Interviste

Levante, “Alfonso” non è un tormentone: «Ma se lo dicono gli altri va bene»

levante alfonso intervista

La sua Alfonso sta spopolando in molte radio e la giovane cantautrice Levante si è trovata di colpo tutti i riflettori puntati addosso. In un intervista ci ha raccontato della canzone, ma anche dei progetti futuri, dal primo disco alla tournée.

Immaginate una festa, dove tutti si divertono in maniera grottesca e voi, nonostante il drink in mano e le scarpe adatte, vi sentite terribilmente a disagio e non riuscite neanche a fingere come si deve. Tutto ciò che viene fuori è il ritornello liberatorio “che vita di merda”. Lo racconta la cantautrice esordiente Levante (vero nome Claudia Lagona), di origini siciliane ma trapiantata da molti anni a Torino, nella canzone Alfonso (dal nome dello sconosciuto festeggiato). Complice l’ukulele e la melodia estiva, il brano sta conquistando le radio e non solo. Dopo Alfonso, a ottobre arriverà anche un album, Manuale distruzione, ma prima c’è la tournée di spalla al Sotto casa Tour di Max Gazzè.

Partiamo da Alfonso, un successo inaspettato, qual è la cosa che più ti ha sorpreso? La cosa che mi ha più sorpreso del successo di Alfonso è il successo di Alfonso! È una canzone che io ho scritto con l’intento di fare bene a me stessa, senza pensare come sarebbe stata accolta dal pubblico. Il fatto che sia piaciuto alle radio è stata un po’ la chiave, senza il loro supporto non sarebbe successo tutto questo.

Ti da fastidio che la tua canzone sia definita un “tormentone”? Generalmente la parola tormentone viene associata a canzoni che non mi piacciono, ma fino a che lo dicono gli altri va bene. Io non la definirò mai così, perché è un brano che non è nato con questo intento, non ha il testo adatto ad essere un tormentone e, per quanto la musica sia allegra e l’ukulele fa subito estate, ha comunque un testo malinconico perché l’ho scritta in un momento triste della mia vita.

Come te lo spieghi allora? Non lo so, ma sono felice dell’attenzione che sta ricevendo, è un grande regalo e nulla mi da fastidio. Forse è il termine “tormentone” che mi lascia un po’ perplessa, ma quando scrivi una canzone, il percorso che compie dopo non dipende più da te.

Il tuo esordio discografico, Manuale distruzione, uscirà il 2 ottobre. Cosa ci puoi dire a riguardo? Sarà molto vario. Tratta di storie di vita quotidiana, e anche se magari non mi sono successe tutte in prima persona è abbastanza autobiografico. Anche gli arrangiamenti sono vari; Alfonso dà il senso della festa, ma ci sono brani che possono stupire anche il pubblico più esigente.

Ti preoccupa l’accoglienza che riceverà? Non ho paure perché è un album che è ho scritto in totale sincerità. Ne vado molto orgogliosa, l’ho scritto tutto io, come volevo io, arrangiato come mi piace. Inoltre mi ha aiutato il grandissimo cantautore torinese Alberto Bianco, che ne è il direttore artistico. Non ho paure, anche se dopo l’accoglienza di Alfonso, sarà difficile mantenere lo stesso livello di attenzione. C’è molta attesa, già per il secondo singolo. Forse c’è qualcuno che aspetta che io faccia un passo sbagliato, ma in quello che ho fatto c’è sincerità, quindi Manuale distruzione può solo inorgoglirmi.

Hai già deciso quale sarà il secondo singolo? Uscirà per settembre, ma ancora non abbiamo deciso quale sarà. Io sono in bilico tra il cuore e la mente ma credo che sceglierò il cuore.

Si è molto parlato del tuo lavoro come barista a Torino. Per cosa lo lasceresti? Io lavoro per pagarmi l’affitto, se la musica mi permettesse di sopravvivere in maniera dignitosa, sarebbe bello poter fare la musicista a tempo pieno. Nonostante la visibilità che Alfonso ed io abbiamo in questo momento ancora non è possibile. Fino a che non avrò certezze preferisco mantenere la mia vita com’è sempre stata, anche se ormai avere certezze è difficile per tutti.

Alfonso è piaciuta soprattutto per la schiettezza del testo, e quella frase liberatoria nel ritornello. Quando l’hai scritto ti sei resa conto di interpretare un sentire comune? Assolutamente no, in tanti hanno dato la propria interpretazione al pezzo, alcuni ci hanno visto addirittura un’accezione socio-politica! Ma Alfonso parla solo ed esclusivamente di un mio periodo triste, in cui mi sentivo a disagio. La metafora più forte e chiara che potessi immaginare era quella di una festa in cui tutti riuscivano a divertirsi tranne me.

Sarai in tour con Max Gazzè, cosa ti aspetti da questa esperienza? Questa è stata una vera sorpresa, oltre a tutte lo soddisfazioni di Alfonso, fare da spalla al Sotto Casa Tour di Gazzè è stato un regalo grandissimo. Non vedo l’ora e spero di essere all’altezza di Max e del suo pubblico.

Cosa hai preparato? Sarò da sola con voce e chitarra e avrò lo spazio di tre/quattro brani al massimo. Sceglierò i miei cavalli di battaglia e vedremo.

E un tour personale? È già in programma? È ancora presto, per ora stiamo organizzando il calendario estivo. A settembre faremo il punto della situazione, con anche il secondo singolo e la presentazione del disco e speriamo di poter organizzare il tour.

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