Interviste

Joss Stone 2010

LA DIVA DELLA PORTA ACCANTO

Quattro dischi, oltre dieci milioni di copie vendute e 23 anni ancora da compiere. Roba da perdere la testa. Ma i numeri poco dicono di chi veramente sia Joss Stone, musicalmente parlando quanto di più vicino alle grandi regine del soul esista oggi. Ma il portamento sexy e la potente voce “black” sono accompagnate da una semplicità che, davvero, non ci aspettavamo.

di Marco Rigamonti

A 18 anni avevi già pubblicato due album di successo. Come ti sentivi? È stato un periodo pazzo della mia vita. Capitavano cose assurde, la gente mi vedeva da qualche parte e mi diceva di sapere le mie canzoni a memoria? Io non avevo ancora realizzato quello che era successo e mi chiedevo dove avessero potuto sentirle! Qualcuno mi diceva che gli sembrava strano che avessi gi? inciso due album cos? importanti a quell’età, ma io oltre alla scuola non facevo altro che musica. Per me la musica è un lavoro, la mia vita, è quello che faccio… Se avessi preso un’altra strada allora si che sarebbe stato strano.

Essere una star porta benefici ma anche qualche rischio. Qual è la sfida principale? Le sfide ci siano per tutti, non importa cosa fai nella vita. Nello specifico penso che la più grande che io debba affrontare riguarda la personalità. Devo essere abbastanza forte per riuscire ad avere a che fare con una schiera di persone che in qualche modo ti detestano. Perché se fai qualcosa che è connessa con milioni di persone nel mondo allora c’è una buona chance che qualcuno nel mondo ti odi. Bisogna stare molto attenti e io non sono una persona attenta: non mi piace trattare o trovare compromessi.

E la parte migliore del tuo lavoro? Fare musica insieme a dei fantastici musicisti. Incontrare persone che mi ispirano. È semplicemente fantastico: io non posso fare la musica che canto da sola. Sono così fortunata a suonare insieme a Jeff Beck (come in questo disco) o a musicisti di quel calibro? Darei tutto per fare quello che faccio, ho dato tutto e lo rifarei ancora.

Da piccola sognavi tutto questo? Volevo diventare una veterinaria, un’infermiera e una cantante. E credo che veterinaria e cantante siano le due professioni più ambite dalle bambine. Capitava quindi che sognassi ad occhi aperti mentre guardavo Mtv, oppure che cantassi le canzoni di Aretha Franklin’ e Whitney Houston. Ma onestamente non credevo che un giorno avrei potuto farlo davvero.

La storia del cavallo Freddy è vera? Si dice che ti abbia aiutato a trovare un contratto discografico. Quando avevo 12 anni i miei genitori decisero di vendere Freddy perché non avevamo abbastanza soldi per mantenerlo. Ma io non ero d’accordo e decisi che me lo sarei ripresa in un modo o nell’altro. Mi sono seduta e ho pensato a come fare per riaverlo: ci volevano i soldi e quindi un lavoro. Stavo guardando la tv e mi stavo chiedendo che cosa potessi fare (soprattutto considerando il non trascurabile particolare della mia età…) quando mi venne in mente che tutte le volte che guardavo Stella per una notte (un programma che adoravo dove si cercavano talenti giovanissimi) mi confrontavo con i concorrenti e pensavo di essere in grado di fare quello che facevano loro. Non persi tempo, feci una cassetta con il mio karaoke personale e la mandai. Mesi dopo (quando già mi ero dimenticata di tutta la faccenda) mi arrivò la loro risposta che diceva: “Sei il numero 1682″. E allora andai a fare questa interminabile coda accompagnata da mia madre e mi presero. Cantai allo show, guadagnai 75 sterline e non riuscii a ricomprare Freddy. Ma ottenni un lavoro.

Veniamo all’ultimo disco. Colour Me Free è stato definito come il tuo miglior album. Ci spieghi come è nato e quali sono le differenze rispetto a Introducing Joss Stone? Ero nel Devon e stavo scrivendo insieme a Jonathan e Connor (i due produttori dell’album, nda). Ero davvero ispirata: una mattina mi sono svegliata e semplicemente volevo fare un disco. Il giorno dopo ho chiamato la mia band, abbiamo preso a noleggio il necessario per creare uno studio e l’abbiamo suonato interamente in una settimana. Certo, nel tempo abbiamo aggiunto qualcosina, ma credo che il bello di Colour Me Free stia proprio nella sua essenza live, nel fatto che è stato scritto e registrato allo stesso tempo. Esattamente il contrario di Introducing, dove volevo che tutto fosse perfetto e quindi anche i tempi di registrazioni sono stati molto più lunghi. Sono due approcci diversi, ma entrambi divertenti e stimolanti.

Il titolo dell’album è strano… Qual è il significato? Stavo per chiamarlo Free?, ma poi ho pensato che una parola con un punto di domanda potesse essere interpretata in troppi modi. L’ho chiamato Colour Me Free perché parla di come si può diventare liberi attraverso l’arte e rappresenta molto bene la mia persona. Io sono così, qualsiasi cosa faccio è filtrata attraverso colori e suoni. Non conosco un modo migliore per essere libera e felice.

Come ti prepari prima di salire sul palco? Beh, mi metto in cerchio con i miei collaboratori e prego che vada tutto bene! Sembra uno scherzo ma lo facciamo davvero. È un modo per caricarci di energia, la stessa che vogliamo trasmettere al pubblico un volta in scena. Nel backstage bevo molto tè. Ho un tè davvero speciale a base di miele, limone e zenzero. Poi mi trucco e vado in scena.

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