Interviste

L’allunaggio di James Blunt: «Ero una popstar, ora sono un musicista»

james blunt moon landing

Dopo essere stato ai primi posti per vendite di dischi, James Blunt arriva al quarto album Moon Landing (allunaggio) riscoprendo la sua anima più folk e intimista. Ce ne parla in un intervista.

Dicono che il secondo album sia il più difficile per la carriera di un artista, ma forse solo con il quarto ci si mette veramente a nudo. È questo ciò che ha fatto James Blunt, tornato alla ribalta con un disco sincero e diretto, in cui si percepisce tutta la necessità del cantautore di esprimere ciò che è veramente. Moon Landing – che esce il 22 ottobre ma è già ascoltabile su iTunes è quell’allunaggio alle origini possibile solo dopo grandi numeri – 17 milioni di dischi venduti e 20 milioni di singoli in tutto il mondo.

Quanto il tuo percorso musicale ha influito con Moon LandingSono stato per due anni in tournée, sono tornato a casa solo un giorno per fare un cambio abito veloce e ripartire immediatamente per Los Angeles, dove ho vissuto per un anno. Questo lavoro per me é stato un viaggio, e cosa più di un allunaggio (Moon Landing) poteva esprimere ciò? Agli esordi della mia carriera ero un artista indipendente e Tom era il mio produttore allora. L’album era Back to Bedlam e all’interno c’era una canzone che ha avuto il potere di sradicarmi dalla scena indipendente per buttarmi nel cosiddetto mainstream. Quando si è trattato di iniziare a lavorare al terzo album, dopo la tournèe mondale, mi sono trovato a scrivere canzoni che potessero riempire stadi e palazzetti. Scrivevo parole che la gente voleva ascoltare. In Moon Landing, invece, ho creato canzoni per me stesso, brani che derivano dai miei sogni e dalle mie paure, usando parole che sentivo il bisogno di scrivere. Sono canzoni personali, oneste e sincere. Sono tornato da Tom, l’uomo con cui è iniziato tutto. Ho registrato da solo con lui senza band, in maniera molto indipendente. Ho chiamato solo due musicisti ma praticamente ho suonato tutto io. L’album non è tra i più impeccabili, si notano sicuramente le sbavature, ma queste rappresentano i momenti incredibili vissuti durante la registrazione. Dicevo a Tom che facevo fatica a rapportarmi con il mio pubblico, perché in studio non sei su un palco e non hai modo di relazionarti con le persone.  Tom mi disse che non ne avevo bisogno e se proprio fosse indispensabile, di guardare attraverso il vetro di regia e cantare per lui. Guardando attraverso il vetro cantavo per quello che è stato per dieci anni un amico ma cantavo anche a me stesso, vedendo la mia immagine su quel vetro. Quando vedi il tuo riflesso, è impossibile mentire a te stesso. Quello che si può evincere da questo album è una conversazione tra due persone o, nei peggiori dei casi, qualcuno che parla con se stesso. È un album molto intimista. Se con il terzo ero diventato una popstar, con questo sono tornato ad essere un musicista.

Prima faceva riferimento a guardarti allo specchio. Sei l’uomo che avresti voluto essere da giovane? Nel mio secondo album c’è una canzone che si intitola Same Mistake.

Mi riferivo giusto a quella… Ecco diciamo, allora, che non sono una persona che impara dai propri errori. Il lavoro del musicista in fondo é quello di comunicare onestà. Nell’esercito ero un ricognitore e i miei comandanti mi mandavano al di là delle linee nemiche, per tenerli al corrente di ciò che succedeva tra le fila opposte. Individuavo i pericoli, tornavo al campo per informare i miei superiori e spiegar loro ciò che vedevo. Da musicista faccio bene o male lo stesso. Sono sensibile a ciò che mi succede attorno, ne prendo nota e poi le racconto dal palco al pubblico. Il mio compito è dire onestamente a chi mi ascolta le mie paure, le mie speranze, la mia forza e le mie debolezze. La speranza che ho é che qualcuno dica “ti capisco anche io mi sento così”.

Perché una dedica aperta a Whitney Houston in Miss AmericaMiss effettivamente parla di Whitney Houston e della sua tragica storia. Una donna molto bella con una voce superlativa, ma forse alla fine, a noi, interessava di più il suo lato oscuro. È la stessa cosa per Amy Winehouse o Lady Diana. Il tratto comune di queste storie siamo Noi. Siamo Noi che ricerchiamo online notizie che le riguardavano o compriamo rotocalchi scandalistici per leggere dei loro problemi. Per ogni click o ogni rivista acquistata, c’è un paparazzo che segue queste persone. L’obiettivo puntato addosso le fa sentire all’interno di un acquario sempre più piccolo, osservati dall’esterno. Il brano é dedicato a lei, è vero, ma vuole anche far riflettere sul fatto che anche noi indirettamente siamo stati gli artefici della sua caduta.

Perché, secondo te, alcuni artisti hanno questo tracollo mentre altri no? Gli artisti sono tutti esseri umani, alcuni sono più fragili altri meno. Essendo stato nell’esercito, sono stato fortunato perché ho iniziato tardi questa carriera. Ho sempre avuto vicini molti amici vicini e una famiglia molto unita. Certamente sento anche io questa pressione come Amy e Whitney.

L’esercito ti ha aiutato ad essere più forte? L’esercito mi ha permesso di vedere le cose sotto una diversa prospettiva e in maniera più relativa. Quando ho una brutta giornata, so che posso chiamare qualche amico ancora in servizio e sapere che magari qualcuno ha perso una gamba o è morto sul campo. Diventa tutto più banale, in qualche modo. Gestisco le mie tournée come gestivamo le missioni se vogliamo banalizzare, prima giravo con un carro armato ora con un tour bus e mi assicuro che ci sia sempre un bar ben fornito (ridendo).

Il videoclip di Bonfire Heart rappresenta il viaggio nella musica? Sei davvero un motociclista? Sì, una tra le mie prime moto fu una Guzzi. Ora ho una moto inglese, che é piccola ma ottima per scappare dalla polizia. Mi sono divertito a girare questo video perché è sincero come lo è l’album. Abbiamo attraversato due stati in moto, Wyoming e Idaho, percorrendo centinaia di chilometri. Questi due stati non prevedono l’obbligo di usare il casco, che va benissimo per il video, ma poco per la sicurezza e abbiamo cercato di finire le riprese vivi e vegeti. Il risultato del video é un mix tra Top Gun e Brokeback Mountain. La parte che preferisco é la scena finale. Abbiamo parcheggiato in un’area praticamente sperduta e nel locale vicino stavano celebrando un matrimonio. Gli invitati sono usciti mentre allestivamo il set, per capire che cosa stesse succedendo. Ho preso la mia chitarra e ho cantato per i neo sposi, loro mi hanno riconosciuto e a quel punto ho suonato Bonfire Heart con telecamere e luci accese, terminando le riprese del video in modo molto spontaneo. Ora, fondamentalmente, non è più il mio video ma il loro filmino del matrimonio.

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