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Mario Biondi presenta il nuovo album: «Voglio crescere a livello mondiale»

Mario Biondi ha presentato il suo nuovo album Sun. Un disco ricco di più che illustri collaborazioni che conferma la sua esterofilia e la sua “voglia di mondo”. Eppure, c’è il primo brano in italiano e «chissà che un giorno non faccia un disco intero nella mia lingua».

Mario Biondi nuovo album SunLa voce perfettamente soul di un nero, nel corpo perfettamente bianco di un siciliano. Il risultato dell’improbabile miscela è Mario Biondi. Dopo due anni di lavoro tra Los Angeles, New York, Londra e Milano, arriva nei negozi, dal 29 gennaio, Sun, il suo nuovo album. Su etichetta Sony, quest’ultimo lavoro è il risultato della produzione congiunta dell’artista col grande Jean Paul Maunick, alias Bluey, storico leader degli Incognito. «Non sono nuovo alla produzione, direi che i tre quarti dei miei dischi sono stati prodotti da me, ma in questo caso ho avuto una grandissima umiltà. Da Bluey ho imparato davvero tanto», ha spiegato Biondi ieri durante la conferenza stampa di presentazione dell’album a Milano.

Look total black: giacca in pelle nera, come i pantaloni, tenuti su da una cintura con vistosa fibia argentata. Occhiale d’ordinanza. E sorriso sulle labbra. Racconta con comprensibile entusiasmo quest’ultimo lavoro costellato da collaborazioni eccellenti, come quella con la bravissima artista statunitense Chaka Khan (che con Biondi e Incognito interpreta Lowdown), con Al Jarreau o ancora con Leon Ware, autore di There’s No One Like You, unico brano bossanova dell’album (il duetto si rinnova anche in Catch The Sunshine. Sun risulta, al primo ascolto, un disco dal sapore anni 80 e dall’indiscutibile respiro internazionale.

Novità assoluta è la presenza di un brano in italiano, La voglia, la pazzia, l’idea che, cantato da una voce così tipicamente soul risulta, oltre che gradevole, perfino originale. «L’ho scritta nel 2001. Con quel titolo non volevo parafrasare La voglia, la pazzia di Ornella Vanoni, ma è nata così e cambiandoglielo, l’avrei snaturata. È un brano che sento molto mio. E poi, finalmente, faccio anche il cantante italiano». A tal punto che ha provato anche Sanremo: «Ho presentato i due brani, ma poi il progetto richiedeva molto tempo e la cosa è andata sfumando. Anche se la partecipazione sarebbe stata un regalo che avrei portato volentieri alla Sony che mi dimostra sempre tanto affetto e fiducia». Sembra paradossale sentire parole tanto gentili per un major proprio da lui, nato da etichetta indipendente (Schema Records, ndr). Eppure: «Non sono contrario alle major, non lo sono mai stato. Ora lo sono ancora meno», ironizza.

Sfatate le polemiche e tolto Sanremo, almeno per quest’anno,il sogno nel cassetto rimane sempre quello di «sviluppare la mia vocalità al massimo, a livello mondiale», sottolinea Biondi. Non è un caso, dunque, che questo nuovo album sia stato prodotto e registrato in giro per il mondo. A partire da Los Angeles, dove ha lavorato fianco a fianco con Al Jarreau (con cui duetta splendidamente in Light To The World): «Con questo disco ho potuto sbizzarrirmi. Lavorare a casa sua è stato incredibile. Lui ha l’indice più lungo del dito medio, sembra il cugino di E.T.», scherza Mario. «L’ho “catturato” a Malta e lì è nata l’idea di quella che è diventata una bellissima collaborazione».

Per quanto riguarda i nuovi concerti, «c’è una bozza di tour europeo, organizzato con F&P Group. Dovrei partire a maggio dall’Europa, fare i principali festival jazz europei, per tornare in Italia nelle arene nel periodo estivo», spiega l’artista.

Esterofilia dichiaratamente rinnovata, resta il fatto che, con Sun, Mario ha fatto un primo vero passo verso la musica nostrana «che, per altro, non ho mai rinnegato e non disdegno affatto». Accenna anche alla possibilità di un futuro album di sole cover e inediti italiani («potrei ripescare da un repertorio vastissimo»). Ma rimane solo un pour parler. Almeno per ora.

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