Interviste

John Newman racconta Tribute: «È importante rimanere giovani e innocenti»

John Newman tribute

John Newman si è fatto conoscere dal mondo con il successo Love Me Again e dell’album Tribute e, dopo la partecipazione alla terza puntata di X Factor, suonerà a Milano il prossimo 20 novembre. Di persona si è dimostrato un po’ timido, ma con le idee molto chiare.

John Newman è un ventitreenne originario di Settle, una cittadina che conta poco più di 2000 abitanti e che dista 300 km da Londra. Il 20 novembre si esibirà alla Salumeria Della Musica di Milano, che di persone ne può ospitare poco meno di un migliaio; ma c’è da scommettere che in un futuro neanche troppo remoto il numero di abitanti del paesino in cui è nato e cresciuto diventerà irrisorio se paragonato con i posti in cui darà spettacolo. Al di là dei numeri, è interessante considerare il prestigio delle location dove si terranno le date in programma nei prossimi mesi: il Troubadour di Los Angeles, il Lincoln Hall di Chicago, il Bowery Ballroom di New York o il Brighton Music Hall di Boston sono nomi che fanno drizzare le antenne. Inoltre a dicembre condividerà il palco con Lady Gaga alla O2 Arena di Londra: scusate se è poco.

L’ascesa di John si è concretizzata con un singolo a presa rapida come Love Me Again, che nonostante si riesca a inserire ottimamente nel contesto pop/dance attuale conserva una finezza e un’eleganza che difficilmente si incontra sfogliando le playlist dei giorni nostri. Ma qual è la formula segreta per diventare una popstar trovando il giusto equilibrio tra classico e moderno? La risposta di Newman è più semplice di quanto si possa pensare: non avere una formula: «Ho scritto Love Me Again molto tempo prima di collaborare con gente affermata, e ricordo che ogni volta che facevo sentire il brano a qualcuno mi veniva mossa sempre la stessa osservazione: “Perché tra il bridge e il ritornello ci infili quel mezzo riff di chitarra che spezza tutto? È sbagliato!” Ma per me non lo era, e a giudicare dal successo che ha avuto la canzone, forse non sono il solo a pensarla così. Nella musica è indispensabile rimanere giovani e innocenti».

Che non vuole dire non avere basi, naturalmente: John prende spunto da artisti che hanno fatto la storia del soul, e se si aguzza l’orecchio si riescono a distinguere nomi autorevoli nell’introduzione della title-track che apre il suo disco di debutto, Tribute. Se l’operazione di ascolto dovesse risultare un po’ difficile è possibile consultare la sezione denominata “Tribute Tree” nel suo sito ufficiale (www.johnnewman.co.uk) – e volendo si può creare anche il proprio albero dei tributi. «Quando si è trattato di scegliere il titolo dell’album non ho preso in considerazione la strada concettuale, volevo qualcosa di semplice e immediato. Una parola. Siccome mi sembrava doveroso ringraziare tutti gli artisti che mi avevano ispirato e continuano a farlo, ho pensato a Tribute, che per me significa “thank you”. I miei grazie vanno anche alla mia famiglia, ai miei amici e alle persone che mi circondano e che hanno reso possibile tutto questo; inizialmente volevo inserire i loro nomi in mezzo alla lista di artisti che introduce il primo pezzo dell’album, ma purtroppo non funzionava musicalmente parlando; naturalmente questo tributo è rivolto anche a loro».

Nonostante la giovane età e un velo di timidezza che in alcuni momenti proprio non riesce a nascondere, John appare molto sicuro di sé; fa inoltre piacere constatare che tale sicurezza non sia spocchia, ma conseguenza di una serie di ragionamenti lucidi e razionali, che comprendono la considerazione dei propri limiti: «È molto importante avere il controllo su ciò che fai; è vero che gestisco alcune parti della produzione che di solito sono compito dell’etichetta discografica, ma lo faccio perché quando mi viene un’idea la devo sviluppare, non posso farne a meno. La maglietta che indosso in copertina è disegnata da me; nel caso di Love Me Again avevo un’immagine chiara di come volevo il video, così ci ho lavorato su. Non è successo altrettanto con Cheating, così ho lasciato che un direttore si occupasse della realizzazione del clip; ma sono già al lavoro sul video di Losing Sleep, il terzo singolo che sta per uscire nel Regno Unito. Cerco di impegnarmi in prima persona solo quando sono convinto di ciò che sto facendo; più che per il “do it yourself”, sono per un “do what you think you can”. Esagerando si rischia di fare danni, anche seri; ma se sai quello che vuoi, perché non metterti alla prova anche in ambiti che non sono di tua stretta competenza?».

Parlando di competenza viene naturale chiedersi come è nata la collaborazione con Rudimental. Il gruppo drum & bass ha creduto per primo in John, ospitandolo in due tracce che hanno messo in luce il suo talento in un contesto (quello elettronico) ben differente dal suo credo musicale, più vicino a vibrazioni soul classiche: «Piers (Agget, uno dei componenti dei Rudimental) è un mio amico, l’ho conosciuto quando lavoravo in un bar di Londra. Un bel giorno sono stato licenziato perché mi hanno beccato regalare drink ai miei amici. Piers è stato gentilissimo e mi ha accolto in casa sua quando non avevo un lavoro, mentre stavo da lui ho conosciuto anche gli altri membri della band, e ci siamo impuntati sul fatto di scrivere dei pezzi con il preciso scopo di firmare un contratto con qualche etichetta discografica. La Asylum ci ha dato fiducia, e Feel The Love è arrivata al numero uno della classifica dei singoli Uk; niente male come risultato. Probabilmente lavorerò ancora con loro, perché la loro musica mi ispira e ci troviamo molto bene sia umanamente che artisticamente».

Ma a quanto pare i Rudimental saranno l’unico act ad avere il privilegio di collaborare con John, perché stando alle sue parole «Credo di essere in una fase di sviluppo; è un momento importante per la mia crescita artistica, voglio concentrarmi solo su me stesso, capire quello che posso dare, dove posso arrivare. Sarebbe molto facile ora duettare con qualche big, ma poi verrei bollato come “il tizio che ha cantato con X”. In tutta onestà preferisco pazientare, e magari un giorno potrò recitare io la parte del “big”».

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