Interviste

Lacuna Coil, ecco Broken Crown Halo: «Un disco vero e senza scrupoli»

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I Lacuna Coil presentano Broken Crown Halo, settimo disco di inediti per la rock band italiana in uscita il 1 aprile. Ecco l’intervista ai due cantanti Cristina Scabbia e Andrea Ferro. Foto di Steve Prue.

Non è facile mantenere alto il livello qualitativo delle proprie composizioni. I Lacuna Coil sono riusciti dopo anni di gavetta a sfondare all’estero, conquistando gli Stati Uniti all’indomani del fortunato Karmacode (2006). Da allora la band italiana si è tolta un sacco di soddisfazioni, tuttavia rimanere al vertice non è mai facile. Con Broken Crown Halo, settimo disco di inediti, i Nostri volevano realizzare un lavoro più secco e deciso rispetto ai precedenti, senza ovviamente snaturare il sound che li ha resi celebri oltreoceano. Missione compiuta? Ne abbiamo parlato con Cristina Scabbia e Andrea Ferro, cantanti di quella che è in ambito hard & heavy la band italiana numero uno al mondo.

Rispetto a Dark Adrenaline sul nuovo disco ci sono molti riferimenti al passato. Scelta voluta?
Non è stata una scelta voluta ma è innegabile che questo album contenga molti elementi classici, specialmente negli arrangiamenti. Nella vita si evolve ma alla fine le radici e le proprie origini rimangono le stesse. Sicuramente la produzione enfatizza determinati elementi, in fase di scrittura questa volta ce ne siamo fregati e abbiamo davvero dato sfogo a ciò che sentivamo, questo è un disco vero e senza scrupoli. Non ci siamo fatti problemi se in determinate parti ci stavano bene doppia cassa piuttosto che inserti in cantato gutturale o ancora dei vocalizzi particolari di Cristina. In passato abbiamo forse inconsciamente tralasciato alcune nostre peculiarità perché pensavamo non facessero più parte del nostro processo evolutivo, questa volta non è affatto successo.

Il risultato è un album più dark e pesante…

Per ottenere questa maggiore solidità quanto hanno aiutato le Officine Meccaniche?
Moltissimo. Ci avevamo già registrato la musica dell’album precedente, è un luogo stupendo con un’atmosfera vintage difficilmente trovabile altrove. Non solo perché esiste da molti anni, non solo perché è di Mauro Pagani della PFM ma soprattutto perché ci sono molti strumenti e attrezzature di molti anni fa. Abbiamo lavorato con le Gibson degli anni Sessanta e con le Fender dei Settanta per esempio, una serie di pedaliere e di microfoni vecchio stile, tutto questo ha aiutato molto a dare un’impronta vera e fedele, l’album è stato registrato in modo che ciò che si sentiva in studio si sentisse sul disco. Pensiamo che tutto questo dimostri come la nostra band, giunta al settimo cd, abbia ancora voglia di sperimentare e di mettersi in gioco, di proporre la propria musica in modi diversi e accattivanti.

A livello di tour cosa potete dirmi? Verrete in Italia?
Saremo negli States per parecchio tempo, crediamo che il tour Europeo ci sarà in autunno. Ovviamente ci terremmo molto a fare una sorta di mini tour italiano, sappiamo che ci sono molti fan anche al Centro e al Sud che stanno aspettando da tempo di vederci, spesso è difficile organizzare date da quelle parti per problemi logistici, non certo perchè noi non ci teniamo o non vogliamo andare. Siamo fiduciosi e speriamo davvero di accontentare tutti questa volta.

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