Interviste

Malika Ayane 2010

NULLA È COME APPARE

La dimensione musicale in cui si muove Malika Ayane ha i contorni rarefatti. Qualcosa di estremamente raffinato che non sembra avere inizio né fine, come un sogno. E come i sogni, bisogna individuarne il significato ben oltre l’apparenza, una complessità (emotiva) che si scontra con l’apparente immediatezza di Malika. Abbiamo piacevolmente chiacchierato con lei poco prima che cominciasse la tranche estiva del suo tour.

di Francesca Vuotto

Foto: Federico De Angelis

Sta per cominciare il Grovigli Tour 2010, come ti senti? È la mia prima tournée e percepisco una grande aspettativa, ma i sold out di aprile a Milano e Roma sono dei buoni presupposti. Sento un po’ di ansietta perché ho in programma date che avverto come una grande responsabilità. Partecipo a festival di un certo prestigio, come il Piazzola Live Festival 2010, in cui mi esibisco la sera dopo Bob Dylan, e il Locus Festival di fine luglio, che mi vede protagonista il giorno dopo i Kings of Convenience.

Però hai già affrontato per due volte (e in modo più che positivo) la platea dell’Ariston. L’esperienza su palchi importanti non ti manca? Sanremo è diverso perché ha un pubblico variegato e raggiunge 11 milioni di persone grazie ad una telecamera. Per un concerto invece c’è un organizzatore che decide di inserirti in una cornice in cui crede e per cui lavora, tu sei il portavoce del lavoro di chi collabora con te e la gente è là apposta per ascoltarti. Detto ciò non vedo l’ora di partire perché il live è la situazione più divertente e creativa per un musicista.

Hai mai pensato alla tua musica come un’occasione per portare ad un pubblico vasto generi come il soul ed il jazz che per te sono un riferimento? Non l’avevo mai considerata da questo punto di vista, però è vero che nelle platee vedo gente molto diversa; alcuni giovani arrivano addirittura con i genitori, che non ti aspetteresti possano seguire un’emergente di 26 anni. Le tue performance hanno una carica visual molto forte, grazie anche alla cura dei dettagli.

Li ritieni parte integrante del live o quest’attenzione è pura espressione della tua personalità? Un po’ tutte e due le cose, mi piace che un concerto possa offrire qualcosa oltre alla musica, altrimenti per certi versi tanto vale ascoltare il disco a casa. Per il tour abbiamo creato un mondo apparentemente asettico, dotato però di una forte componente visiva che sia in grado di trascinare emotivamente il pubblico, anche se soltanto con le luci perché la scena è molto minimale. Ci siamo ispirati alle fotografie di Newton e abbiamo giocato con il bianco e il nero per arricchire lo sguardo di chi assiste al concerto.

Il minimalismo caratterizza anche l’artwork dell’album, eppure sembra in contrasto con un titolo come Grovigli. Mai giudicare dall’apparenza! Non è detto che non possa esistere un groviglio sotto ad una superficie lineare ed asettica. Nell’album ci sono degli intrecci e si tratta ogni volta di prendere un filo diverso, arrivando ad un nodo più grande e nascosto, come quello che unisce i brani.

Ascoltando il tuo ultimo disco si percepisce una maggior compiutezza rispetto a Malika Ayane. Cosa è cambiato? Ferdinando Arnò, il principale compositore di entrambi, non aveva mai lavorato ad un disco prima di Malika Ayane, che è nato da un lavoro molto impulsivo. Con Grovigli è cresciuto lui, anche grazie al lavoro di ricerca di un co-produttore e di arrangiatori diversi, ma anche io, perché dai tanti live che ho fatto nel frattempo ho imparato ad essere più immediata nel raggiungere lo stato d’animo o l’atteggiamento migliore per ogni brano. Anche nella scrittura sono molto meno ansiosa e paranoica rispetto alle mie possibilità.

Una delle difficoltà maggiori per i musicisti spesso è trovare un entourage che li valorizzi al meglio. Un problema che non sembra averti toccato. È difficile per chi come me non è un artista che fa tutto da sè, perché per esprimersi bisogna avere attorno un mondo se non perfetto, che almeno agevoli. Lavoro con Ferdinando da quando si occupava di jingle pubblicitari, ne ho cantati alcuni per lui (Malika si è fatta notare dalla sua discografica Caterina Caselli con Soul Waver, colonna sonora dello spot di una casa automobilistica, nda). Abbiamo gusti musicali molto affini ed è stato facile creare qualcosa di bello assieme, anche grazie alla mia casa discografica che ci ha lasciato grande libertà.

Nel momento di pausa tra aprile e giugno vi siete esibiti all’estero? Siamo stati solo a Casablanca per una serata organizzata dal Consolato Italiano, ma tra i tanti impegni di questo periodo abbiamo preparato le edizioni internazionali di Grovigli, che a settembre uscirà in Francia, Germania, Olanda e nel Nord Europa, dove abbiamo già suonato e dove torneremo.

Quando sei all’estero preferisci cantare i brani in inglese? No, canto tanto in italiano perché credo che una buona canzone arrivi a prescindere dalla comprensibilità del testo. In Germania tra l’altro ho vissuto una situazione paradossale: dopo l’esecuzione di Come foglie gli unici Italiani presenti mi hanno chiesto se ero un’americana che cantava in italiano!

A guardarla dall’esterno, la tua carriera appare come un percorso che ti ha fatto crescere a poco a poco. Quali sono le prossime tappe? Vorrei riprendere il violoncello (che da ragazzina ha studiato al Conservatorio di Milano per sei anni, nda) e penso che lo tirerò fuori durante il tour. Voglio suonare tanto e vedere cosa verrà dalla tournée e dal debutto all’estero dell’album, per poi prendere il meglio di queste esperienze e trasformarlo in nuove canzoni.

Commenti

Commenti

Condivisioni