TANTI LINGUAGGI
Le sue influenze non si limitano però a questo. «Da quando mi sono trasferita a Parigi, a diciotto anni, ho cominciato a sentire davvero le mie radici francesi e ho iniziato ad ascoltare la musica del mio Paese». Ed è così che Jain ha scoperto la ricchezza del French touch e ha voluto metterne un po’ nel suo disco. «La scena musicale francese è piena di energia, mi piace farne parte. Però canto in inglese, è stata una scelta per avvicinarmi agli amici che ho sparsi per il mondo. Era l’unico modo di comunicare con loro!».

SEMPRE IN MOVIMENTO
E il viaggio è una tematica importante, perché i continui trasferimenti sono stati la miccia della creatività di Jain . «Scrivo e compongo ovunque: sul bus, nelle camere d’albergo, sui treni. Ho vissuto sempre in movimento quindi è ciò che mi viene più semplice fare. Così è nato Zanaka: per me è l’album del viaggio, dell’avventura, ho voluto che fosse solare e che trasmettesse un messaggio di positività. “Zanaka” nella lingua del Madagascar significa bambino: ho scelto questo nome perché è il mio primo album e anche perché con la musica bisogna sempre giocare!».

L’IMPORTANZA DEI SOCIAL
È una ragazza timida, ma risponde alle domande con il sorriso. Ci parla del suo vestito nero col colletto bianco, che usa sempre per andare in scena. «Mi piace indossarlo e prepararmi per cantare, è una specie di rituale. Praticamente quello è il mio costume da super eroina!». Per Jain il contatto con il pubblico è molto importante. «Ho iniziato a sedici anni, nessuno nella mia famiglia era musicista, la vera spinta me l’ha data la gente che ha iniziato ad apprezzare le mie canzoni su MySpace: i social network sono fondamentali, ti permettono di avere un primo contatto con le persone, è bello che ci siano per chi vuole fare questo lavoro».

UNA MUSICA CHE UNISCE
Essendo in parte africana e in parte europea, Jain sente sulla sua pelle i contrasti e le difficoltà dell’integrazione tra questi due popoli. «Zanaka parla anche molto di speranza. I fatti di Parigi hanno coinvolto alcuni miei amici, quindi sono temi che sento fortemente. Ho scritto una nuova canzone dedicata proprio a questa città e all’amore che nutro per lei. Con la mia musica voglio comunicare alle nuove generazioni, perché penso che nulla come la musica abbia il potere di unire popoli molto diversi tra loro».

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