Interviste

Levante racconta Abbi cura di te, fotografia di un cambiamento

levante ciao per sempre

È uscito il 5 maggio il secondo disco di Levante, Abbi cura di te, anticipato da un singolo che sta andando molto bene, nonostante qualche radio si ostini a ritenerlo “borderline”. Gli ultimi 12 mesi hanno cambiato la sua vita, ma non la sua attitudine: Claudia sa bene che la vita è fatta di alti e bassi. Tratto da Onstage Magazine n. 77 di maggio-giugno 2015

di Carolina Saporiti

«Pronto, ciao sono Levante. Scusa se non ho risposto poco fa, ma stavo bevendo un caffè al bar e avevo il silenzioso». Inizia così la mia chiacchierata con Claudia Lagona, mentre sale le scale con il fiatone.

Sei a Torino?
Sì, ancora per poco: mi aspetta la promozione del nuovo disco in alcuni store Feltrinelli. Vediamo se a Torino riesco a farmi presentare da un amico giornalista.

Per caso parli di Massimo Gramellini?
Sì, abbiamo una cosa strana in comune. Al di là del fatto che nel suo primo libro racconta della mamma che muore quando lui aveva nove anni e che ci fa condividere un’infanzia brutta, il suo libro dello scorso anno si intitola Avrò cura di te e il mio nuovo album Abbi cura di te. L’ho chiamato e gli ho detto «Massimo, come dobbiamo fare?».

Dovreste scrivere un libro insieme.
Sarebbe bellissimo.

E un disco invece con chi lo faresti?
Mi piacerebbe duettare con Cesare Cremonini.

Parliamo dell’album. Il primo singolo, Ciao per sempre, è in programmazione dal 27 marzo. Come sta andando?
Molto bene, a livello radiofonico però è difficile perché molte stazioni non passano il mio brano. Qualcuno ha detto che sono borderline e lo trovo veramente di cattivo gusto, non per il termine in sé, ma perché vuol dire che non ha capito che il mio è un pop bello, elegante e poco banale. Scusa se mi sto lodando, però è scoraggiante: esiste molto altro oltre ai cantanti catodici. È una fortuna che ci sia molteplicità di generi ma, proprio perché c’è, facciamo sentire tutti.

Quanto hai lavorato a questo nuovo disco?
Manuale Distruzione era uscito molto tempo dopo averlo scritto, questo l’ho composto mentre ero in tour lo scorso anno, è arrivato in modo naturale. Sono 12 brani che ho buttato giù facilmente, avevo tanti argomenti dei quali parlare e a fine gennaio l’abbiamo registrato. Insomma credo che sia la migliore risposta che potessi dare al primo album.

Quindi la tua musica ha seguito un percorso di evoluzione come la tua vita?
Assolutamente, in Manuale Distruzione c’erano molta rabbia e anche molto cinismo, invece in Abbi cura di te ho raccontato che la mia vita stava cambiando. Fortunatamente in meglio.

L’amore è centrale anche in questo album, però è un amore più maturo e cosciente. Cos’è cambiato?
Sono cambiata io e sono cambiate alcune cose attorno a me. Ho trovato l’uomo della mia vita, ho smesso di partire prevenuta nei confronti dei sentimenti belli e mi sono detta, appunto, «abbi cura di te».

Hai fatto pace con te stessa?
Sì, ho fatto pace. In verità sono spaccata a metà, quindi a volte torna la “me” cinica e arrabbiata…

Infatti ci sono brani malinconici proprio come Ciao per sempre e Lasciami andare.
Sì, però in Ciao per sempre racconto la storia di un’amica e in Lasciami andare parlo di un uomo che è stato lasciato e che vuole toccare il fondo per ritornare a galla. Sono storie che non ho vissuto in prima persona, ma ho scoperto la capacità di immedesimarmi negli altri.

Ecco: Abbi cura di te suona come consiglio, ma anche come ammonimento. A chi è rivolto?
Mi fu detto in un momento nel quale mi stavo inconsciamente facendo del male: arrivò all’improvviso una chiamata dalla mia insegnante di canto che mi disse «abbi cura di te» e quella frase, così semplice, in quel momento, suonava come la cosa più bella che potessero dirmi e il consiglio più grande che potessero darmi.

Non ti spaventa mettere così tanto di te nei tuoi testi? Non sarebbe più facile parlare, che ne so, di politica?
Non ho mai avuto paura di mostrarmi, il percorso che faccio nel comporre è come scrivere un diario: sarebbe una cosa segreta, ma farlo leggere agli altri è una cura. Il primo input che ho avuto è stata la morte di mio papà: cantare cose che non riuscivo a tirare fuori in altro modo e sentire che quel dolore era condiviso da altri è stato d’aiuto. Non riuscirei a fare diversamente, anzi vorrei restare molto distante da tutti i guai della società.

Ti è capitato di continuare un dialogo con un tuo fan dopo un messaggio di apprezzamento?
Sì, mi sento un po’ Gianni Morandi al femminile. Non ho gli stessi fan certo, ma rispondo anch’io a tutti e con alcuni c’è proprio una «corrispondenza di amorosi sensi». A me non interessa fare la star, ci sono artisti le cui pagine social sono curate dallo staff, ma lo trovo triste, è doveroso essere grati a chi ti sostiene.

Ma ti piacciono i social o è solo lavoro?
Mi piacciono. Sono nata a cavallo tra due generazioni, potrei ancora fare a meno del cellulare, ma sono innamorata della tecnologia.

A proposito di tecnologie: Spotify ha rivoluzionato la fruizione della musica. Per voi artisti cosa è cambiato?
Spotify è un bel mezzo di distribuzione della musica, peccato che non paghi gli artisti. Ciao per sempre ha avuto decine di migliaia ascolti, ma se ognuna di quelle persone che l’ha ascoltata avesse speso 99 centesimi per avere il singolo sarebbe stato meglio.

Per decidere di non andare su Spotify però ci vuole coraggio…
Il nuovo disco non ci andrà, ci saranno solo cinque canzoni, ma non le più belle. Il disco lo devi comprare.

Nella foto sulla cover tieni in una mano un cuore e nell’altra un pugnale. Immagine evocativa delicata, ma anche molto forte.
Ho un cuore in mano e con l’altra pugnalo un cervello sul quale sono seduta. È un’immagine che ho pensato io e rispecchia il messaggio dell’album. Senza essere blasfema, volevo ricordare l’iconografia della Madonna che pesta il serpente. L’ultimo verso della canzone Abbi cura di te dice «Segui la parte sinistra, il battito lento, l’istinto che sia».

Quindi se continui così, il prossimo album sarà un trionfo di gioia e tu finalmente ti divertirai alle feste?
(Ride, ndr) Non lo so. In realtà la vita è un continuo alti e bassi: questo album è il ritratto di questo periodo felice. I miei dischi sono istantanee. Manuale Distruzione era la fotografia di una ragazzina, questo invece parla di una ragazza che sta diventando donna, magari dopo ce ne sarà un altro nel quale sarò incazzata… Speriamo di no, speriamo in una festa felice, perché no?

Come i tuoi concerti?
Sì, sarò in giro per tutta l’estate, con tante tappe a giugno e luglio in tutta Italia. Vorrei anche riuscire ad andare in Sardegna, perché l’anno scorso era saltata la data per questioni logistiche. E poi non ci sono mai stata e ne approfitterei per fare anche qualche giorno di vacanza.

La tua è la storia di una ragazza che ha avuto un’infanzia complicata, che ha fatto la gavetta, ma che ce l’ha fatta. Non è così frequente.
A volte mi dicono che sono un esempio da seguire. Non lo so, però quando mi fermo a pensare a quello che ho passato mi rendo conto che il mio percorso è stato una salita felice. E poi nella vita, se non paghi un prezzo, quello che hai non ti resta per sempre.

C’è stato un momento nel quale hai pensato che ce la stavi per fare?
No, non penso mai «ce l’ho fatta» e anche se le persone che mi stanno intorno mi dicono «guarda Claudia che stanno succedendo delle cose belle» io non guardo il cielo per dire «ce la sto facendo», osservo i piedi per chiedermi «dove sto andando?».

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