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Intervista a Joe Satriani: «Dobbiamo riscoprire il Sogno Americano»

Abbiamo intervistato Joe Satriani in occasione dell’uscita del suo quattordicesimo disco di studio, Unstoppable Momentum. Ecco cosa ci ha raccontato.

joe satriani unstoppable momentum

Uno dei guitar hero più famosi dell’ultimo trentennio giunge con Unstoppable Momentum al quattordicesimo disco da studio (qui la recensione). Joe Satriani è tra i musicisti più attivi in circolazione, la propria carriera solista non conosce pause, e nel frattempo è anche riuscito a mettere in piedi un supergruppo come i Chickenfoot oltre ad effettuare con regolarità diverse tournée con i colleghi coinvolti nel G3.

Joe ma non riesci mai a riposarti un po’? No in effetti no (risate, ndr)! Non posso, ho bisogno di fare cose diverse, di esplorare nuove soluzioni e di esasperare la mia vena artistica in più direzioni possibili. E’ una necessità irrinunciabile, penso che sia la stessa cosa per molti artisti, cercare di conoscere sé stessi sempre meglio attraverso la propria musica, spingersi oltre i propri limiti e creare qualcosa che poi colpisca gli ascoltatori. E’ la mia vita e sono felice di poterlo fare ancora oggi!

Nel nuovo album Unstoppable Momentum, in effetti, si avverte perfettamente quanto hai appena asserito. Sono molto contento di ciò che dici. In effetti in questo intenso periodo promozionale molti giornalisti si dicono sorpresi positivamente dal disco, alcuni non hanno apprezzato poi molto la sperimentazioni che abbiamo inserito, altri si aspettavano qualcosa di maggiormente hard rock mentre altri ancora si sono goduti l’ascolto senza pensare troppo a classificare il mio lavoro a ogni costo.

In realtà non hai mai inciso album prettamente hard rock, se escludiamo forse gli esordi… Esattamente, Surfing With The Alien e Flying In A Blue Dream sono considerati i dischi più hard rock che ho mai fatto ma a dire il vero in questi erano già presenti molti inserti elettronici, strumenti strani, ritmiche funky…insomma aspettarsi solo hard rock da me è piuttosto strano in effetti! Devo comunque ammettere che la maggioranza delle persone ha apprezzato Unstoppable Momentum nella sua interezza, nel suo essere un lavoro eclettico e denso di variazioni sul tema rock, d’altra parte è normale che ognuno abbia le proprie opinioni.

Come hai messo insieme la line-up che ha suonato sul nuovo album? E’ stata abbastanza improvvisata la fase di registrazione, sapevo che Colaiuta e Chaney (batteria e basso, ndr) avrebbero avuto sì e no una decina di giorni a disposizione per registrare il disco, inoltre non ero sicuro che Keneally (keyboards, ndr) fosse disponibile vista la sua agenda anch’essa densa di impegni. Tuttavia sono riuscito a far combaciare i periodi liberi di tutti e tre e ci siamo quindi ritrovati in studio per registrare i pezzi. Ho pensato solamente a mettere insieme dei musicisti eccezionali per fare l’album con la migliore qualità possibile, non ho pensato al tour successivo onestamente, dal vivo ho una line-up altrettanto valida che sarà perfettamente in grado di suonare il nuovo materiale.

Quanto tempo ti ha richiesto la composizione del disco? Diciamo che tra lo scorso novembre e dicembre 2012 ho scritto diversi pezzi, alcuni a dire il vero li avevo composti durante il tour e uno lo avevo proposto anche ai Chickenfoot, ma non riuscimmo ad approcciarlo nel modo giusto. I’ll Put A Stone In Your Cairn era invece vecchia di un anno, sono andato a recuperarla per riarrangiarla completamente. Mi sono quindi recato in California agli Skywalker Sound per circa sei settimane, poi dieci giorni con la band e ancora due settimane presso il Warehouse Studio a Vancouver di proprietà di Bryan Adams per ultimare i lavori.

Cosa puoi dirmi riguardo la canzone Shine On American Dream? Cosa c’è dietro questo titolo? Ho passato gli ultimi due anni a leggere diversi libri sulla crisi economica che sta colpendo il mondo sin dal 2008. Mi fa male vedere un paese come gli States che nel tempo ha danneggiato l’economia per trarre profitti a ogni costo, per arricchire solo determinate classi e per concentrare la ricchezza nelle mani di poche persone. Nel tempo gli Americani stessi hanno scelto di abbracciare questo modo avido di fare affari che ha progressivamente rovinato prima la nostra nazione e di riflesso tutto il resto del mondo. Il Sogno Americano è qualcosa di concettuale che non può essere cambiato, deve essere creato ogni giorno e condiviso con tutta la popolazione, è necessario riscoprire questo importantissimo valore per provare a riportare le cose sul giusto binario. Certo, è vero che la crisi è oramai un fenomeno globale, ma io guardo in casa mia e sono abbastanza realista da rendermi conto che l’America ha sbagliato tantissimo negli ultimi anni e ha causato danni gravi che richiederanno parecchio tempo per essere risolti. Questa vuole essere quindi una canzone che riguarda tutti noi, che cerca di essere ottimista e di risvegliare le coscienze da troppo tempo distratte e disinteressate a quanto ci succede intorno.

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