Interviste

Kasabian 2010

MA GUARDA UN PO’ I KASABIAN…

A pochi giorni dalla proclamazione dei Kasabian come migliore gruppo ai Brit Awards 2010 incontro Sergio Pizzorno, chitarrista e songwriter della band inglese. Poche ore dopo salirà, insieme agli altri membri del gruppo, sul palco dell’Alcatraz di Milano per l’ennesimo concerto sold out. Mi stupisce il fatto che, nonostante tutto, resti un semplice ragazzo di Leichester che vive molto serenamente e con umiltà l’indiscutibile successo che ha travolto la sua band.

Testo e foto di Tommaso Riva

Se dovessi spiegare il significato del titolo del vostro ultimo album West Ryder Pauper Lunatic Asylum a un italiano che parla poco inglese, che parole useresti? È una storia di pazzia. La storia di come forse sarebbe tutto meglio se fossimo in grado di trascendere la realtà per evadere in uno spazio che sia non-realtà, e cercare ogni tanto di ricordarci di questa nostra possibilità.

Come vi sentite a dieci anni dalla formazione della band? E come vivete il vostro successo? Non abbiamo mai preso la cosa molto seriamente. È chiaro che per ovvi motivi devi essere ambizioso, ma la verità è che non ci sentiamo persone troppo serie. Ad un certo punto della vostra carriera siete dovuti rimanere in tour per 4 anni consecutivi.

Com’è tornare alla vita normale dopo un periodo tanto lungo e, sopratutto, cosa significa “vita normale” per i Kasabian? Come ho già detto non siamo tanto cambiati. Quando torniamo a casa nostra a Leichester in Inghilterra vediamo gli amici che abbiamo lasciato e andiamo al pub; giochiamo a calcio. Ovviamente la musica è sempre una costante, ma tendenzialmente è tutto come prima. Leichester ti tiene molto con i piedi per terra.

In un intervista del 2005 dichiaravi di essere molto rattristato dalla scena musicale. Cosa pensi ora? Ci sono gruppi là fuori che attirano la tua attenzione? Cosa ascolti durante i lunghi viaggi tra un concerto e l’altro? Mmm… Tame Impala. È un gruppo di ragazzi molto giovani con cui abbiamo suonato in Australia. Li ascolti e sembra di sentire un gruppo di signori sulla sessantina, sono stupendi. In generale comunque ascolto tanta musica soul e tutto ciò che abbia sonorità gospel.

Durante la produzione del secondo album, Empire, Chris Karloff lasciò il gruppo. Com’è cambiato il processo creativo delle canzoni all’interno della band da allora? A dirti la verità non successe nulla di così drastico. Non è che ci siamo detti, “oddio cosa faremo adesso??”. Siamo semplicemente andati avanti a scrivere.

La cosa che mi ha colpito molto, però, è che c’è un salto netto tra il primo album e i due successivi; una sorta di spinta progressiva dalla psichedelia all’hip hop? Sei d’accordo? Il nostro progetto è sempre stato quello di non avere mai due album troppo simili tra loro e quello che penso è che ogni nostro disco risulta essere molto diverso da quello precedente. Ai tempi in cui stavamo lavorando al primo album ascoltavamo molto Aphex Twin e musica elettronica in generale. Le performance live dei primi tempi erano pochissime; passavamo la maggior parte del nostro tempo in studio a registrare. Poi le cose sono cambiate; abbiamo cominciato a suonare molto di più live e quando sei in tour per un lungo periodo, una volta tornato a casa, il tuo cervello è ancora in quello stato di musicalità perenne e di conseguenza anche il processo creativo cambia, per forza. Gli ultimi due album sono molto più “bandy”. Stiamo anche diventando molto più professionali, dal mio punto di vista.

Parliamo di Rosario Dawson: in che modo è entrata a far parte del vostro terzo disco collaborando nella canzone West Ryder Silver Bullet? È semplicemente successo. Era venuta a un nostro show, poi abbiamo registrato la sua voce in un duetto e ha funzionato alla grande. La cosa che ci accomuna è che lei, pur essendo un’attrice famosa, è una persona molto semplice che non ha la testa per aria. È umile e molto disponibile.

Dopo il terzo album avete dichiarato: “In termini di successo abbiamo sfondato tutte le barriere. Adesso è il momento di distruggere il sistema dal suo interno”. In che senso? Abbiamo suonato con Cheryl Cole, Lady Gaga, Jay-Z.. Quando avevo quindici anni e guardavo quelle orribili trasmissioni televisive tipo X-Factor e poi per caso venivo a contatto con musica vera e pura ne ero attratto, attratto in modo viscerale e dicevo a me stesso: “questo è quello che voglio fare!”. Vogliamo semplicemente entrare nel sistema e cambiare le cose dal suo interno.

Una playlist dei tuoi cinque album preferiti? Endtroducing, DJ Shadow; Tago Mago, Can; Abbey Road, The Beatles; Music Has The Right To Children, Boards of Canada; Xo, Elliot Smith.

Se Kasabian fosse un film, cosa sarebbe? The Lost Boys (Ragazzi Perduti, nda).

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