Interviste

Le 6 cose più interessanti che ci ha detto Brandon Flowers

Brandon Flowers

In ritardo sulla tabella di marcia, Brandon Flowers raggiunge trafelato la sala centrale degli uffici del Fabrique. È il giorno del concerto, e il soundcheck deve essere durato più del previsto. Noi giornalisti siamo seduti in circolo e, a turno, possiamo fare domande a raffica per la non entusiasmante durata di 15 minuti.

A onor del vero, il leader dei Killers non è uno che difficilmente dà risposte banali. Ha il fisique du role della rockstar e ha lo spunto giusto per andare oltre il solito canovaccio da intervista musicale (tour? meglio questo disco o il precedente?). Ha detto molte cose interessanti, ma queste sono quelle che ci sono sembrate più interessanti.

Brandon il workaholico
«Per assemblare The Desired Effect ho scelto queste dieci canzoni, più altre trenta che non sono entrate nella tracklist, più sono stato a casa ultimamente a scriverne altre. Dopo il terzo disco sapevamo che ci sarebbe stata una lunga pausa, ma per me la cosa migliore è quando i Killers scrivono le canzoni tutti e quattro assieme».

Mormone sempre, anche da rockstar
«Mi riesce difficile distinguere elementi religiosi nei miei pezzi perché fa parte della mia cultura. Quei riferimenti ci sono perché cerco di essere sempre onesto con me stesso, sono semplicemente inevitabili e di sicuro non è un argomento di cui sono in soggezione a parlarne».

The Desired Effect, so eighties. Ma anche no
Ariel (Rechtshaid, produttore di The Desired Effect, ndr) ha la capacità di donare un sound fresco alle canzoni. Il fatto che nessuno parla di come suoni il disco nel complesso mi fa pensare che ho scelto bene il produttore (ride, ndr)! Volevo che il suono di fosse una commistione fra passato e futuro e Ariel credo capisca in anticipo quale sarà la musica del futuro. Ma non capisco perché i giornalisti scrivono che tutti i miei album suonano anni ’80. Comunque sì, ci sono parti suonate con tastiere di quella decade».

Adoro le storie brevi
«La forma di racconto che preferisco è la storia breve, quelle che leggo nelle raccolte di racconti. Come le canzoni parlano di una storia in 4 minuti, allo stesso modo un racconto può essere veloce e conciso nel dire tutto quello che serve. In realtà non leggevo molto da ragazzo, lo facevo perché dovevo,  ma sono grato che mi abbiano fatto leggere La perla di John Steinbeck, che ancora oggi è il mio scrittore preferito».

Non tutti i cattivi sono cattivi
«Tony (protagonista di Diggin up the Heart, ndr) è forse uno dei personaggi più strani di cui abbia mai avuto modo di parlare ed è parte della mia infanzia. I miei genitori mi hanno sempre detto che chi compie azioni cattive è cattivo. Crescendo ho capito che non è così, perché forse a certe persone non sono state date le opportunità che ho avuto io. La gente lo capisce e infatti la storia di Tony è una di quelle in cui il pubblico si immedesima di più».

The Desired Effect Vs. Flamingo 1-1
«Non so se preferire il mio ultimo disco solista al primo. Di certo quando é uscito The Desire Effect ero supercontento, poi però ho ripensato ai pezzi di Flamingo, al tour mondiale che ne è seguito e ho pensato:” Beh, niente male”».

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