Interviste

I concerti di Malika Ayane non saranno perfetti: «ma il bello è proprio questo»

Malika Ayane

Parte dal Teatro Nazionale di Milano il Naïf Tour 2015 di Malika Ayane che porta i brani del suo ultimo album nei principali teatri italiani accompagnata da una superband. Testo tratto da Onstage Magazine n. 79 di settembre/ottobre 2015

Raggiungiamo Malika al telefono pochi giorni prima dell’inizio del tour. Nonostante le numerose prove con la formazione con la quale salirà sul palco, non nasconde l’ansia della prima data milanese. «Sono belle tante cose, ma andare in tour è la cosa più bella che possa capitare». E mentre ci confida che la scaletta, diversamente dalle altre volte, è già pronta, ci assicura anche che non mancheranno delle sorprese.

Ti senti pronta per il Naïf Tour?
Sono molto felice di dedicarmi finalmente alla parte che notoriamente preferisco del mio lavoro. Ho pensato di essere coerente con il titolo del disco cercando di portare in teatro, che è un luogo dove si può costruire qualsiasi cosa, le atmosfere leggere e divertite dell’album. Anche se adesso più che mai, vista la scelta di avere una formazione così numerosa, la cosa che conta di più è suonare molto bene, perché alla fine di un concerto si tratta. 

A proposito della formazione numerosa: come mai questa scelta per un album così pieno di parti elettroniche?
Effettivamente il disco è basato in gran parte sulle ritmiche campionate, ma in teatro verrà tutto smantellato e suonato dal vivo, tutto sarà proposto da percussioni, batteria e tutto quello che si può percuotere per creare ritmo. L’aggiunta più interessante nella formazione live di quest’anno è Daniele Di Gregorio che è il percussionista di Paolo Conte e aveva lavorato con me su un paio di brani in Ricreazione: è stupefacente come si approcia agli strumenti. Stiamo tutti facendo dei corsi di clap, per essere utili e non essere sopraffatti dalla sua capacità di catalizzare l’attenzione… Io rimango davvero incantata.

Non hai paura delle collaborazioni, ad affidarti agli altri e chiedere aiuto?
Se uno è in grado di fare tutto da solo… beato lui! Io trovo che le connessioni e gli scambi siano l’unico modo per non ripetersi e non cadere in deliri di autocelebrazione: è l’unica possibilità per creare qualcosa di forte. Io so cantare, quella è la cosa che mi viene meglio, e riesco a farlo in maniera più rilassata e incisiva se intorno a me ci sono persone che fanno quello che gli viene meglio con altrettanta gioia e personalità.

A proposito di collettività, hai annunciato la prima data del tour su Twitter. L’uso dei social è dettato da un’esigenza contemporanea o ti piacciono?
Come in tutte le cose ci vuole il senso della misura, perché i social possono sovrastare la vita reale che io continuo a preferire. Mi è capitato di stare tre settimane senza connessione e mi sono ricordata di cosa volesse dire passare un pomeriggio su altre cose. D’altra parte se fossi una ragazzina della provincia italiana mi piacerebbe sapere cosa sta succedendo nella vita di un artista e i social mi aiuterebbero.

È cambiata la fruizione della musica, oggi gli ascoltatori si chiamano utenti e il successo di una canzone si misura anche sulle visualizzazioni su YouTube. È un cambiamento che influisce molto sul tuo lavoro?
È come se le carriere oggi iniziassero e finissero in base a un brano solo, in parte sembra di essere tornati agli anni Settanta quando la produzione discografica si basava sui singoli e non sull’integrità di un album, però è molto interessante vedere come la fidelizzazione, dal momento che si può andare a controllare molto più velocemente il lavoro di un artista, diventa più seria perché si può rimanere fregati o delusi o entusiasti più facilmente.

Tornando al tour, la scelta di partire da Milano è dovuta al legame con la tua città?
È una scelta “azzardata” perché il pubblico di Milano insieme a quello romano è quello con il quale si testa di più la diffusione di opinioni. Quindi la prima data la vivo un po’ come l’esame di maturità, non ci sarà stato il tempo per essere perfetti, ma forse sarà proprio questo il bello: non sentirsi mai al sicuro può generare delle energie inaspettate.

Del tuo nuovo album si è già detto tanto. A distanza di mesi dall’uscita, come pensi siano state percepite le tue canzoni?
Si è scoperto che non sono una menosa, una che ci crede tantissimo. Certo, mi impegno e lavoro come una matta, ma è stato svelato anche un lato più ludico che ho avuto meno paura di mostrare. Quando è uscito il singolo Tempesta e le persone mi hanno scritto stupite, come a dire “Ecco una Ayane che non ti aspetti”.

La “leggerezza” rispecchia un periodo felice della tua vita?
In realtà quelle delle mie canzoni sono osservazioni. Ci sono brani come Non detto o Dimentica domani che non sono “giulivi”. Tempesta è una presa di coscienza del fatto che la vita è fatta di attimi: sarà una banalità, ma è una cosa che non si tiene sempre in considerazione. E comunque sì, ho un presente parecchio felice… Ho deciso di essere felice, che è un atto complicato, ma l’esistenzialismo in questo momento sarebbe un po’ contro producente, anche perché ci sono guai più gravi.

C’è una tappa del tour che aspetti in modo particolare?
Finalmente torno in Calabria dopo 5 anni. La bellezza di questo tour è che andiamo in tutte le regioni, a parte la Valle d’Aosta, e copriamo tutte le aree in maniera certosina. Il caso vuole che i teatri dove suoneremo siano gli stessi dove avevo suonato in altri tour. Ed è una cosa che mi piace molto. Penso al teatro di Genova o a quello di Firenze, sono posti che mi hanno toccato e nei quali è bello tornare, un po’ come quando vai in vacanza nello stesso posto.

Ti dà sicurezza?
Sì, ma è anche un’opportunità di confronto con i propri ricordi.

La scaletta è pronta?
Le canzoni che ho scelto per il tour sono tutte quelle dei quattro album, soltanto in sede di prova si capirà cosa succederà, mi piacerebbe sempre usare il metodo della casualità perché sono convinta che sia anche questo il bello di un concerto. A dire il vero c’è una scaletta abbastanza definita ed è la prima volta che la consegno con così tanto anticipo, ma i ragazzi sanno che non è sicura al 100 per cento. Non vedo l’ora di partire, questa è la verità.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?
No, adesso sono focalizzata sul tour. Finora Naïf è stato un disco molto fortunato e quindi è giusto che l’aspettativa che si è creata venga trattata per essere all’altezza. Anzi, inizio ad avere anche l’ansia da ritardo.

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