Interviste

Marco Mengoni: «Sono cresciuto, ma ho sempre bisogno del contatto con i fan»

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di Silvia Marchetti
Foto di Francesco Prandoni

Poche ore prima del debutto del #Mengonilive2016, andato in scena il 28 aprile al Pala Alpitour di Torino, Marco Mengoni ci ha raccontato come si è preparato a questo importante ritorno dal vivo, ma anche come è cambiato in questo ultimo periodo, tra hit di successo, album da record e nuove esperienze internazionali, come il tour in Europa che non lo fa quasi dormire la notte.

Marco, prima data del nuovo tour: cosa ti sei inventato questa volta? Punto molto sugli arrangiamenti, per i quali ho lavorato quasi un anno, già da quando è uscito Parole in circolo. Appena lancio un disco la mia testa va subito al live, a ciò che potrei portare sul palco. Esce fuori tutta la mia creatività musicale. Il concerto è il momento che amo di più perché posso esprimermi al cento per cento, fare uscire idee e gusti personali.

Negli show del #Mengonilive2016 c’è tanto di tuo. Ho chiesto e ottenuto di poter usufruire di molta tecnologia, per avere non uno, ma ben due palchi e milioni di metri quadrati di maxischermo (ride, ndr). Volevo un concerto diverso dai precedenti e ne è uscito una maratona, un triathlon! In oltre due ore di spettacolo succede di tutto, la tensione non cala mai, non ci sono pause, tutto si muove e si trasforma.

Perché hai voluto due palchi diversi? Perché ho bisogno del contatto ravvicinato col mio pubblico, ho necessità di guardare negli occhi i miei fan, sentirli più vicini, di poterli toccare. In questi ultimi mesi so di essere cresciuto tantissimo, la mia creatività è viva, ho tanta voglia di fare. Lo dimostra il fatto che ho pubblicato due album nello stesso anno. Però sento anche l’esigenza di condividere emozioni e momenti speciali con le persone che vengono ai miei concerti e che comprano i miei dischi. Non smetterò mai di ringraziarli per questo.

Hai sempre avuto un rapporto speciale con i tuoi fan. Sì, spesso il mio staff mi rimprovera perché non riesco a stare zitto e racconto di tutto ai fan, soprattutto a quelli che vedo più spesso e dall’inizio della mia carriera. A me fa piacere ascoltare le loro storie e, nel mio piccolo, dare una parola di conforto o un consiglio, se può essere d’aiuto. Sono nato il 25 dicembre, ma non ho la presunzione di essere Gesù! Dico soltanto che un gesto affettuoso, come dedicare qualche minuto all’ascolto dell’altro, non fa male a nessuno. Anzi! Conosco fan che hanno vissuto periodi terribili, di malattia o depressione, e che ora stanno meglio e hanno recuperato forza, autostima e voglia di vivere anche grazie alla mia musica. Posso solo esserne felice.

Il tour è sold out in quasi ogni sua data, poi toccherà all’Europa. Sei pronto? Sono molto agitato per ciò che mi aspetta. Dopo le 13 date italiane, andrò a Madrid a fine maggio, poi mi attendono Locarno e alcuni festival in estate e, tra novembre e dicembre, nuovi concerti all’estero, da Zurigo ad Amsterdam, da Parigi a Bruxelles. Certo, saranno produzioni diverse, show meno dinamici e tecnologici. Ma le reputo prove importanti in Paesi in cui ancora non mi sono esibito.

Cosa ti aspetti dal pubblico straniero? Guarda, io ora penso molto al presente, non al futuro. Faccio un passo alla volta, studio bene le cose. Per questa nuova tournée mi sono preparato al meglio, anche se sono un rompiscatole perché non sono mai contento di me stesso e di ciò che faccio. Questa insoddisfazione perenne mi porta però a voler dare sempre di più, a impegnarmi al massimo in ogni occasione.

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