Interviste

Mario Biondi racconta “Mario Christmas”: «Voglio un Natale veramente bello»

Mario Biondi Christmas

Mario Biondi ci ha raccontato del suo nuovo disco natalizio uscito il 25 novembre, Mario Christmas, della sua esperienza col Natale e anche di altro. L’intervista con il cantante siciliano. (Foto di Guido Harari)

Gioca a fare il Grinch, Mario Biondi, ma in realtà il Natale non gli dispiace per niente. Sarà anche per questo che ha deciso di farci trovare sotto l’albero Mario Christmas, il disco tutto natalizio in uscita il 25 novembre per Sony Music. Tante celebri canzoni reinterpretate dal calore del suo inconfondibile timbro, due inediti emozionanti, My Christmas Baby (The Sweetest Thing) e Dreaming Land ed un coinvolgente duetto, After The Love Has Gone, realizzato insieme agli Earth Wind and Fire.

«Mi è sempre piaciuto il Natale e sono felice di averci fatto un lavoro ad hoc», spiega durante la piacevole conversazione che abbiamo avuto a proposito di questo progetto che, dal 24 novembre, lo sta portando con il suo tour nei teatri più belli del nostro Paese. «È un momento romantico. Anche se possono esserci cose che ti  feriscono: il problema sono sempre gli adulti, i bambini sono molto più intelligenti (lui ne ha 6, ndr), hanno più sensibilità, il cuore libero e riescono a vedere le cose belle. Vissuto con loro il Natale è bellissimo». È entusiasta della sua nuova creatura: «Mi sono divertito tanto a fare questo disco, la cover di Chris Rea, Driving Home For Christmas è venuta benissimo ed emana una grande energia. Adoro i due inediti, visto che sono farina del mio sacco, e mi sono innamorato fin da subito di God Rest Ye Merry Gentlemen». Nessun brano italiano. Anche se nell’ultimo album, Sun, aveva fatto sperare con La voglia, la pazzia, l’idea: «Tengo molto alla mia italianità e di brani in italiano ne ho scritti. Man mano potrei aggiungerli al mio repertorio. Ma ora non sono in quest’ottica, sto cercando di valorizzare un progetto comunque italiano, seppur con taglio internazionale e che può avere un bacino più ampio rispetto ad una musica prettamente nostrana». Dunque niente Ariston nemmeno per quest’anno, assicura.

E a proposito di televisione (è stato consulente musicale per la prima edizione di The Voice) ecco cosa pensa Mario dei talent show: «Li seguo, ma credo siano prodotti televisivi che non creano un valore aggiunto per i ragazzi, sono pensati per la spettacolarizzazione del prodotto e per chi deve venderlo. Detto questo, i giovani devono farli, perché non c’è nient’altro in Italia. La musica è relegata a posti beceri dove prendi 50 euro e calci in culo oppure di colpo diventi un cantante famoso e vendi un milione di dischi. Quindi vanno bene i talent, piuttosto che niente è meglio piuttosto».

Un pensiero va al suo pubblico, quello italiano («lo adoro perché mi ha fatto crescere e portato fin qui»), ma anche a quello giapponese, prediletto fra i tanti che Mario ha conosciuto girando il mondo con la sua musica: «sono strepitosi, se non conoscono bene un’artista, fanno i compiti a casa, studiano le sue hit per cantarle durante il concerto». Un desiderio per questo Natale? «Vorrei che tutti i bambini stessero bene perché sono gli esseri più belli dell’universo. E poi spero che questo sia il mio natale: ne ho passati tanti discreti e mediocri, ora ne voglio uno veramente bello. E quest’anno lo avrò».

 

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