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Lamb Of God, intervista con Randy Blythe e Mark Morton

«Vuoi farne girare uno?» mi chiede Mark prima di iniziare a chiacchierare. Lui e Randy fanno a gara a chi fa roteare per più tempo un anello sul tavolo e danno proprio l’impressione di divertirsi parecchio. D’altronde dopo una lunga giornata di interviste bisogna pur inventarsi qualche trucchetto scaccia-stanchezza.

Abbiamo incontrato il cantante e il chitarrista dei Lamb Of God durante il giro promozionale per il nuovo disco Resolution, il settimo della band.

Parliamo subito del nuovo lavoro. Cosa devono aspettarsi i fans? C’è qualcosa di diverso rispetto ai vostri precedenti album?

Mark Morton (chitarra): Credo che sia un tipico disco dei Lamb Of God, rappresenta bene quello che siamo adesso. In un certo senso è simile a Wrath, perché il processo di registrazione è stato lo stesso, abbiamo cercato di farlo suonare reale e naturale, suonato da una vera band. Quindi direi che è una sorta di estensione di Wrath ma è più complesso, ci sono dentro più cose.

Diteci qualcosa della copertina…

M.M.: Il nostro artista Ken (Adams, ndr)… beh, io dico nostro ma non è proprio così, fa anche altre cose, ma ha realizzato tutti i nostri lavori.

Randy Blythe (voce): Lui è il nostro artista! Proprio come tu sei il mio chitarrista!

M.M.: Sì, diciamo che noi gli diamo degli spunti su quello che scriviamo, qualche idea che ci passa per la testa e lui interpreta il tutto e ci tira fuori il paesaggio bianco con del fuoco all’orizzonte, per esempio.

Siete in giro da molti anni ormai. C’è un momento della vostra carriera che ricordate come particolarmente speciale?

R.B.: Ce ne sono tanti! La prima volta che abbiamo suonato al CBGB’s a New York, per me è stato un grande momento. Quando è uscito il nostro primo 45 giri, che poi è il nostro esordio assoluto, e poi la prima volta che abbiamo suonato a Londra, con gli Slayer.

M.M.: Il primo tour con i Metallica è stato speciale, lo sono stati tutti ma il primo non si scorda mai. Anche la notte che abbiamo firmato per la Epic, non avrei mai pensato di firmare con una major e ancora meno insieme a una band. Ce ne sono stati molti.

R.B.: Andare in Giappone.

M.M.: In India… in Italia (ride, ndr).

R.B.: Andare a Roma è stato importante per me. La notte prima non ho dormito e poi la mattina sono andato da solo al Colosseo… un bel ricordo.

Parlando di queste grandi band metal che avete supportato in tour, qual è stata la migliore con cui avete condiviso il palco?

M.M.: I Metallica. Per me è stata una cosa pazzesca andare in tour con loro. Abbiamo suonato con Black Sabbath, Slayer,  Slipknot, Judas Priest, Megadeth, ma per me i Metallica sono la più grande band metal al mondo. Senza togliere niente agli altri gruppi, andare con loro in tour e vedere come funziona dall’interno è stata una grande esperienza.

E sui Pantera che mi dite? Vi paragonano spesso a loro, cosa ne pensate?

M.M.: A me piacciono i Pantera, non credo però che i Lamb Of God ne siano influenzati. Molta gente lo pensa però, quindi forse mi sono perso qualcosa!

Avete notato delle differenze nel pubblico a seconda di dove suonate?

R.B.: No, i ragazzi sono uguali dappertutto. L’unico posto in cui il pubblico è diverso è il Giappone, perché stanno lì e ti guardano, poi alla fine del concerto si esaltano, ci acclamano e poi tornano a essere composti. Ma non perché siano meno interessati, amano osservarti attentamente.

M.M.: La prima volta che lo vedi sembra strano.

R.B.: A parte questo i fans sono gli stessi, i concerti idem, tutti diventano matti. Al pubblico italiano piace cantare, è bello, e la stessa cosa succede in Argentina.

Avete la stessa formazione da moltissimi anni, come fate a far funzionare le cose tra di voi e a gestire cinque teste con diverse personalità e punti di vista?

R.B.: Facciamo questo lavoro da così tanto e ci sono ancora cose di noi stessi che ci fanno incazzare a vicenda. Ma sono le stesse cose di 13 anni fa e se non sono state sufficienti a farci sciogliere allora, non lo sono nemmeno oggi.

M.M.: Penso che ci rendiamo tutti conto di quanto siamo fortunati a essere dove siamo.

Chi sono gli artisti che più influenzano i Lamb Of God?

R.B.: Picasso.

M.M.: Basquiat. Abbiamo tutti diverse influenze, questo è in parte un problema e in parte una cosa positiva. Non abbiamo una lista di band, ascoltiamo tutti cose diverse e veniamo da esperienze differenti musicalmente. Per me si tratta di parecchio rock classico, ma Chris ti direbbe delle cose completamente diverse e così anche Randy.

Come funziona il vostro processo compositivo? Scrivete prima la musica o i testi?

R.B.: La musica arriva quasi sempre prima.

M.M.: E i testi sono scritti indipendentemente dalla musica. Una volta che la band ha scritto un po’ di canzoni io e Randy prendiamo le cose che abbiamo scritto e vediamo quale si adatta meglio.

Per concludere, vorrei parlare dell’ultima canzone di Resolution, King Me. È piuttosto differente rispetto al resto, anche per l’uso dei violini…

R.B.: Quella canzone l’ha scritta Willie, l’altro chitarrista del gruppo. Quando l’abbiamo registrata non avevamo in mente violini o altro. Ero in studio per le mie parti vocali e il nostro produttore ha proposto di provare con una voce femminile. L’abbiamo fatto e ci è piaciuto, stessa cosa per i violini. Diciamo che è stata una cosa molto casuale

M.M.: Infatti c’è stato anche un dibattito nella band per decidere se effettivamente includere quei pezzi nella registrazione oppure no. Abbiamo deciso di tenerla, come puoi ben immaginare…

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