Interviste

La mia smemo è come il Rock

Tra i fenomeni generazionali che hanno caratterizzato gli ultimi tre decenni, non possiamo dimenticare la Smemoranda che quest’anno raggiunge il traguardo delle 35 edizioni. Ne abbiamo parlato con Michele, che l’ha fondata insieme a Gino e Nico Colonna.

Tra i fenomeni generazionali che hanno caratterizzato gli ultimi tre decenni, non possiamo dimenticare la Smemoranda. L’agenda-libro-diario raggiunge quest’anno il traguardo delle 35 edizioni, festeggiando con una “All Black” dedicata al rock. Ne abbiamo parlato con Michele, che insieme a Gino e Nico Colonna, ha fondato il Facebook cartaceo nel 1978.

Trentacinque edizioni sono una cosa enorme. La Smemo è uno dei pochi elementi che accomunano le generazioni cresciute negli ultimi trent’anni. Siamo più simili di quanto pensiamo?

Potrei risponderti che i ragazzi di Smemoranda si sono dimostrati nei decenni “diversamente simili”. Ma iniziare un’intervista con un ossimoro sarebbe una contraddizione vera, per noi che questa agenda-libro-diario la facciamo ogni anno. Allora rispondo che Smemoranda ha attraversato trentacinque anni di giovani generazioni usando semplicemente il “parla come mangi”, che non vuol dire scrivere banalità ma evitare arzigogoli, astrattismi, parole e temi lontani dalla quotidianità del mondo giovanile. Ecco, forse la vera, unica cosa che accomuna tutte le generazioni smemorandiane dal 1978 a oggi è l’immediatezza e la sincerità.

Com’è cambiata la gestione dei contenuti in tutti questi anni?

I contenuti non sono cambiati nel tempo in modo così clamoroso. La linea che caratterizza Smemoranda dal primo anno all’ultimo è abbastanza chiara, pensiamo. Qualche utopia per i grandi sogni e molta concretezza per le piccole realtà quotidiane. Per capirle e migliorarle. Ma anche molta ironia e autoironia. Poi naturalmente c’è la scelta di utilizzare qualche volta nomi, volti e personaggi noti e amati dai ragazzi che abbiano voglia e sappiano raccontare queste cose rendendole più appetibili a chi ha un approccio più timido verso impegno e lettura.

Considerando che la Smemo non è fatta da teenager, come entrate in contatto con il mondo dei giovanissimi italiani?

Facendo figli! A parte gli scherzi – ma figli adolescenti e giovani li abbiamo davvero e a volte sono un’utile cartina di tornasole – abbiamo referenti nell’area creativa dell’agenda, abbastanza giovani e soprattutto attenti al mondo giovanile. E gruppi di studenti volontari con i quali ci incontriamo e ci confrontiamo.

Per festeggiare le 35 edizioni, avete pensato a una special edition dedicata alla musica e in particolare al rock. Perchè?

Dice Bono: «Come rockstar ho due istinti: voglia di divertirmi e voglia di cambiare il mondo. Suonando rock ho la possibilità di fare entrambe le cose» In questo senso noi siamo come lui. Se il rock è davvero – come pensiamo – questo, noi siamo rock. “All black” dedicata alla musica in generale e al rock in particolare, quindi ci sta benissimo.

In tutta sincerità, è difficile immaginare che i giovani abbiano le rockstar tra i propri idoli. Oggi i teenager, per lo meno in Italia, adorano i rapper. Cosa può trovare un quindicenne in Kurt Cobain e Jim Morrison?

Invece di partire dal rock sarebbe meglio parlare di musica. Tutta la musica. Negli ultimi 50 anni il rock occupa un posto centrale nella musica, anche come fatto sociale e culturale. Ma non è il solo modo di fare musica e di farla bene dicendo qualcosa. Ci mancherebbe! Per esempio Keith Richards dice: «Se non si conosce il blues è inutile prendere la chitarra e suonare rock’n’roll o qualsiasi altra forma di musica popolare». C’è certamente qualche bravissimo rapper (noi ne abbiamo tra i nostri collaboratori che scrivono su Smemoranda  da anni) che parlando di hip hop potrebbe dire cose simili sul rock: (blues:rock = rock:hiphop).

Il tema dell’amicizia, che avete scelto per l’edizione 2012/2013, è particolarmente interessante nell’era di Facebook. Guardate al social network come a un fratello digitale o a un competitor?

Né fratello né competitor. Guardiamo al web come una cosa importante, spesso necessaria, coinvolgente. Un modo per comunicare. I social network possono essere anche uno stimolo dagli imprevedibili sviluppi. Ma il web è e rimane parallelo al “cartaceo”. Le essenze delle colle e della cellulosa restano per ora la colonna olfattiva del nostro conoscere più profondo.

Se la Smemo è un Facebook ante litteram, come sopravvive alla rivoluzione digitale? La Rete è sempre negativa per i prodotti cartacei?

Stiamo rafforzando in modo creativo e consistente la nostra presenza nella comunicazione informatica. Lo facciamo con lo stesso spirito con cui Smemoranda è nata, ma con modalità diverse. Forse un giorno qualcuno dirà che il web è come il rock: senza il cartaceo-blues non avrebbe mai potuto nascere…

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