Interviste

Le Strisce 2010

UN FUNGHETTO TRALLALA’

La storia delle Strisce è davvero singolare: da gruppo neo-melodico fedele alla tradizione napoletana è tutti i membri sono di Napoli – a rock band dal respiro internazionale che guarda all’Inghilterra come modello. Tutto merito di un viaggio in Olanda di qualche anno fa. Davide, autore e vocalist, e Andrea, chitarra, ci raccontano di questa “allucinante” metamorfosi.

di Mattia Sbriziolo

È fin troppo facile chiedervi “Chi cazzo sono Le Strisce ?” (domanda che ha letteralmente impazzato per più di un anno su tutti i social network come un virus). Come avete iniziato e in che rapporti siete tra di voi?

Andrea: La formazione è la stessa da sei anni. Agli inizi ci chiamavamo Goya, poiché, come il pittore spagnolo, ci esprimevamo meglio di notte. Lui dipingeva, noi invece di notte trovavamo maggiore concentrazione e meno stress per scrivere canzoni.

D.: Poi c’è stato un viaggio in Olanda che ci ha cambiato letteralmente la testa. È stato molto significativo per noi sotto il profilo umano. Siamo tornati con un’altra mentalità e abbiamo concretamente modificato approccio alla musica.

A.: Il gruppo innanzitutto cambiò il nome nell’attuale Le Strisce. A livello musicale c’è stato un avvicinamento al mood della nuova generazione inglese, come ad esempio gli Arctic Monkeys, mentre prima eravamo maggiormente legati alla tradizione melodica italiana, a quella della nostra città in particolare.

Cos’è successo in quel viaggio in Olanda?

D.: Quello che è impazzito veramente sono io (ride, nda). Non so se avete mai provato i funghetti… Effettivamente ti aprono la testa. Ti mettono in condizione di farti un vero e proprio esame di coscienza. Quando sono tornato il mio obiettivo era quello di comunicare alla gente attraverso la musica e in due mesi abbiamo scritto dieci canzoni e cominciato a suonare per locali.

Come vi siete fatti conoscere nella “nuova” veste?

A.: A gennaio del 2007 decidemmo di cominciare ad usare internet e in particolare Myspace. Nonostante sul nostro profilo non ci fossero ancora nostri pezzi, abbiamo cominciato a bombardare la rete con frasi ad effetto del tipo “Le Strisce hanno la coda di paglia” solo per puro sfizio. La gente si è incuriosita e una volta inserite le prime canzoni c’è stato il delirio! Abbiamo guadagnato maggiore visibilità e nel giro di sei mesi abbiamo firmato il nostro primo contratto con la Emi, la major che ha dimostrato di credere maggiormente in noi. È stata una cosa velocissima e nessuno di noi se lo aspettava. La sensazione è paragonabile ai pupazzi di quelle macchinette che vengono pescati dal braccio meccanico. Incredibile!

I brani del vostro primo disco, Torna ricco e famoso (in uscita il 25 Maggio), sono quelli che avete composto agli inizi o sono più recenti?

D.: Solo tre brani risalgono alle prime demo, mentre gli altri sono frutto del periodo di scrittura venuta dopo.

A.: Addirittura metà delle canzoni dell?album sono state composte solo un paio di mesi prima di entrare in studio di registrazione.

D.: Avevamo pronte una cinquantina di canzoni da cui abbiamo selezionato quelle che più ci piacevano, che per noi sono 12 potenziali singoli. Non abbiamo ragionato molto sul concept dell’album, la nostra speranza è che Torna ricco e famoso sia semplicemente un contenitore di hit.

Cosa caratterizza la musica de Le Strisce e quali sono i vostri tratti distintivi?

D.: Fondamentalmente ci piace parlare alla gente in modo diretto attraverso la musica. Preferiamo la schiettezza. Lavoriamo molto sulla semplicità dei testi – ci mettiamo un impegno quasi disumano – e i temi vengono trattati con un po’ di sarcasmo per strappare un sorriso a chi ci ascolta. Il nostro obiettivo, poi, è di comunicare i pensieri della nostra generazione; raccontare le vere storie dei ventenni italiani.

A.: Anche l’arrangiamento dei brani ne risente: cerchiamo di non caricare eccessivamente le nostre canzoni di suoni.

A proposito di arrangiamento, per un gruppo emergente il produttore artistico è una figura fondamentale. Che rapporto avete instaurato con il vostro?

D.: Il rapporto con Luca Mattioni, giovane produttore milanese, è stupendo. Dopo solo un mese e mezzo siamo diventati praticamente fratelli. È una persona disponibile e affine alle nostre idee. Siamo andati d’accordo fin dall’inizio e questo ha reso facile il lavoro. In studio se il clima non è disteso e non c’è entusiasmo, si lavora di merda.

Dopo la pubblicazione del disco avete in programma di cominciare a suonare dal vivo?

D.: La nostra speranza è di fare un’estate on the road. Per il momento abbiamo queste date: il 26 Maggio a Milano, il 27 a Napoli, il 12 Giugno a Roma e, poi apriremo per i Babyshambles il 19 giugno a Ferrara.

A.: Finalmente vediamo dei risultati dopo tanta gavetta in giro per locali, con tanti sacrifici da parte nostra.

Per concludere, qual è il risultato che volete raggiungere per ritenervi soddisfatti come band?

A.: Al momento voliamo bassi, in questo periodo musicale occorre avere i cosiddetti “piedi di piombo”.

D.: A noi interessa soltanto che Torna ricco e famoso ci apra qualche porta in più e saremmo felicissimi anche solo se riuscissimo a fare molti più live. Per noi è essenziale che la gente ci conosca, perché vogliamo avere la possibilità di suonare e mettere nei dischi tutto il materiale che già abbiamo in cantiere. A.: L’entusiasmo certo non ci manca!

Clicca qui per vedere il video di Fare il cantante, singolo estratto dal primo album delle Strisce, Torna ricco e famoso.

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