Interviste

Max Gazze a Home Festival: «Sono un turista del mainstream»

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di Redazione
Foto di Francesco Prandoni - testo di Stefano Mazzone

Max Gazzè sta vivendo un momento d’oro. Il suo ultimo disco Maximilian, uscito un anno fa, è ancora tra gli album più venduti ed i suoi brani sono tra i più trasmessi in radio. Adesso, dopo aver conquistato l’Italia e con una tournée europea alle spalle, è pronto per il grande salto: un tour mondiale. Lo abbiamo incontrato poco dopo il suo concerto ad Home Festival.

Pronto per il tuo primo tour mondiale? Quello che sta per arrivare è davvero un bell’impegno. Ho già fatto il tour in Europa che è stato un bel successo ma questa volta è diverso. In 15 giorni, dal 7 al 22 ottobre, mi esibirò a Montreal, Toronto, Chicago, New York, Boston, Miami, Los Angeles, Tokyo e Shanghai. Non vedo l’ora.

Te lo aspettavi tutto questo successo? In realtà, io non mi aspettavo nulla, anche se ero consapevole di fare un percorso pop. Oggi a distanza di un anno posso constatare che Maximilian è stato un grande successo, non solo per i singoli che stanno andando molto bene, ma per il senso di questo disco volutamente pop fatto in un certo modo. Ma sempre con sonorità particolari, senza sinth virtuali, con strumenti veri. Sono contento che il pubblico lo abbia apprezzato, essere dopo un anno ancora in top 10 è davvero un bel risultato. Come detto io non mi aspetto nulla, sono una persona che tende a guardare sempre avanti e a pensare oltre.

Un successo che è arrivato anche su Youtube. Il video di La vita com’è che raggiunge certi numeri (25 milioni di visualizzazioni) è qualcosa che non avrei mai immaginato: a pensarci, non è nel mio orizzonte, è un mezzo più da rapper che da cantautore. E io mi reputo un turista del mainstream. Il Max Gazzè artista in qualche modo non ha questo tipo di appeal, o magari semplicemente non me ne rendo conto.

Un anno dopo, come descriveresti l’esperienza con Fabi e Silvestri? Come un’esperienza del punto di vista artistico e umano stupenda, perché onesta. Siamo molto affiatati e abbiamo fatto in modo di estrapolare il meglio di noi, sapendo che il progetto aveva una scadenza. Non c’era niente di costruito dietro, ci siamo visti, ne abbiamo parlato ed abbiamo iniziato a comporre come se fossimo una band agli esordi. Inoltre per la prima volta, per il bene del progetto, due rivali come Sony ed Universal hanno iniziato ad interagire fra loro. Quando ci hanno confermato il concerto all’Arena di Verona all’inizio pensavamo che fosse uno scherzo. Quel giorno ha piovuto in continuazione tranne durante lo show, è stato un momento davvero magico

Tutti e tre dopo quella esperienza avete dato alla luce tre grandi lavori. È un caso? È come se nei nostri dischi individuali avessimo tirato fuori la parte più istintiva. Io ho fatto quello più pop, mentre Niccolò Fabi con Una somma di piccole cose ha dato vita ad un bellissimo album, molto poetico se vuoi, ne ho grande rispetto. Daniele invece, come suo solito, ha fatto un disco più cervellotico, Acrobati. Abbiamo proprio tirato fuori le nostre qualità migliori.

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