Onstage

Laura Pausini L'intervista di Onstage Magazine

Laura Pausini, Inedito Tour – l’intervista di Onstage Magazine

Capita anche alle più affermate star, quelle che sembrano sempre avere  la strada in discesa, di dubitare del proprio percorso artistico. È un bene che sia così, perché troppa sicurezza non porta da nessuna parte. Laura Pausini si è domandata se non fosse il caso di cambiare strada e ha capito che non era necessario. Meglio ritrovare la semplicità di sempre, con qualche novità. Ha raccontato tutto durante la conferenza stampa organizzata per presentare Inedito.

A volte un numero dice più di tante cifre. Nella fattispecie l’uno. L’uscita di Inedito, decimo album in studio di Laura Pausini, è stata fissata per l’11.11.11, una ricorrenza di quelle che capitano una volta ogni cento anni. Sulla copertina, Laura, scalza, sembra uscire da una scatola nella quale era rimasta chiusa per un po’ di tempo. Un mezzo sorriso dipinge sul suo volto una piacevole smorfia di serenità, mentre il titolo scritto a caratteri cubitali dona all’immagine una sensazione tipo “eccomi, mi sto svelando, sono come non mi avete mai vista prima, non voglio più nascondervi niente e sono contenta di potermi mostrare per quello che realmente sono”.

STACCARE LA SPINA

Con oltre 45 milioni di dischi venduti nella sua ventennale carriera – esplosa nel 1993 grazie a La solitudine, il pezzo che le ha fatto vincere “Sanremo Giovani” e che è stato il suo trampolino di lancio verso il successo planetario – è normale che Laura abbia sviluppato quella confidenza in se stessa necessaria ad andare a cantare negli stadi di mezzo mondo in cinque lingue diverse. Ciò nonostante conserva un modo di fare provinciale, nel senso buono del termine: è genuina e disponibile, “alla mano” si diceva una volta. «Lo sanno tutti, mi sono presa una pausa. Girare per mesi, a volte anni, è tutto quello che avrei desiderato dalla mia vita – ha raccontato durante la conferenza stampa organizzata il giorno prima dell’uscita ufficiale del suono album – ma sentivo che mancava qualcosa. Volevo riscoprire quella parte di vita che ho trascurato per troppo tempo. Così ho deciso di tornare a vivere per un po’ insieme alla mia famiglia, alla ricerca di una calma per me atipica. E’ un’esperienza che consiglio a tutti: quando sei un adolescente il rapporto con i tuoi è in qualche modo conflittuale o comunque scomodo. Raggiunta l’età adulta, dopo avere provato cosa significa vivere da soli, ci si ritrova a parlare di argomenti mai affrontati prima e si instaura una complicità unica, talmente bella che non si può descrivere».

La definizione di “pausa” offerta da Laura non è esattamente quella che si trova nei dizionari. Forse “staccare la spina” descrive meglio quello che è successo. Sostanzialmente alla cantante faentina (Faenza, in provincia di Ravenna, è la sua città natale) serviva un cambio di prospettiva, che poco aveva da spartire con il bisogno di lasciare da parte la musica. E infatti non vedeva l’ora di tornare, anche perché Laura non chiede nient’altro che «stare sul palco a cantare». È la sua grande e unica certezza. «Oggi sono molto meno insicura di quanto fossi a 18 anni, ma dentro di me ci sono ancora molte paure. La mia unica certezza è che canterò fino quando ci sarà qualcuno disposto ad ascoltarmi. Se non dovessero essere più le arene, tornerò a cantare nei pianobar»

PERCORSO INEDITO, STESSA IDENTITA’

La storia del nuovo disco della Pausini è ricco di sfumature. Prende vita da un contesto talmente dimenticato da risultare… Inedito. Tutto comincia un paio d’anni fa, quando, circondata da una tranquillità che non assaporava da tempo, si trova inevitabilmente a riflettere sulla sua vita in modo diretto e naturale. Pensa di cambiare, Laura. Pensa al mercato che va a braccetto con la dance, alle classifiche pop dei giorni nostri intasate da band con un’immagine forte che si fanno produrre da disk jockey cool, pensa al tempo che passa. Non vuole mettere tutta se stessa dentro un lavoro che poi potrebbe venire bollato come “il solito album della Pausini” – e il riferimento non è solo alle spietate parole di Pino Scotto (“Ma quale crescita artistica? Ma se canti la stessa canzone da trent’anni?”). Si ritrova con 256 proposte di brani da esaminare, valutare e – il compito più difficile – scegliere. Ne prova 74, ma poi qualcosa la blocca. «Mi sono resa conto che stavo per selezionare le canzoni che dovevano rappresentarmi, un processo di cui mi occupo personalmente fin dal terzo disco. Dopo avere fatto chiarezza nella mia testa, ho optato per 14 brani che non sono un cambiamento: sono me. Arriveranno inevitabilmente giudizi contrastanti, ma penso che sia inutile farsi prendere da questo tipo di paure, perché il giudizio importante è il mio. Adoro essere trasparente: io sono la musica che ascoltate».

E’ un “chissenefrega” che non c’entra niente con il proverbiale dito medio punk. È molto più azzeccato citare Gloria Gaynor e la sua I Am What I Am: “Io sono quello che sono / Non voglio elogi e non voglio compassione / La vita non vale niente / Fino a quando non potrai gridare / Io sono quello che sono”. Laura tiene molto al tema dell’identità, che è presente spesso nel disco. Come vivi senza me, ad esempio, parla proprio di come l’esigenza di cambiare possa strangolare le persone. «Quel pezzo prende spunto dalle difficili situazioni in cui si ritrovano le coppie sposate. Si va in crisi perché non si trova niente di nuovo da fare. È sbagliato. Non dico che dovremmo accontentarci, ma cosa c’è di male nell’amarsi per come ci siamo conosciuti? E’ davvero obbligatorio che l’evoluzione coincida con il cambiamento? Il mio ultimo disco ha seguito un percorso inedito, ma sono la prima a dire – con orgoglio – che il risultato finale mi rappresenta completamente. E lo amo già come tutti i miei lavori precedenti».

MEGLIO BEN ACCOMPAGNATA

Un piccolo grande cambiamento rispetto al passato c’è stato. Per la prima volta nella sua vita, Laura ha scritto personalmente ai presidenti delle case discografiche che pubblicano i suoi lavori in giro per il mondo, comunicando la ferma intenzione di scegliere Benvenuto come singolo di lancio di Inedito. «E’ un pezzo ottimista, non volevo un ritorno malinconico. Lo dedico a tutte le persone che hanno il coraggio di non essere uguali alle altre e sono capaci di essere semplicemente se stesse. Se a molti non è piaciuto, mi dispiace».

In effetti molti hanno storto il naso dopo avere ascoltato Benvenuto. Qualcuno, durante la conferenza stampa, calca la mano, ricordandole le accuse di plagio che le sono state mosse per quell’attacco di batteria che ricorda un po’ troppo un brano di Phil Collins. «È un chiaro tributo a un grande artista che conosco personalmente. Siamo così in confidenza che mi aveva rivelato l’intenzione di appendere le bacchette al chiodo prima di annunciarlo pubblicamente. Abbiamo ricercato volutamente il movimento e il suono del brano di Phil e se qualcuno pensa che sia un taglia e incolla mi fa piacere: vuol dire che siamo stati bravi».

Collins non appare nei crediti, com’è ovvio che sia. Ma qualche altro personaggio di rilievo si. Al fianco dei collaboratori storici (Paolo Carta, Niccolò Agliardi, Daniel Vuletic, Cheope e Beppe Dati) spiccano tre featuring di grandissimo spessore. Ivano Fossati, ad esempio, ospite e autore di Troppo tempo. «Quando ho ascoltato il provino di Ivano ho subito pensato che fosse talmente perfetto da chiedergli la base e registrarla così. Chiaramente bisognava risuonarla da capo e lui è venuto in studio ad assistere alla registrazione. Mentre stavo cantando la versione spagnola ho buttato un occhio alla regia e l’ho visto molto preso. Allora sono uscita dalla sala d’incisione e gli ho chiesto se voleva partecipare. Alla fine ha cantato la parte più importante del pezzo e ha fatto un assolo di chitarra stupendo. E’ stato un onore collaborare con un cantautore del suo livello e spero che questa non sia l’ultima canzone che scriverà per me».

Nella title track appare Gianna Nannini e il risultato non poteva che essere più aggressivo degli standard ai quali Laura ci ha abituati. «Anche se mi si identifica come un tipo elegante, io di base sono ruspante. Chiunque sia mai venuto a un mio live avrà notato, spero, che mi lascio andare, che dentro di me c’è anche del rock. Corrado Rustici (produttore artistico, nda) ha saputo tirare fuori questo mio lato e renderlo credibile». Di tutt’altra pasta invece il duetto con sua sorella Silvia: «Volevo un brano che parlasse della fiducia tra due persone che vivono il loro rapporto profondamente e senza paura. Il testo è di Niccolò Fabi, ci eravamo ripromessi di fare qualcosa insieme. Mentre provavo Nel mio primo sguardo mi sono resa conto che stavo parlando di mia sorella. Mi è tornato in mente quando da piccola la costringevo a farmi da corista. Avevo provato in passato a chiederle di cantare con me, ma non sono mai riuscita a convincerla. Ora posso dire di avercela fatta! Mi ha fatto un regalo grandissimo. Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato a un duetto con un familiare, avevo paura di risultare troppo sdolcinata. Ma ora non me ne importa proprio niente di quello che può pensare la gente»

LA SFIDA

Il 22 dicembre, al Mediolanum Forum di Assago (MI), parte l’Inedito World Tour, che si articolerà in più di cento date e conta già centinaia di migliaia di biglietti venduti. Anche in questo caso il titolo calza perfettamente: non assisteremo a un semplice concerto, ma piuttosto a un vero e proprio show. Oltre alla regia di Marco Balich (direttore creativo e produttore esecutivo di eventi d’importanza mondiale come la cerimonia di apertura e di chiusura dei Giochi olimpici di Torino del 2006), il tour conterà sulla professionalità di Mark Fisher (che ha progettato spettacoli per gente come Pink Floyd, U2, Elton John, Genesis e Muse), sul gusto di Patrick Woodroffe (lighting designer che ha collaborato con Rolling Stones, Bob Dylan, Depeche Mode e AC/DC), sullo stile della belga Catherine Buyse Dian (ex stilista e ora in forza nell’industria del cinema che conta come costume designer) e sulla bravura del coreografo greco Nikos Lagousakos (anche lui esperto in grandi spettacoli e manifestazioni sportive di rilievo internazionale). «ll gruppo di lavoro che seguirà questo tour è totalmente nuovo – spiega Laura visibilmente soddisfatta. Ci saranno parti acustiche, rock, pop e un insolito momento dance. Lo staff è di qualità eccelsa, lo spettacolo impegnativo, ad alta tecnologia e spero divertente: lo considero come una sfida per lasciare un segno nel mondo.”

Laura parla di lasciare un segno nel mondo, come se non l’avesse già fatto. Non è insoddisfazione, ma semplice voglia di sfidare sé stessa: mettersi in discussione per migliorare. Quella voglia di cambiare che l’aveva imprigionata in un nugolo di pensieri non ha trovato sbocco nel suo percorso discografico: ha resistito alla tentazione per non snaturare la sua identità. Ma i concerti – ovvero il modo in cui un’artista si presenta al pubblico – sono terreno fertile per la sua voglia di rinnovarsi e attualizzarsi, per soddisfare l’idea di cambiamento che l’aveva attratta e che comunque in qualche modo doveva trovare uno sbocco. E allora ben vengano gli show con tanto di ballerini, coreografi e luci mozzafiato, basta asta che al centro di tutto restino le canzoni, il carattere di Laura e soprattutto la sua voce. Tutto quello, cioè, che l’ha resa prima ambasciatrice della musica italiana nel mondo.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI