Interviste

James LaBrie dei Dream Theater: «Il pubblico italiano ci ha capito sin dal 1992»

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di Jacopo Casati
Foto di Francesco Prandoni

I Dream Theater sono tornati a Milano per esibirsi in concerto al Teatro degli Arcimboldi. Tre date tutte esaurite (qui le foto della prima serata) per celebrare il nuovo album The Astonishing, rock opera che ha debuttato al terzo posto in classifica anche in Italia. Ed è proprio parlando dello stretto legame che da sempre lega il pubblico nazionale al gruppo che inizia la mia chiacchierata con James LaBrie, cantante di una delle band maggiormente affermate nella scena progressive moderna.

QUESTIONE DI FEELING
«Non posso dirlo con certezza, ma penso che la passione che lega i fan italiani alla nostra band risalga al 1992. Da quel momento in poi non c’è stato un concerto, e credimi ne abbiamo fatti parecchi qui, in cui non abbia percepito il vostro affetto e la vostra partecipazione. La cosa è ovviamente reciproca, saremo per sempre grati al pubblico italiano per non averci mai abbandonato ed essere venuto a vederci e supportarci in molte location differenti. Abbiamo suonato in club e palazzetti ma anche in festival, spazi all’aperto di diversa ampiezza. Questo è senza dubbio uno dei Paesi migliori in cui esibirsi».

IL TOUR TEATRALE
«Credo sarà difficile tenere i fan italiani seduti e calmi fino all’ultimo pezzo. A dire il vero in questo tour sono io stesso, specialmente dopo l’inizio del secondo atto, a incoraggiare le persone ad alzarsi in piedi per partecipare con ancora più calore al concerto. Tuttavia questi live ci permettono di vedere come il nostro pubblico venga totalmente avvolto e coinvolto dalla nostra musica, riuscendo noi a concentrarci e loro a godersi un’esperienza completamente differente da quelle a cui li avevamo abituati nei palazzetti. Riuscire a percepire la loro emozione nei loro occhi e sui loro volti è davvero qualcosa di magico».

RISPETTARE NOI STESSI
«Siamo fortunati ad avere un seguito così abbondante e che soprattutto accetta e supporta le nostre scelte stilistiche e artistiche. Quando ci mettiamo a lavorare su un nuovo disco, il primo obiettivo è rispettare noi stessi come persone e come musicisti. Mettiamo il 110% di noi in ciò che facciamo perchè crediamo che sarebbe ingiusto riproporre sempre le stesse cose e comporre all’infinito brani che si basano sugli stessi riff e le stesse melodie. Suoniamo insieme da anni e sappiamo perfettamente che dobbiamo esprimere ciò che siamo come persone nella nostra musica. Quindi accettare ed essere in grado di mettere in musica le nostre emozioni, le nostre difficoltà, le nostre fasi della vita come uomini, prima ancora che come componenti di una band. Non potremmo continuare se ciò non avvenisse».

UN SOGNO PER IL FUTURO
«Vogliamo prima o poi riuscire a realizzare un album che unisca tutti i nostri fan, sia gli appassionati di progressive, sia gli appassionati di metal. E fare in modo che si sentano tutti parte di una cosa unica e irripetibile, condividendo l’entusiasmo e la passione che noi stessi per primi proviamo ancora oggi quando pianifichiamo il nostro futuro. Non siamo forse mai stati così esposti al grande pubblico, è un momento eccitante che ci investe anche di grandi responsabilità. Ma siamo pronti e determinati a raccogliere le sfide attuali e quelle di domani».

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