Interviste

«È stato l’affetto che emanano le immagini del pubblico a convincere Lorenzo a farne un libro»

libro fotografico Jovanotti

Il 26 settembre è uscito Ti porto via con me, libro fotografico firmato da Michele Lugaresi che racconta il lungo tour negli stadi di Jovanotti. Ne abbiamo parlato proprio con l’autore.

Del BackUp Tour di Jovanotti sappiamo di tutto e di più: l’abbiamo immaginato leggendo le numerose interviste, visto live (per chi ha avuto questa fortuna) e rivissuto grazie allo speciale andato in onda in tv. Ma c’è chi ora ce lo racconta da un punto di vista diverso e privilegiato: è Michele “Maikid” Lugaresi, l’autore degli scatti raccolti nel libro fotografico Ti porto via con me. Lavora da anni per il sito di Lorenzo e quest’estate ha indossato i panni del fotografo per immortalare non solo il cantante e la band, ma anche il pubblico. Tra le pagine – accanto alle foto nel backstage o sul palco – ci sono loro, i fan, con le loro facce, di ogni tipo ed età: adolescenti, giovani, padri di famiglia con prole al seguito. Ci sono perfino la ragazza con la maglietta dei Kiss e la signora che vende lo zucchero filato. Sono tutti lì, stra-contenti di essere parte dell’evento dell’estate 2013, trepidanti per l’inizio del live. «È la luce nei loro occhi e l’affetto che queste immagini emanano che hanno convinto Lorenzo a farne un libro» mi ha raccontato.

«Alcune persone sono venute a vederlo in più città, ricordo due ragazzoni barbuti che hanno indossato ogni volta una T-shirt creata ad hoc e una ragazza che a tutti i concerti ha lanciato sul palco una rosa». E seguire Lorenzo com’è stato? «Emozionante e faticoso! Per la prima volta mi sono trovato dentro allo spettacolo e ho macinato chilometri su chilometri per stargli dietro. Avrò perso 1-2 kg a data» scherza. E non lo ha fermato nemmeno la pioggia torrenziale di Padova: «Le due macchine che avevo con me hanno preso così tanta acqua che si sono rotte e sono andato avanti con l’iPhone». Così, a fine tour, Michele si è ritrovato con circa mille foto per tappa. È stato arduo selezionarle, ma se gli chiedete qual è la sua preferita non ha dubbi. «Quella della copertina. Ad un certo punto durante le prove io e lui abbiamo dovuto controllare i video da proiettare durante gli show. La band si è allontanata, siamo rimasti soli e lui ha alzato lo sguardo verso il videowall. E io ho scattato».

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